Uno spettacolo nelle scuole per parlare dei disturbi dell’apprendimento

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Una conferenza e uno spettacolo teatrale dedicati ai Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

L’iniziativa intitolata #DSAFacciamoluce si tiene il 4 e 5 ottobre nei Comuni di Rivergaro e Travo ed è stata presentata nel corso di una conferenza stampa. A curare la rappresentazione la compagnia Teatra’ndo Vai di Marzabotto diretta da Irene Spadaro, che si occupa di teatro evolutivo.

Quest’anno il progetto si è rivolto con grande forza ad un tema su cui veglia ancora una profonda ignoranza: I Disturbi Specifici dell’Apprendimento (dislessia, discalculia, disgrafia e disortografia). Gli stessi attori hanno ammesso di aver imparato molto nel preparare lo spettacolo, perchè avevano poche informazioni e molta confusione al riguardo.

L’autrice, Daniela Soprani, ha voluto fortemente portare il tema per fare luce, appunto, su questo argomento estremamente sensibile, per riuscire a trasmettere a tutti come ci si può trovare impantanati in un sistema che non racconta effettivamente cosa succede ai ragazzi con DSA e non sa ancora attrezzarsi in modo opportuno.

Irene Spadaro ha accettato di buon grado la sua proposta, coinvolgendo sul palco attori, esperti e comunicatori che hanno sostenuto a loro volta il progetto. Tra questi la dottoressa Cinzia Bertolucci, insegnante, pedagogista e counselor, che si è resa disponibile quale consulente pedagogica per lo spettacolo e per una conferenza aperta al pubblico sempre in teatro, dal titolo “… E se i DSA fossero una risorsa?”, rivolta a insegnanti, educatori, genitori o semplicemente gli interessati.

Lo spettacolo si svolge su una trama semplice, intervallata dalla spiegazione animata dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Una storia ordinaria che riguarda tutti coloro che seguono dei ragazzi nello svolgimento dei compiti a casa, nella vita scolastica e di relazione. La mamma di questa storia è una ricercatrice di risposte davanti all’evidente difficoltà del figlio che, nonostante l’impegno non riesce a produrre risultati .Il papà è un uomo che si interroga e che, con uno stratagemma teatrale, farà percepire al pubblico presente, quanta fatica faccia un ragazzino DSA a rispondere velocemente a domande semplici.

La storia del ragazzo è narrata attraverso piccole scene anche di vita fra pari, ma il pubblico è accompagnato a guardare oltre attraverso l’animazione scenica che ci porta dentro la testa di un DSA, accompagnando lo sviluppo della storia dalla disperazione all’arrivo degli strumenti compensativi e dispensativi, passando per il senso di inadeguatezza fomentato dalla Vergogna, dal sano dubbio di ogni genitore di non aver fatto abbastanza.

Questo spettacolo da voce e corpo alle emozioni e agli attori attivi della vita di un DSA come la Conoscenza, l’Inclusione, la Diagnosi e il Piano Didattico Personalizzato che diventano personaggi che interagiscono fra loro, la cui entrata nei passaggi di vita quotidiana modifica il clima della scena, rendendo lampante al pubblico come si passi dal freddo scostante e giudicante della Vergogna che tira le fila delle emozioni più avvilenti rispetto alla Conoscenza e l’Inclusione che aprono ariosi orizzonti.

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