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“Vivo in Germania ma penso all’Italia”, la testimonianza di Amela

Sono Amela, ho 23 anni e sono alla costante ricerca di qualcosa, forse del mio posto nel mondo. Il destino ha fatto in modo che i miei genitori bosniaci si incontrassero a Piacenza, questa piccola città dove sono nata e cresciuta. Conservo gelosamente i ricordi d’infanzia in cui mio padre mi teneva per mano mentre passeggiavamo tra via XX Settembre e piazza Duomo. Poi sono diventata adolescente, e in centro ci andavo con gli amici, per fare le “vasche”.

È stato in quel periodo che ho iniziato a sentire che Piacenza mi stava un po’ stretta, così, finito il Liceo, ho deciso di iscrivermi all’Università a Parma. Ricordo i primi giorni da pendolare, i minuti preziosi persi a cercare parcheggio in stazione, i treni persi, i pisolini sul regionale delle 7,05, e la soddisfazione che provavo nel poter studiare in una città nuova e più grande. Era la prima volta che mi allontanavo dal nido familiare, e la sensazione di libertà che mi dava quest’esperienza era bellissima, ma non bastava, quindi, dopo la laurea triennale, ho sentito il bisogno di volare ancora più lontano. Volevo vivere in un posto che mi ispirasse, in una città grande, piena di persone interessanti, di cultura e di culture.

Ho deciso che avrei frequentato il corso di laurea magistrale a Milano. Il giorno in cui mi sono trasferita nel capoluogo lombardo, quando la mia famiglia mi ha lasciato con gli scatoloni da trasloco, e mi sono resa conto di essere completamente sola, in un luogo sconosciuto, ho avvertito un leggero senso di vuoto, di paura, di smarrimento ma soprattutto di eccitazione per la nuova esperienza che stavo per iniziare. A distanza di qualche giorno arrivò la mia compagna di stanza, Ilaria, una perfetta sconosciuta con la quale avrei condiviso 15mq per i seguenti 12 mesi.

Io e Ilaria sembravamo due persone completamente diverse, lei studentessa di marketing e mercati globali, foggiana, introversa e riflessiva, io studentessa di pedagogia, piacentina, esuberante e impulsiva. Se non fossimo state coinquiline probabilmente non ci saremmo mai interessante l’una all’altra, ma la convivenza ci ha fatto scoprire quanta ricchezza c’è nella diversità, quanto gli altri possano darci, ispirarci e insegnarci.

Ora lei è a Buenos Aires, dove sta conseguendo la doppia laurea, e nonostante ci dividano migliaia di chilometri e il fuso orario, troviamo sempre il modo per confrontarci e raccontarci le ultime novità. A Milano, vivevo in uno studentato, dove ho conosciuto tante altre persone, e quasi tutti i miei amici hanno fatto domanda per il progetto europeo “Erasmus +”, così, un po’ per caso e un po’ per fortuna, l’ho fatta anche io e sono finita in Germania.

Ora vivo a Bielefeld da 10 mesi e mi sono ambientata, ma all’inizio non è stato facile stare a più di mille km da casa, senza conoscere una parola di tedesco, in una città sconosciuta, dove ti senti e sei avvertito dagli altri come “straniero”.

La parte più bella di questa esperienza è stata conoscere e successivamente creare un legame con i miei amici. I miei coinquilini vengono da Ungheria, Turchia, Messico, e Italia. Ognuno di noi appartiene a una cultura diversa e questo in alcuni casi ci ha portato a scontrarci e a fraintenderci, ma ci ha anche aiutato a capire meglio noi stessi e a capire l’altro, ci ha reso coscienti del fatto che non sempre il nostro modo di fare le cose è quello giusto, che non ci sono culture migliori e culture peggiori, e che siamo molto più simili di quanto pensiamo.

Inoltre, vivere qui mi ha permesso di riconsiderare la mia immagine mentale perfetta della Germania in cui tutti sono efficienti, i treni sempre puntuali e l’ordine regna sovrano. La Germania è un paese pieno di verde e di foreste, la situazione economica è buona e le persone molto gentili, ma se penso a dove mi sento a casa penso all’Italia, alla mia famiglia, al clima, all’architettura, ai paesaggi, all’arte, al cibo e al calore che trasmette la gente. Queste sono le cose che vorrei facessero parte della mia vita in futuro.

Una delle prime domande che mi è stata posta per scrivere queste righe è: “Chi è Amela?”. Per ora non lo so di preciso, ma credo di essere un pezzettino di ogni persona che ho incontrato e di ogni luogo dove sono stata.

Testimonianza di Amela Becirevic, studentessa italo-bosniaca      

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