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La parola ai manager: il Fractional Management

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Anche il settore della consulenza direzionale è soggetto ad innovazione. Nel senso che i consulenti aziendali necessitano di cambiamenti, al fine di adeguarsi alle sempre più mutevoli esigenze aziendali. Cambiamenti che interessano sia le modalità di erogazione dei servizi che i contenuti.

Non è un problema di aggiornamento formativo. Si tratta di un cambiamento culturale che coinvolge consulente ed impresa. Un cambiamento culturale, in realtà già in atto da diversi anni, che influisce sul modello imprenditoriale adottato (e quindi sul modello organizzativo). Sto parlando della figura del Temporary Manager (su cui è uscito un articolo su questo giornale).

Sappiamo che il Temporary Manager non è un consulente. Negli anni però si è andata delineando una sua particolare declinazione, quella del temporary manager part time, che un osservatore poco attento potrebbe assimilare alla figura del consulente. Sembrerebbe una contraddizione in termini, ma non è cosi. Ce ne parla Maurizio Quarta, managing partner di “Temporary Management e Capital Advisors” (partner fondatore di un Gruppo operante oggi in 20 paesi nel mondo), e rappresentante in Italia dell’Inglese IIM – Institute of Interim Management), che ci introduce a questa nuova figura professionale: il “Fractional Manager” (FM).

Dott. Quarta, che cosa si intende per Fractional Management?

Il FM può essere visto come una particolare declinazione del Temporary Management nato sulla spinta della domanda di organizzazioni molto piccole, al di sotto dei cinque milioni di fatturato, per le quali il classico Temporary Manager full time potrebbe risultare ridondante, in termini sia di tempi che di costi.

Come si differenzia dal Temporary Management?

Direi soprattutto nelle sue modalità operative. Mentre il TM prevede un impegno praticamente a tempo pieno del manager per un dato periodo, il FM prevede che l’impegno avvenga su base part time, ad esempio 2 o 3 giornate a settimana. Per il resto, non ci sono grandi differenze tra i due in termini di domanda e di offerta. Sia all’estero che in Italia, sono le società specializzate in TM a gestire anche interventi di FM nell’ottica di fornire al cliente la migliore soluzione possibile in funzione della sua tipologia e dei suoi bisogni specifici.

Quindi sono due figure professionali distinte?

Non esattamente. Il Fractional Manager non è che un Temporary Manager che in taluni casi opera part time. Nella nostra esperienza, così come in quella dei nostri partner stranieri, non è infrequente che un manager si trovi ad alternare progetti temporary con progetti fractional, così come TM e FM si possono intersecare.

In che senso?

Nel senso che il FM può essere utilizzato in una fase diagnostica preliminare ad un progetto temporary vero e proprio, oppure può essere utilizzato al termine di un progetto temporary per l’implementazione graduale di quanto elaborato da un temporary manager.

Quindi hanno le medesime caratteristiche.

Di fatto, sì. Elevata “seniority” ed esperienza di gestione, grande motivazione nella ricerca di un progetto e delle relative sfide; approccio orientato al fare, quindi manageriale più che consulenziale.

 Quali sono i vantaggi che apporta un FM in azienda?

Come il TM, Il FM è uno strumento ideale per portare in azienda competenze di alto livello, non altrimenti disponibili e a costi accessibili, con il risultato di accrescere le capacità delle persone già operanti in azienda. La modularità del FM consente un approccio meno invasivo e più facilmente “digeribile e metabolizzabile” da parte di strutture molto piccole e tendenzialmente molto assorbite dalla gestione ordinaria.  L’impegno ridotto da parte del manager, si abbina molto spesso ad una durata più lunga dei progetti, ad esempio due anni, proprio per permettere a piccole strutture di assorbire gradualmente i cambiamenti in maniera graduale e non traumatica.

La figura del FM si presta più per le PMI che per le Grandi Imprese?

Tendenzialmente sì, proprio per il fatto di dover lavorare su realtà piccole, poco abituate e poco inclini ad usare professionisti esterni e talmente immerse nell’operatività giornaliera da dover richiedere un approccio con il “contagocce”. Viene utilizzato anche in imprese di maggiori dimensioni – parliamo di imprese di 100-150 dipendenti – per razionalizzare, organizzare e dare una guida operativa ad alcune funzioni di staff in fase di crescita accelerata dell’azienda.

Quando dice “alcune funzioni di staff” si riferisce a qualcuna in particolare?

