Said Ben Cheikh, una laurea a servizio del dialogo e dell’inclusione a Piacenza

Incontro Said al bar dell’Esselunga e capisco da subito che questo è un luogo che in altre occasioni si presta ad accogliere incontri con gli amici e soci dell’Associazione Culturale Italo-Marocchina che da quando non dispone più di una sede dirotta le riunioni in esercizi pubblici oppure a casa di qualcuno.

Mi interessa in modo particolare conoscere l’attività dell’Associazione

Esiste formalmente dal luglio 2015. Al momento gli iscritti sono una trentina tra marocchini, tunisini e egiziani. Gli iscritti non versano alcuna quota associativa (abbiamo preso questa decisione come consiglio direttivo) e per le spese minime si utilizza un fondo che corrisponde alle offerte ricavate in occasione delle feste. Il nome vuole sottolineare il lavoro comune tra noi marocchini e la realtà in cui viviamo

In città ci sono due comunità islamiche che si basano principalmente sull’attività religiosa mentre nel caso dell’associazione il perno è la promozione della cultura araba e lo scambio con altre culture nonché il lavoro di promozione sociale insieme agli italiani (da qui anche il nome dell’associazione). L’insegnamento della lingua araba, che viene rivolto anche ai bambini italiani e di altre provenienze, insieme all’attività teatrale rappresenta l’attività educativa più importante che in molti casi coinvolge anche i genitori che si prestano ad aiutare volontariamente ma anche a mettersi dalla parte di chi apprende.

Questa attività didattica prima si svolgeva nella sede che il Comune ci aveva concesso a un prezzo modico in via Martiri della Resistenza ma da quando il locale è stato destinato ad altro uso non riusciamo più a riunire gli alunni. Insieme agli adulti abbiamo fatto pulizia dei giardini Margherita e Merluzzo e siamo stati donatori AVIS. Da quasi 3 anni organizziamo un torneo di calcetto a Piacenza  che coinvolge tante persone che non sono arabe.

Riscuotono un certo successo anche le gite che facciamo in altre città (Lugano, Rimini, Gardaland…) a cui partecipano numerose persone che non sono iscritte all’associazione e questo dato  è per noi molto importante perché ci conferma che è possibile fare cose insieme.

Da quanto tempo si trova in Italia

Sono arrivato nel 2006 per ricongiungermi a mia moglie. Lei stava già lavorando da qualche tempo e poteva garantire uno stipendio e una casa con due stanze. Sono l’unico partito della mia numerosa famiglia. Sono laureato in Giurisprudenza, con specializzazioni in Finanza Generale e Scienze Politiche. Per un certo periodo ho insegnato all’università di Casablanca ma poi abbiamo deciso di muoverci dal Marocco.

Quali sono i vostri progetti per il futuro

L’Africa è un paese ricco di materie prime ma purtroppo questa ricchezza non genera sufficiente benessere. Inoltre ritengo che ci sia una arretratezza nel riconoscimento dei diritti e nel funzionamento dei servizi come per esempio scuola e sanità. Anche l’Italia ha i suoi problemi ma trovo che le cose belle siano decisamente di più di quelle negative. Mia moglie è già italiana ed io desidero avere la cittadinanza italiana: ci servono per questo 10 anni di permanenza più 4. Al momento lavoro come magazziniere e dipendo da una Cooperativa. Della stessa Cooperativa siamo circa 500. Mi chiamano dottore. Riconoscono le mie competenze ma non mi danno una responsabilità adeguata. Ad altri cittadini europei vengono assegnati posti migliori.

Devo dire però che quando un connazionale mi parla di razzismo mi sento di rispondere che anche tra di noi, tra una città e l’altra, c’è discriminazione. Come peraltro trovo la stessa cosa tra le città italiane.

Perché non prova a fare il riconoscimento degli esami sostenuti, forse con qualche esame aggiunto potrebbe laurearsi anche in Italia

Ci penserò. Intanto mi fa piacere continuare il lavoro dell’associazione di cui sono il presidente nella speranza di avere una nuova sede dove poter fare tante attività e progetti. In Marocco non c’è la mentalità del volontariato, non esiste l’aggregazione come è intesa in Italia e nemmeno tra anziani. Nell’immediato ci stiamo concentrando sulle gite e pensiamo ad una uscita a Venezia. Il mio desiderio è quello di fare le cose insieme ma confesso di essere un po’ stanco di bussare alle porte.

Secondo lei in un altro Paese sarebbe più facile l’integrazione?

Per noi marocchini forse è più facile in Francia per via della lingua, ma io mi sento italiano.

Piacenza Sera vorrebbe destinare uno spazio sempre maggiore alla voce delle associazioni fondate da persone straniere che a Piacenza sono tante.

Sì, mi sembra una buona idea per conoscerci sempre meglio. Noi abbiamo già collaborato con PiacenzaSera che ha pubblicato alcuni nostri articoli. Ti lascio questo certificato di ringraziamento per la redazione da parte dell’Associazione. Vorrei aggiungere una cosa per me carina, che nella festa di fine anno scolastico del corso di lingua araba nel 2017 promosso dalla nostra Associazione abbiamo invitato il nostro Console da Bologna ed erano presenti anche il Prefetto, il Questore e il Sindaco di Piacenza. E’ stata una bella giornata.

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