Cacciari mette in guardia dai falsi profeti. “In politica serve dibattito responsabile”

“Dal secondo dopoguerra ci troviamo davanti a un’accelerazione mostruosa di tutti i fattori fondamentali del nostro destino. Il futuro è assorbito nell’immediatezza del presente, ecco perché parliamo di crisi delle ideologie. Siamo corrente nella corrente nella corrente. E’ possibile reagire a questo? E la domanda che dovrebbero farsi i profeti attuali, ma temo non ce ne siano e non ce ne saranno”.

E’ con questa pungente riflessione che il filosofo Massimo Cacciari apre il ciclo di incontri “Le ragioni del torto”, promosso dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, in un auditorium da tutto esaurito. Introdotto dal presidente della Fondazione Massimo Toscani, in dialogo con il direttore di Libertà Pietro Visconti, Cacciari ha incentrato il suo intervento sul tema “profezia e ascolto”, temi già affrontati nel libro scritto con Paolo Prodi “Occidente senza utopie”.

L'incontro con Massimo Cacciari in Fondazione

Parole, profezia e utopia, che nelle argomentazioni di Cacciari diventano la tessitura del pensiero occidentale. Quindi profezia – l’esprimere qui e ora una verità superiore – come contestazione del potere politico e religioso dominante; un ruolo che Dante sembra incarnare alla perfezione, è “un perfetto laico ma è profeta”. “La struttura della profezia è fondamentale – dice Cacciari – per capire la Divina Commedia. Ma Dante si trova già nella soglia critica della modernità. E’ una figura di crisi e di passaggio, l’uomo smarrito, l’uomo in dubbio in cui tutto è reale, è tutta esperienza vissuta in cui non c’è nulla di simbolico e di allegorico”.

Arriviamo quindi alla “secolarizzazione della dimensione profetica” con Tommaso Moro nel ‘500, quando “la profezia si colora di utopia nel senso progettuale, di dire avanti”. Utopia quindi non come ideale, ma come orizzonte del possibile, del fine da perseguire. Da qui inizia la connessione, poi, con la rivoluzione scientifica: “Si apre questa fondamentale direzione della nostra cultura, utopia come idea limite del progetto”.

La secolarizzazione della profezia, con Tommaso Moro e Tommaso Campanella, e Francis Bacon, porta quindi al positivismo. Utopia diventa progetto e previsione scientifica. “La potenza fondamentale del mondo contemporaneo è la scienza, lo è per Comte come per Marx, e il rapporto con il potere politico è fondamentale – continua Cacciari -. Se questo non garantisce la libertà dei saperi, viene messo in crisi. La riserva che la profezia riserva nei confronti di ogni potere politico, questo elemento di distanza e di distacco, è caratterizzante per la nostra civiltà; in altre c’è convergenza di questi due poteri, intellettuale e politico, in Occidente invece c’è contestazione permanente”.

“Nel mondo attuale come si dispongono questi fattori, qual è l’esperienza che facciamo? Dove sta chi prevede, perché è cresciuta a dismisura l’imprevedibilità?” “Torniamo all’esaltazione di questa fase, della crescita straordinaria dei saperi per il benessere di tutti, con i regimi politici che si adeguano, e capiscono che la loro missione era favorire la scienza. Il progresso era questo, l’accelerazione mostruosa che abbiamo avuto nel secondo dopoguerra di tutti i fattori fondamentali del nostro destino, scienza, modi di vita, ricchezza, demografia, radicali mutamenti, ha reso difficilissimo questo lavoro di previsione. Non hai tempo necessario per elaborare teoria precedente: domani è già oggi, è già ora”.

“Il futuro è assorbito nell’immediatezza del presente, ecco perché crisi delle ideologie, che è per me una propaggine secondaria abbastanza volgare della secolarizzazione della utopia. E’ il riuscire a ritmare il tempo storico secondo fini. Ma il fine dove lo colloco, dove sta? E’ possibile reagire a questo? E la domanda che dovrebbero farsi i profeti attuali, ma temo non ce ne siano e non ce ne saranno” – dice Cacciari.

“Come faccio a distinguere i profeti veri da quelli falsi? È un accusatore il profeta, richiama in causa il suo interlocutore, lo mette in questione. Ci sono momenti profetici anche nella politica contemporanea, penso a De Gasperi, a Spinelli: c’è un progetto che si carica di un significato pregnante rivolgendosi a un fine. Nel dopoguerra c’è l’idea che, dopo immagini tragedie derivate da culto dello stato, un’unione di popoli europei non potrà mai più entrare in conflitto. Ma quelle condizioni esistono ancora? E’ una domanda che pongo a voi come a me stesso. Chi poteva lontanamente immaginare quello che è successo negli ultimi 30 anni, con Cina o India in procinto di superare in potenza gli Usa?”

“Il finto profeta è quello che dice di avere tutto chiaro, di avere la soluzione di tutti i problemi. Invece vanno individuati fini di cui deve determinare la perseguibilità, da punto di vista economico e culturale. Solo da un contesto di questo genere può sorgere chi guida, da un dibattito politico responsabile. Ma dalla chiacchiera cosa volete che esca? Io risolvo, ma come?”.

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