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Le religioni per la fratellanza nel documento comune di Papa Francesco e Al-Azhar

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LE RELIGIONI PER LA FRATELLANZA UMANA

Il dialogo interreligioso è in atto da tempo nel nostro Paese, ma sembrava più una nicchia culturale che un aiuto concreto al miglioramento della convivenza. Per tutto il novecento il dibattito si è incentrato sui temi della laicità, cioè del contributo che il cristiano poteva recare alla costruzione della “città dell’uomo”, cercando di allontanare le derive del relativismo e del fondamentalismo.

Il rapporto tra le diverse etnie e culture che andava intensificandosi ha faticato a riconoscere “l’autonomia del temporale” assieme con i valori soprannaturali di cui le diverse religioni erano portatrici e la funzione dei laici tra chiese e società. La laicità tuttavia non esclude connotati confessionali, ma si identifica con il metodo della tolleranza e diviene componente essenziale dello stato sociale e democratico. Nella storia abbiamo assistito al tentativo di costruire religioni politiche che hanno dato origine a forme estreme, con la nascita di movimenti laicali rapidamente proiettati nella lotta politica.

L’anima integralista che si contrappone a quella liberale e democratica impediva di armonizzare in modo coerente la fede religiosa e i doveri del cittadino. La “mediazione culturale” dovrebbe promuovere un cambiamento di stile nell’impegno dei credenti e cioè rendendoli più attenti alla storicità che li conduce dalla fede alla prassi, nel lungo percorso della formazione della coscienza. La persona al centro e lo sviluppo dei valori di cui è portatrice, la libertà religiosa è riconosciuta e tutelata; nessuno può arrogarsi il diritto di decidere per gli altri, occorre rispettare il pluralismo sociale e ricercare le strategie necessarie per rispondere ai bisogni e alle attese di tutti.

Se è venuto meno l’uso ideologico della religione si lascia alla laicità del confronto di elaborare ideali educativi fondati sulla comunicazione tra le persone in una società democratica. Il problema sta nell’individuare i valori sui quali le stesse, provenienti da diverse civiltà e culture, possono convenire. O accettiamo di vivere nella divisione o ci preoccupiamo di organizzare i nostri contrasti in uno sforzo di reciproca comprensione. E’ compito dell’educazione e della scuola abituare i futuri cittadini a dialogare tra di loro, a capirsi, nonostante i diversi punti di vista, e trovare perfino momenti di intesa. Andare oltre i conformismi culturali ed i relativi condizionamenti, per acquisire indispensabili strumenti critici.

Il cammino compiuto in occidente sembrava aver portato a maturazione i rapporti tra le religioni nel riconoscimento reciproco, nella libertà di espressione e nella convivenza democratica, fintanto che le migrazioni ci hanno messi a confronto con l’Islam per volgere al negativo tutte le caratteristiche che si davano ormai per acquisite. Già il cardinale Martini nel 1990 diceva che cristiani e musulmani devono incontrarsi e dialogare se non vogliamo uno scontro che sarebbe irreparabile.

Tra i Paesi ospitanti e le comunità immigrate non si tratta di concedere delle zone franche, il che ha dato esiti disastrosi, ma di considerare nella religione l’aspetto sociale e civile. Paolo Branca sostiene che l’attaccamento degli islamici alla religione potrebbe essere per noi l’occasione di riflettere sul ruolo marginale a cui stiamo relegando la nostra tradizione; l’analfabetismo biblico che caratterizza le giovani generazioni infatti è un problema prima di tutto culturale. Per casa nostra passa l’incontro di due grandi tradizioni culturali e religiose che sono chiamate a confrontarsi.

Allora laicità non significa sottrazione della dimensione religiosa dalla sfera sociale, le diverse visioni del mondo non compromettono ma arricchiscono il quadro complesso e variegato dell’esistenza. Occorre dunque ricercare insieme un obiettivo comune di tolleranza presenti sia nella Bibbia che nel Corano.

E’ in quest’ottica di pluralismo religioso che è stato compiuto un autorevole passo in avanti: un documento sottoscritto da Papa Francesco e dal Grande Imam di Al-Azhar (2019) intitolato alla fratellanza umana e la convivenza comune. Cattolici e Musulmani di oriente e occidente dichiarano di adottare la cultura del dialogo come via, la collaborazione comune come condotta, la conoscenza reciproca come metodo e criterio, per diffondere la cultura della tolleranza, della convivenza e della pace. Il documento parla dell’importanza del risveglio del senso religioso nelle nuove generazioni, tramite l’educazione.

E’ convinzione dei due autorevoli protagonisti che le religioni non incitino mai alla guerra e non sollecitino sentimenti di odio, ostilità, estremismo, né invitino alla violenza. Viene chiesto a tutti di non strumentalizzare le religioni per incitare all’odio, alla violenza, all’estremismo e al fanatismo e smettere di usare il nome di Dio per giustificare il terrorismo e l’oppressione. La libertà è un diritto di ogni persona e il pluralismo sono una sapiente volontà divina con la quale Dio ha creato gli esseri umani.

Il concetto di cittadinanza, ribadisce il documento, si basa sull’eguaglianza dei diritti e dei doveri sotto la cui ombra tutti godono della giustizia. Per questo occorre rinunciare all’uso discriminatorio del termine minoranze che porta con se i semi del sentirsi isolati e dell’inferiorità. Occidente ed Oriente possono arricchirsi a vicenda attraverso lo scambio e il dialogo tra le culture. E’ importante prestare attenzione alle differenze religiose, culturali e storiche che sono una componente essenziale della formazione della persona, della cultura e della civiltà.

Un confronto tra mondo islamico e mondo occidentale dunque non può fare a meno della componente religiosa e la “reciprocità” di cui tanto si discute non può essere soltanto un “do ut des” se questo rapporto non è pervaso dall’idea della fratellanza.

I due firmatari chiedono che quanto indicato diventi oggetto di ricerca e di riflessione in tutte le scuole e forse è giunto il momento di rivedere in senso pluralistico l’ora di religione cattolica, come già viene scelta da un sempre maggior numero di giovani appartenenti ad altre confessioni. Presentato da teologi cattolici e islamici anche a Piacenza, si apre un’altra finestra sul dialogo interreligioso, dimostrando la vicinanza tra testi biblici e coranici in un’opera di reciproca conoscenza e di leale collaborazione.

Gian Carlo Sacchi

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