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“Donare è mettere in gioco se stessi” Il racconto di Universi foto

Torna al lavoro la redazione di “Universi” dopo la pausa estiva. Quello che segue è il primo contributo della nuova stagione della rubrica fissa su PiacenzaSera.it che si propone di raccontare la vita dell’Università Cattolica di Piacenza dal punto di vista di un gruppo di ragazzi disabili diventati giornalisti. 

Ecco il resoconto di Roberta Capannini e Hassan Haidane sulla “Giornata del dono” del 4 ottobre scorso.

Anche quest’anno ho deciso di partecipare alla “Giornata del Dono”, iniziativa promossa il 4 ottobre scorso, dall’Università Cattolica di Piacenza in collaborazione con lo Svep, Centro Servizi per il volontariato di Piacenza, per far conoscere meglio a tutti, ma in particolare ai giovani, le varie realtà di bisogno che ci circondano.

Nella prima parte della mattinata, fra i cinque incontri paralleli organizzati nella piazzetta di Economia, dove si trovavano gli stand delle varie associazioni di volontariato, abbiamo deciso, insieme agli altri redattori di Universi, di assistere a quello intitolato “L’economia del dono” a cura della Facoltà di Economia e Giurisprudenza. Particolarmente significativa è stata la riflessione di Daniel Lumera, scrittore e docente, che ha sostenuto l’importanza della meditazione, dell’educazione alla consapevolezza e alla qualità della vita, del perdono ma soprattutto ha ribadito che la realizzazione della propria felicità dipende dalla felicità e dal benessere degli altri, quindi importantissimo il concetto di dono, non legato necessariamente ai beni materiali e al denaro.

Nella seconda parte della mattinata ho poi seguito la testimonianza di don Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e presidente di Libera: “Il dono più grande che Dio ha fatto a ciascuno di noi è la vita, che fa parte di un altro dono immenso che è il creato… Donare è mettere in gioco un po’ di noi stessi, è mettere un po’ della nostra vita a servizio degli altri” cioè il dono non deve essere semplicemente una forma di restituzione di ciò che è di troppo.

Don Ciotti ha sottolineato anche che attualmente esistono tre tipi di povertà: i poveri stessi, i migranti e i giovani, su cui la società non investe abbastanza. Accogliere e relazionarsi con gli altri è alla base della vita sociale, dobbiamo lottare per i diritti dell’uomo e della natura.

Mi ha colpito inoltre la frase proiettata sulla parete dell’auditorium: “Cominciate col fare il necessario, poi ciò che è possibile e all’improvviso vi sorprenderete a fare l’impossibile” di San Francesco d’Assisi, credo sia una buona indicazione per tutti.

Roberta Capannini

Il 4 ottobre si è tenuta la “Giornata del Dono”, all’Università Cattolica di Piacenza: sono state invitate molte associazioni solidali che operano sul territorio della provincia di Piacenza, per esempio l’Avis che svolge il compito di raccogliere il sangue dai donatori e che dà speranza ai malati negli ospedali. Inoltre è intervenuto il professor Marco Trevisan, preside della Facoltà di Scienze Agrarie, che collabora con l’ong piacentina “Africa mission”, ribadendo che nei paesi sviluppati una gran quantità di cibo viene sprecata, al contrario di quelli del terzo mondo, dove invece è carente. In seguito ha passato la parola al nuovo assistente spirituale don Luca Ferrari che ha parlato di quando Dio e della creazione, la donazione più grande, ovvero della vita, all’intera umanità.

All’evento è stato ospitato Daniel Lumera, direttore della fondazione internazionale My Life Design, che ha trattato della felicità collegata al denaro: sostenendo che le persone sono troppo prese dagli oggetti costosi, e si negano momenti di benessere fisico e spirituale. È stato anche presente un secondo ospite: don Luigi Ciotti, fondatore del gruppo Abele di Torino e dell’associazione “Libera”, che lotta contro la mafia.

Don Ciotti ha spiegato che l’io deve essere noi, cioè che le persone devono collaborare insieme tramite le associazioni, la chiesa, scuole e università. Ha poi ricordato proposta la giornata dell’immigrazione dopo la tragedia del 2013, quando più di trecento persone morirono nel mar Mediterraneo. Ha quindi ricordato il fenomeno dell’emigrazione che ha conosciuto l’Italia all’inizio del ventesimo secolo, in cui i bisnonni di papa Francesco sono andati a vivere in Argentina.

Hassan Haidane

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