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A Venezia è la notte di Brad Pitt, il diario dal Lido foto

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Seppure i commenti ascoltati nell’ultima fila di ieri (quella fatta per vedere “The Kingmaker” di Laureen Greenfield, interessantissimo documentario sulle Filippine, il racconto della dinastia politica dei Marcos fino all’attuale presidente Dutarte) mi abbiano fatto capire di come il personale giudizio su “Ad Astra” fosse in realtà nato ad anteriori, ovvero quando ho letto che il film di James Gary è un conradiano viaggio alla Apocalypse Now in versione fantascientifica, resto convinto che di buona fantascienza si tratti. E non è poco.

L’acclamatissimo Brad Pitt che ieri notte ha calcato il tappeto rosso è infatti il protagonista di un cupissimo viaggio che dalla Terra punta allo sperduto pianeta di Saturno, alla ricerca del padre (Tommy Lee Jones) scomparso 30 anni prima in una missione estrema, la classica ricerca di forme di vita oltre alla nostra nella più lontana propaggine dell’universo raggiunta dall’uomo. In un futuro imprecisato i viaggi spaziali sono infatti quasi routine: la Luna è diventata come una Las Vegas satellitare preda di guerriglie, su Marte basi militari proseguono la colonizzazione.

Ma la se la fantascienza alla Star Trek, giusto per fare un esempio, vede lo spazio come un carezzevole amico, giardino d’aria e di stelle tra cui muoversi agevolmente, “Ad Astra” sposa una visione alla “2001: Odissea nello spazio” dove tutto è pericolo, dove il minimo sbaglio può costare la vita. Vero che Gray non aggiunge nulla di particolarmente nuovo rispetto al “Gravity” di Cuaròn, ma ben rende la dimensione del “rischio” dell’allontanamento eccessivo dai confini stabiliti, ovvero di una progressiva sostituzione dell’orizzonte mentale originario in favore di una fissazione che diventa prima di tutto perdita di sé.

Sempre stando ai commenti da fila per l’ingresso in sala, un candidato alla Coppa Volpi è stato evocato nello straordinario Francesco Di Leva, il “Sindaco del rione Sanità” che, un po’ a sorpresa, è stato inserito a concorso (come “Ad Astra”) nel programma principale di questa 76 Mostra. A sorpresa perché il film di Mario Martone, stretto tra “Capri Revolution” e il prossimo “Io rido” è a bassissimo budget, l’adattamento della commedia in tre atti di Eduardo De Filippo, una trasposizione cinematografica dell’opera teatrale che il regista napoletano ha portato in scena un paio di anni fa al Nest, avamposto culturale partenopeo.

Ebbene, il protagonista è bravissimo nell’impersonare il boss Antonio Barracano, il vero fautore di giustizia nei confronti di tutte quelle persone che gli si rivolgono per risolvere casi personali di varia specie; così come è bravo l’attore Massimiliano Gallo, che interpreta il suo contraltare, un uomo onesto che crede nel lavoro e nella giustizia di Stato. Un film attualissimo, brillante, degno degli applausi che la sala gli ha tributato.

Stefano Cacciani

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