Quantcast

Un esempio di Piacenza vegan

Il cibo vegetariano e vegano sta prendendo sempre più piede anche nell’alimentazione giornaliera dei carnivori, sia per una questione di moda che per una crescente attenzione agli aspetti etici ed ambientali: infatti coloro che sono vegetariani e vegani convinti, con l’esclusione di coloro che abbracciano questi regimi alimentari per colpa di qualche intolleranza, rinunciano coscientemente ai prodotti di origine animale perché sono contrari allo sfruttamento degli animali per soddisfare le necessità umane e perché la produzione dei derivati animali ha un’impronta ecologica maggiore ai prodotti vegetali.

All’interno del grande mondo del vegan bisogna, poi, distinguere fra coloro che hanno un approccio moderato e coloro che hanno un approccio assolutamente integralista. I primi evitano, chiaramente, tutti i prodotti di origine animale che richiedano sofferenza o uccisione della creatura, mentre gli integralisti rifiutano ogni prodotto che derivi anche indirettamente da qualche animale (è il caso delle uova, che non richiedono per forza una sofferenza della gallina e non pregiudicano la vita dell’animale ma che sono assolutamente rifiutate dai più radicali).

Non si può negare che un vegano abbia vita particolarmente difficile in relazione alla cucina tipica piacentina, orgogliosamente esportata alla corte reale di Spagna fra il 1600 e il 1700 dal Cardinale Alberoni. Si comincia con il classico antipasto freddo di salumi misti come coppa, salame e pancetta che la fanno da padroni. Meglio se ci aggiungiamo anche qualche fetta di culatello di Soarza, a pochi passi da Parma. Lungo i margini del fiume Po si è soliti servire gli stricc in carpion, mentre verso le aree montane è più comune vedere nel piatto alcune profumate grosse fette di salame accompagnate da funghi sott’olio fatti in casa. Per i veri tradizionalisti che non devono fare i conti con il livello alto di colesterolo, non può mancare l’accompagnamento di qualche ricciolo di burro e sottaceti misti.

Il pane sarebbe un elemento troppo, per così dire, insignificante: ed ecco apparire un cestino ripieno di gnocco fritto (chisulein) al centro della tavola! L’antipasto piacentino più noto ed imitato a spasso per l’Italia, di origine longobarda, costituita da quadretti di pasta di pane fritta e successivamente farciti con salumi e formaggi a piacere. Sostanzialmente lo stesso gnocco fritto viene chiamato “crescentina” nel bolognese, “torta fritta” nel parmense, mentre resta “il gnocco fritto” nelle province di Modena e Reggio Emilia.

Vogliamo parlare del “salam da cotta”? Il salame che viene affascinato con una garza e si attua cucinare per oltre due ore con carote, sedano e cipolle. Servito ancora tiepido, porzionato in spesse fette accompagnate da una salsa di tonno, acciughe, uovo, olio, aceto e qualche lamella di tartufo.

Si potrebbe continuare a lungo a decantare la bontà della cucina di Piacenza ricchissima di materia animale, motivo di acquolina per molti e persino disgusto per i vegani. Ma a Piacenza non poteva mancare un angolo dedicato alla refezione dei vegani: il ristorante “Food Love”. Nella gestione di questo locale partecipa anche Martina Chiodaroli, giovane donna che abbraccia in pieno i principi di una vita vegan non solo in tavola ma anche in ogni aspetto di vita quotidiana.

Non per niente è anche la Presidente dell’associazione “Veg & Joy”, un’associazione culturale impegnato a portare avanti varie attività di informazione e sensibilizzazione su etica, uguaglianza e antispecismo. È proprio l’opporsi all’attribuzione differenziata di valore agli esseri viventi in base alla loro specie di appartenenza uno dei principi cardine del vero vivere vegan.

Al giorno d’oggi, in piena emergenza climatica, dove la comunità scientifica internazionale certifica senza mezzi termini che l’inquinamento generato dagli allevamenti animali intensivi sia il principale fattore dell’effetto serra, tutti dovremmo approcciarci in modo costruttivo a questa filosofia esistenziale.

Se anche i vegani possono competere ad alto livello agonistico con una corretta integrazione di proteine vegane, perché non aprirci al cambiamento? Lo stesso discorso vale per i veganisti più “talebani”, che potrebbero ammorbidire le proprie posizioni per migliorare il dialogo.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.