Sabato in Duomo in scena quattro corali per “La Messa di Gloria” di Mascagni

Appuntamento da non perdere sabato 21 settembre nella Cattedrale di Piacenza con il grande concerto inaugurale del nuovo progetto culturale, dedicato a Ludovico Carracci, della Diocesi.

Saranno in scena ben 4 corali, un’orchestra, 2 solisti tenore e basso, per complessivi 200 musicisti, per rappresentare “La Messa di Gloria” di Mascagni mai stata eseguita prima a Piacenza. Il concerto si inserisce nelle iniziative messe in atto dall’Ufficio Beni culturali dalla Diocesi per l’inaugurazione dell’evento “Ludovico Carracci a Piacenza: l’arte della Controriforma (1619-2019)”.

L’organizzazione è stata curata dal Coro Vallongina di Fiorenzuola d’Arda che ha scelto un’opera del genere “sacro” di un autore più noto per composizioni del melodramma, appunto la Messa di Gloria di Pietro Mascagni. A dirigere il Concerto sarà Don Roberto Scotti, sacerdote della nostra Diocesi. La cosa non deve stupire più di tanto perché il ruolo dei preti nella diffusione della musica corale è sempre stato notevole anche nel nostro territorio piacentino.

Gli interpreti

CORO VALLONGINA di Fiorenzuola d’Arda (Pc) direttore M°Roberto Scotti

CORO POLIFONICO CREMONESE (Cr) direttore M° Federico Mantovani

CORALE SAN DONNINO Città di Fidenza (Pr) direttore M° Giovanni Chiapponi

CORALE LIRICA VALTARO di Borgo Val di Taro (Pr) direttore M°Giovanni Chiapponi

Tenore Cosimo Vassallo; baritono Valentino Salvini

ORCHESTRA SINFONICA DEI COLLI MORENICI

MESSA DI GLORIA “in FA maggiore” – La Messa di Gloria, composta a Cerignola nel 1888, si colloca nel solco delle buone tradizioni ottocen-tesche della musica sacra italiana, prima della riforma operata da Don Lorenzo Perosi. Questa Messa giovanile dimostra il travolgente, energico talento di un compositore capace come pochi di plasmare la meditazione patetica nel senso di una commozione religiosa più che liturgica e spirituale, in quanto intrisa di appassionata partecipazione intima e umana.

La polifonia è quasi del tutto assente: domina nella scrittura corale una massiccia omofonia, a tratti declamatoria. Nei brani solistici (le voci sono quelle di Tenore e di Baritono) si dispiega una scrittura vocale in cui la sontuosa invenzione melodica fornisce materiale per una grande ricchezza espressiva, raramente re-torica. C’è spesso spazio per ampie introduzioni; fra Sanctus e Benedictus, a sorpresa, ecco una vera e propria romanza per violino solista, con virtuosistica cadenza conclusiva.

All’epoca delle prime esecuzioni, tra il 1888 e il 1891, non mancarono critiche severe di chi sottolineava l’assenza di uno stile sacro e l’insistita presenza di una scrittura drammatica di gusto operistico. La critica moderna parla di ingenuità; in realtà la Messa è un prodotto assolutamente originale, pervaso fino in fondo dallo stile mascagnano. Lo è nella freschezza melodica che attraversa l’intera partitura; lo è nella scelta di inventarsi una musica da chiesa popolare ed efficace. Le esigenze della liturgia qui sono lontanissime, eppure non si coglie un tono “profano”; la genuina ispirazione garantisce la “contemplazione spirituale” che Mascagni avrebbe teorizzato a partire dal 1900.

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