Interrogatorio di garanzia per don Segalini, il sacerdote in silenzio davanti al gip

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Si è avvalso della facoltà di non rispondere don Stefano Segalini, l’ex parroco di San Giuseppe Operaio arrestato lo scorso 31 luglio dalla squadra mobile della questura di Piacenza con l’accusa di violenza sessuale.

Il sacerdote, che si trova agli arresti domiciliari in una struttura religiosa fuori regione ed è assistito dall’avvocato Mario Zanchetti del foro di Milano, nel corso dell’interrogatorio di garanzia, avvenuto per rogatoria, non ha risposto alle domande del giudice per le indagini preliminari. Pesanti le accuse nei suoi confronti: si sospetta che possa aver somministrato alcol o sostanze chimiche alle sue vittime, alcuni giovani tutti maggiorenni, per stordirle e renderle incapaci di opporsi. Una decina, da quanto si è appreso, sarebbero gli episodi contestati. Le indagini sono state condotte dalla squadra mobile sotto il coordinamento del pubblico ministero Emilio Pisante.

Nel maggio scorso don Stefano Segalini aveva lasciato, in accordo con il vescovo Ambrosio, l’incarico di parroco di San Giuseppe Operaio, una delle parrocchie cittadine più popolose dove era arrivato nel 2014; una decisione che lo stesso vescovo aveva spiegato ai fedeli parlando di “presunti e deprecabili comportamenti”. Dopo la notizia dell’arresto la Diocesi era intervenuta per voce del vicario generale Monsignor Luigi Chiesa, dicendosi profondamente addolorata: “Il dramma di chi si dichiara vittima di abusi come pure il dramma di chi si ritrova accusato di una colpa tanto grave ci chiedono anzitutto vicinanza e preghiera. Confidiamo che si giunga il più rapidamente possibile a chiarire i fatti e le responsabilità. Assicuriamo preghiera e vicinanza a tutti coloro che sono coinvolti in questa tristissima vicenda e in particolare alla comunità di San Giuseppe Operaio”.

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