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Anche a Piacenza si festeggia Diwali, il “Natale” indiano foto

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Domenica 27 ottobre la comunità indiana ha festeggiato Diwali. A Piacenza come in tutto il subcontinente di religione indù.

Tra tutte le feste indù quella di Diwali è forse la più conosciuta (assieme a Holi, la festa dei colori che si celebra invece in primavera) e si commemora non in una data fissa ma 18 giorni dopo la festa di Dusshera, tra il mese di ottobre e quello di novembre, e segna l’inizio del nuovo anno hindu.

Diwali, che per gli indiani è paragonabile al Natale per i cristiani, è la “Festa delle luci Divali”, una importante ricorrenza nella quale vengono accese candele nelle abitazioni ad illuminare la notte buia in onore soprattutto di Lakshmi, dea della fortuna sposa di Vishnu. Le fiammelle delle candele accese simboleggiano il Bene e lo Splendore dell’India che sconfiggono il Male e l’Oscurità, e questa vittoria si riflette in quella di Rama sul demone Ravana. Tradizione vuole che le case vengano ordinate e decorate. Al mattino, appena svegli, le persone sono solite scambiarsi dolcetti, in segno di benevolenza. Poi alla sera si concludono i festeggiamenti con l’esplosione dei fuochi d’artificio, a illuminare la notte.

Disegni multicolori in stile Rangoli (variopinte decorazioni create sul pavimento di ingressi, cortili, camere e abitazioni. Utilizzando materiali come riso colorato, farina asciutta, sabbia colorata o petali di fiori, si dà il via a vere e proprie opere d’arte multicolore) e addobbi floreali ornano gli ingressi delle case. Un altro aspetto importante della celebrazione è il culto di Lakshmi, la dea della prosperità (la religione induista è politeista, ndg).

È una festa ricca di calore e vivacità, che riempie l’atmosfera di speranza, gioia e felicità. Al banchetto serale, al quale prendono parte anche gli ospiti, si consuma una cena vegetariana. Antipasto a base di samosa, un popolare antipasto e snack indiano diffuso in tutta l’Asia centro meridionale e che da lì si è diffuso tutto intorno all’Oceano Indiano. Consiste generalmente in un guscio triangolare di pasta di farina, fritto fritto nell’olio di girasole, farcito di patate, peperoncino, lenticchie, formaggio e spezie.

Natale Indiano

Segue come portata il chapati, pane tipico fatto di farina integrale e acqua poi spalmato di burro. Ad accompagnare il paneer, il formaggio tipico fatto senza caglio ma creato usando aceto o limone rendendolo così completamente latto-vegetariano e divenendo così una delle risorse di proteine per i vegetariani in India.

Poi il tripudio di dolci. Il barfi, che viene preparato scaldando il latte condensato unito allo zucchero fino a farlo diventare solido (le molteplici varianti includono il besan barfi, ottenuto aggiungendo farina di ceci, il kaaju barfi, ottenuto aggiungendo gli anacardi). Segue il laddu, dolcetti sferici, popolari in tutta l’Asia Meridionale, preparati con farina, impasto tritato, zucchero e con altri ingredienti che possono variare per ricetta. E infine il gajar pak, un dolce a forma di piccolo parallelepipedo, a base di carote, burro chiarificato, cardarmomo verde, zucchero, mandorle, pistacchi e latte.

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