“Non si tratta solo di migranti”, con “Humans” viaggio tra fotografie, musica e parole per incontrare l’altro foto

“Non si tratta solo di migranti, ma di ritrovare un’umanità oggi sempre più pericolosamente sopita da individualismi e paure”.

Questo il potente messaggio alla base di “Humans”, progetto ospitato e voluto dalle suore scalabriniane di Piacenza presso la loro Casa provinciale in piazzetta S. Savino. Una mostra fotografica, rimasta aperta tra il 5 e il 6 ottobre, e un reading musicale ad essa ispirato, nati dalla stretta sinergia tra la fotografa comasca Alice Asinari e la cantautrice lucana Antonella Mattei. Che di “Humans” sono le anime fondanti.

Sabato 5 ottobre, suor Milva Caro, superiora provinciale delle scalabriniane ha quindi introdotto l’iniziativa, per poi lasciare spazio alla performance di Antonella Mattei, in un intenso viaggio tra i migranti di ieri e quelli di oggi, storie del passato e del presente.  Le seconde simbolicamente racchiuse nelle 20 fotografie di Alice Asinari esposte in mostra. Vite e storie molto diverse, eppure tutte simili per desideri e paure.

“Una serata – ha detto suor Milva – nata per portare luce e verità su un fenomeno complesso quale quello migratorio, coerentemente con la nostra missione originaria, che da sempre si occupa di questa realtà. Vogliamo che la nostra casa diventi sempre più luogo di incontro tra popoli e culture diverse. Questa iniziativa abbraccia e dà forma al discorso tenuto da Papa Francesco durante l’ultima Giornata mondiale per i migranti e i rifugiati. E lo fa coniugando l’arte con la vita, nella sua espressione più vera e più umana”.

La fotografa Alice Asinari ha poi spiegato le proprie modalità di lavoro, e in particolare il progetto “Humans”: un’iniziativa patrocinata dal Comune di Piacenza per volontà delle suore scalabriniane, ma nata a Como nel febbraio 2019. “Grazie – ha detto la fotografa – a CPA1 Como ( Centro Provinciale Istruzione Adulti, con dirigente scolastica Nina Rizza e insegnante di italiano Stefania Pedaletti). Humans fa parte – e al contempo si differenzia – di un più ampio progetto madre nato nel 2012, rispetto al quale mantiene la peculiare modalità di lavoro utilizzata, denominata autofocus”- ha precisato Asinari.

“Si tratta di un metodo fotografico da me ideato che sfrutta il principio dell’autoritratto come supporto terapeutico di elaborazione emotiva, abbracciando soggetti ed esperienze differenti. Donne con tumore al seno, anziani in casa di riposo, disabili, fino ai volti di “Humans” esposti in mostra”. Diversi lavori tutti a sostegno della fragilità: svolti in gruppo, e a volte condivisi poi con il pubblico”.

“Humans è quindi un progetto sociale condotto a Como a quattro mani da me e Stefania Pedaletti – ha concluso Asinari -. Abbiamo lavorato con un folto gruppo di stranieri in Italia delle più diverse nazionalità, in interazione con italiani della comunità locale. Attraverso l’insegnamento della lingua italiana si è creata reciproca relazione e a tutti i partecipanti è stato chiesto di congelare la propria essenza nella potenza evocativa di un immagine”.

“Humans” racconta così la straordinaria contraddizione dell’essere umano, tanto simile all’altro nella propria umanità ma così differente nella sua storia unica di individuo. E traduce tale diversità in  valore. Parte da qui il reading di Antonella Mattei, intrecciando le storie di “Humans” alla storia dell’uomo, che è storia di ciascuno di noi. Con letture frutto di personali elaborazioni e ricerche, accompagnate da canzoni da lei scritte o interpretate. Al centro sempre l’universo e la mission scalabriniani, particolarmente cari alla cantautrice.

Per un secolo, dal 1876 al 1976 l’Italia è stata terra di emigrazione. Dalle stazioni cittadine sono partiti verso l’America circa 25.800.000  persone – “gli occhi zeppi di malinconia”- , costituendo il più imponente esodo dell’epoca moderna. Chi riusciva ad arrivare alla “terra promessa”, non stroncato da fatiche del viaggio o malattie, si accorgeva presto della “dura realtà: la terra dei sogni trasformata in isola delle lacrime e gli emigrati italiani trattati come animali alle porte di New York“.

Oggi cambiano i nomi, ad America si sostituisce Italia; a questa i diversi paesi stranieri. Ma quanto costano ancora una volta la libertà di chi parte e le false promesse ricevute? Il sentimento di chi, come Hanene , musulmana non praticante della Turchia, ha sposato un italiano lasciando il proprio Paese per “amore del diverso da se'”? O la paura e il coraggio di chi, allo stesso modo del nigeriano Billy, ha tragicamente attraversato il deserto libico sconfiggendo la morte? La sabbia rossa sul suo ritratto si fa potente simbolo di quel cammino.

“Accogliere comunque non basta – sottolinea Antonella Mattei -. Occorre creare integrazione e lavoro per chi arriva, con accordi strutturali tra i paesi d’origine e quelli di approdo. Bisognerebbe parlare di ‘mobilità umana’, piuttosto che di migrazione, come risorsa importante per il  nostro Paese.” Lucia, italiana del gruppo “Humans”, lavoratrice e madre, all’integrazione si dedica insegnando italiano ai migranti. Mentre Barbara è talmente empatica da arrivare ad annullarsi per l’altro. Ma gli esempi possibili sono tanti. Tutti, italiani e stranieri del progetto “Humans”, “non smettono di sperare” e agiscono accomunati dal sogno di un domani migliore.

“Perché non si tratta solo di migranti – ha sottolineato Papa Francesco -. Bisogna rompere l’indifferenza, per riuscire ad incontrare l’altro in tutte le sue fragilità. Simili a quelle di ciascuno di noi”. La migrazione di ieri e quella di oggi sono molto diverse – occorre dirlo. Demografia, economia, contesto socio-politico appaiono profondamente mutati. Rimane però uguale l’essenza umana delle persone: quel grido di vita e di riscatto che non può, non deve, essere ignorato.

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