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“Basta complessi di inferiorità, puntiamo a un europeismo maturo” foto

Basta complessi di inferiorità nei confronti dell’Europa, è giunto il momento in cui il popolo italiano si renda conto che è questo lo scenario in cui siamo chiamati a vivere, lavorare produrre.

E’ il messaggio chiaro emerso dall’incontro promosso da Confindustria Piacenza, cui hanno preso parte la vice presidente di Confindustria Lisa Ferrarini, l’editorialista e vice direttore del Corriere della Sera Federico Fubini, il presidente di Confindustria Piacenza Alberto Rota e Francesco Timpano, docente di politica economica alla Cattolica di Piacenza.

Del resto le premesse sono chiare: in Europa ci sono 500 milioni di consumatori e oltre 23 milioni di imprese, l’UE ha il mercato unico più grande del mondo. È veramente difficile pensare di poterne fare a meno. Bisogna però lavorare insieme. “Vedo il bicchiere mezzo pieno, perché da imprenditore bisogna vedere le cose in modo positivo e ottimista – dice Lisa Ferrarini -. Noi proponiamo un patto di crescita e stabilità; un grande piano infrastrutturale a livello europeo, con un investimento molto importante da oltre mille miliardi, che in realtà rappresenta 10 per cento pil europeo, in grado di essere ammortizzato in 50 – 70 anni. Dobbiamo far fronte a quella che può essere una situazione anti ciclica che si sta avverando nel mondo e può essere per noi un grande problema. Ma in momenti di grande crisi l’Europa ha sempre dimostrato di essere in grado di ripartire a livello di politica economico e industriale, questo è il momento di farlo”.

“L’Europa  – continua Fubini – è stata spesso percepita come un progetto di élite da una parte del nostro Paese, una realtà chiamata a mettere in riga quello che non funziona. Questo può essere vero tenendo presente il trattato di Maastricht nell’aiutare l’Italia a raddrizzare la sua finanza pubblica. Questo ruolo di vincolo esterno, di ancoraggio, è stato importante. Si è arrivati però a un certo punto che, in una democrazia complessa e molto grande come Italia, l’idea di un vincolo esterno non basta più, ci deve essere un passaggio in cui le persone per amor proprio capiscano che bisogna essere europei e non bisogna vivere l’Ue come una maestra che ci rimprovera perché a tavola non stiamo dritti con la schiena”.

“Questo quadro europeo è il nostro quadro politico. Europa non è una cosa diversa da noi, ne facciamo parte. Non è un rapporto basato su un complesso di inferiorità, altrimenti non potrà esserci un europeismo maturo”.

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