“La mafia è un movimento sociale di conquista. Per reagire bisogna allenare lo sguardo”

“Civilizzare non significa necessariamente portare civiltà,  ma piuttosto insediarsi in un posto e produrre norme, linguaggi e modi di pensare. In Emilia la ‘ndrangheta ha fatto questo: ha portato le sue regole, le sue abitudini sociali”.

Sono le parole con cui Nando Dalla Chiesa, scrittore, sociologo, politico e accademico italiano, si è rivolto alla folta platea di piacentini che nella serata del 14 ottobre hanno riempito l’auditorium della Fondazione di Piacenza e Vigevano, in un evento organizzato dall’associazione di promozione sociale “Nuovi Viaggiatori” e l’Associazione “Libera contro le mafie”. E’ stata l’occasione per presentare il libro-inchiesta – scritto a quattro mani da Dalla Chiesa insieme a Federica Cabras, dottoranda in Studi sulla criminalità organizzata presso l’Università degli Studi di Milano, “Rosso Mafia. La ‘ndrangheta a Reggio Emilia“, edito da Bompiani.

“Là dove si discuteva non si parla più – ha evidenziato Dalla Chiesa parlando dell’infiltrazione mafiosa in Emilia -. Ragionamenti che una volta erano inaccettabili oggi sono stati sdoganati: è il trionfo di un modo di pensare nuovo. Questa civilizzazione si è sovrapposta a quella precedente ma non l’ha cancellata, ne ha solo cambiato le fibre civili e sociali. Tutto ciò probabilmente non sarebbe mai emerso se a Reggio Emilia non fosse arrivato un prefetto siciliano, Antonella de Miro, che grazie alla sua esperienza si è resa subito conto che qualcosa non andava”.

Incontro in fondazione con Nando dalla Chiesa e Federica Cabras 2019

Ma quali sono i settori di investimento privilegiati della ‘ndrangheta al nord? “Sempre i soliti – spiega Dalla Chiesa -, oggi però si è aggiunto quello della gestione dei rifiuti un tempo concentrato principalmente in Campania e poi diventato dominante anche in Lombardia e, probabilmente, nel nord dell’Italia. Nelle nostre ricerche abbiamo notato un rapporto di scambio continuo tra lombardia meridionale ed emilia settentrionale”.

E’ il cosiddetto quadrilatero colonizzato dalla mafia calabrese al nord, in cui insieme a Mantova, Reggio Emilia e Cremona rientra anche Piacenza. Il fiume Po – evidenzia Dalla Chiesa – in questo senso è un elemento di unità non di divisione”. “È un territorio ampio – ha aggiunto Federica Cabras – in cui la ‘ndrangheta di Cutro ha espugnato diverse zone: Piacenza è un territorio di confine che merita di essere maggiormente studiato”.

La ricerca di “Rosso Mafia” si interrompe infatti prima dell’operazione “Grimilde”, partita quest’estate e che ha particolarmente toccato la nostra città con l’arresto dell’allora presidente del consiglio comunale Giuseppe Caruso, accusato di associazione mafiosa. Un duro colpo, che ha portato i tanti piacentini presenti ad interrogarsi su responsabilità di istituzioni e società civile, oltre che a provare a capire dagli ospiti come poter sviluppare i giusti “anticorpi” per impedire che qualcosa del genere possa ripetersi.

“La mafia è un movimento sociale di conquista – ha evidenziato ancora Dalla Chiesa -, non è perché ci sono i processi e le condanne che questa finisce di esistere. E’ sulla società che bisogna  intervenire in profondità. Solo prendendo coscienza della forte vocazione colonizzatrice della mafia si può iniziare a combatterla. Inoltre, i cittadini devono partecipare maggiormente ai processi decisionali: sono certo che se i piacentini avessero espresso la loro preferenza sulla nomina di consigliere comunale a Caruso, quest’ultimo non sarebbe stato eletto”.

“Bisogna imparare a conoscere il proprio territorio, allenare lo sguardo – l’invito finale di Cabras -. Non servono studi specifici, bisogna eliminare la pigrizia. Se vogliamo reagire dobbiamo essere capaci di riconoscere i segni di ciò che ci circonda”.

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