 Si. Mi riferisco in particolare alle funzioni “Gestione delle Risorse Umane” e “Finanza”.

In effetti, da valutazioni statistiche, sembrano essere le aree funzionali più “trascurate” dalle PMI.

E’ proprio così. Sono due aree poco “sentite” dal piccolo imprenditore, mentre invece potrebbero generare grandi benefici.

Sembrerebbe una contraddizione. Come si fa a trascurare due risorse così importanti come il personale e la finanza?

Non è corretto parlare di trascuratezza: piuttosto l’imprenditore è convinto di poter fare da solo con l’aiuto del commercialista o del consulente del lavoro, professionisti importanti, ma certamente non manager. Non a caso proprio su Risorse Umane e Finanza sto portando avanti due progetti simili e paralleli con AIDP (Associazione Direttori Risorse Umane) e ANDAF (Associazione Direttori Amministrativi e Finanziari) mirati a far comprendere alle PMI il valore ottenibile da progetti di TM/FM ben gestiti.

Esistono altre aree di competenza (o funzionali) su cui interviene il FM?

Non esistono aree più idonee o opportune rispetto ad altre. Come per il TM, specie nel caso delle PMI, bisognerebbe applicare il principio di lavorare su ciò che serve e non su ciò che manca, ovvero: non ha alcun senso “inondare” una piccola azienda con tante tematiche di miglioramento, mentre ha molto significato identificare quelle più critiche e che possono generare maggior valore aggiunto in un arco di tempo ragionevole.

In Italia viene utilizzato?

 Sì. I nostri primi progetti in Italia sono del 2006, mentre altri operatori qualificati nel mercato del TM possono vantare esperienze anche precedenti a quella data. All’estero, invece, è utilizzato dagli anni novanta.

Prevede che possa avere un interessante sviluppo in Italia?

Decisamente sì. L’indagine Leading Network-IIM sul TM che ho avuto modo di guidare nel 2015, evidenzia come già alcuni anni fa, il 60% delle aziende più piccole – sotto i 20 milioni di fatturato – lo conoscessero. Di pari passo con la conoscenza, cresce anche l’utilizzo che si assesta intorno al 10-12% a seconda delle classi di fatturato. La ricerca citata fornisce riscontri positivi anche nel caso delle aziende molto piccole: nella fascia tra 2 e 5 milioni di euro di fatturato, infatti, la conoscenza dello strumento è pari al 63% con un utilizzo pari all’8%, soprattutto per progetti di lunga durata (es. 24 mesi), ma gestiti a tempo parziale, quindi in modalità FM. Ed il trend è in crescita.

Ci può fare qualche esempio di FM?

Posso citare tre casi di successo che ritengo particolarmente rappresentativi. Il primo riguarda una start up tecnologica con circa 500.000 euro di fatturato, supportata per 1 o 2 giorni a settimana da un Direttore Generale di estrazione commerciale per consolidare la struttura e espandere i volumi di business. Il secondo riguarda un’azienda meccanica con circa 6 milioni di euro di fatturato su un progetto di internazionalizzazione per la verifica di opportunità di crescita all’estero. E’ stato utilizzato un fractional manager locale in ciascun paese per uno/due giorni a settimana per 3-4 mesi per identificare target possibili e avviare prime esplorazioni.

Il terzo riguarda un’azienda nel settore pronto moda femminile con circa 10 milioni di euro di fatturato. E’ stato utilizzato un Fractional HR (Risorse Umane) per gestire la revisione di struttura e ruoli conseguente alla crescita del volume di affari. Intervento articolato su 12 mesi con un impegno di 3 giorni a settimana.

Maurizio Quarta si può considerare uno dei massimi esperti in materia di TM. La breve intervista a cui si è sottoposto lo confermerebbe. Per questo motivo lascerei a lui il compito di “tirare le conclusioni”. E lo fa citando, a proposito, una frase di Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria, che nella introduzione al suo libro “Soluzione Temporary Management” pubblicato da Franco Angeli scrive: le PMI “devono metabolizzare il concetto che un dirigente, pur se con esperienza nella grande impresa, può fornire competenze strategiche anche per una azienda di piccole dimensioni; i manager dovrebbero avvicinarsi maggiormente alle Pmi, imparando a comunicare in modo chiaro quali benefici le aziende potrebbero trarre dal loro inserimento, anche temporaneo”.

Per maggiori informazioni si può contattare Maurizio Quarta al seguente indirizzo di posta elettronica: mq@tmcadvisors.com.

 Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

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