Sempre più italiani scelgono di destinare il TFR al fondo pensione

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Al momento dell’assunzione, ogni lavoratore dipendente ha generalmente un periodo di tempo equivalente a sei mesi, durante il quale potrà esprimere una particolare preferenza relativa al TFR, ovvero al trattamento di fine rapporto: potrà infatti scegliere se lasciarlo in azienda o se invece optare per un versamento all’interno di un fondo pensione. Un’indicazione che porta a conseguenze piuttosto diverse una volta giunti all’atto di cessazione del rapporto lavorativo e che lascia comunque spazio ad una terza opzione: infatti, qualora il lavoratore in questione non esprima una preferenza, il TFR verrà destinato direttamente alla previdenza integrativa. Chiarito questo, oggi sono sempre di più i cittadini che decidono di destinare il proprio trattamento di fine rapporto all’interno di un fondo pensionistico. Una pratica che comporta una serie di vantaggi specifici e notevoli, legati tanto agli scenari che caratterizzano il mercato del lavoro del nostro tempo, quanto alle peculiarità economiche tipiche di questo particolare TFR: tassazione, agevolazioni fiscali, rendita ecc.

CHE COSA È IL TFR

Iniziamo provando a fare chiarezza su cosa si intenda effettivamente quando si parla di TFR. Ebbene, il trattamento di fine rapporto è semplicemente la prestazione economica di competenza del lavoratore subordinato al momento dell’atto di cessazione del rapporto di lavoro, a prescindere dalle motivazioni: ciò vuol dire che il lavoro può cessare sia per licenziamento che per dimissioni o raggiungimento dell’età pensionabile. Il compenso del TFR può essere considerato una specie di salario posticipato, che viene calcolato per quote annuali. Il modo più semplice di calcolare il TFR che spetta al lavoratore all’atto di cessazione del lavoro consiste nel sommare la retribuzione annuale dividendola per 13,5: questo risultato va poi aggiornato anno dopo anno attraverso l’indice di rivalutazione, che si può stabilire grosso modo calcolando il 75% dell’inflazione più l’1,5% fisso.

COME EVITARE UNA TASSAZIONE PIÙ ALTA

Uno dei principali motivi per cui tantissimi italiani optano per una destinazione del proprio TFR verso un fondo pensione è legato alla tassazione. Come è possibile constatare anche in rete, infatti, ricercando per esempio tfr tassazione su Google, al momento del pagamento al TFR in azienda viene applicata una tassazione separata, con un’aliquota dell’IRPEF vigente nell’anno in cui maturava il diritto alla percezione, che viene moltiplicata per 12 e divisa per gli anni di servizio.

A ciò si aggiunga che, al giorno d’oggi, il cambio di posto di lavoro è molto più frequente rispetto a quanto non accadeva anni fa. Di conseguenza, qualora si lasci il proprio trattamento di fine rapporto all’azienda, ad ogni cambio di lavoro segue un TFR liquidato e tassato. Al contrario, un TRF destinato al fondo pensione comporta una sola liquidazione più corposa e, soprattutto, una sola tassazione.

VANTAGGI DEL TRF DESTINATO A FONDO PENSIONE

Analizzati i limiti del TFR destinato all’azienda, soffermiamoci ora sui vantaggi che riguardano quello destinato ad un fondo pensionistico. Vantaggi che si traducono innanzitutto in un regime fiscale agevolato esistente e destinato a tutte le forme di previdenza complementare ed applicato anche al nostro trattamento di fine rapporto. La pensione integrativa è infatti soffitta ad un’aliquota massima del 15%: una percentuale non paragonabile a quella IRPEF, che, tendenzialmente, si muove tra il 23% ed il 43%. A ciò si aggiunga che l’aliquota di cui sopra è destinata a scendere fino al 9% a partire dal quindicesimo anno di partecipazione di un lavoratore ad un fondo pensione. A ciò si aggiunga che un TFR in un fondo pensione è da considerarsi sicuro esattamente quanto un TFR lasciato in azienda. Infatti, in caso di pignoramento entrambi costituiscono un patrimonio separato e totalmente autonomo rispetto a quello del gestore: questo significa intoccabilità assoluta sia in caso di pignoramento da parte di creditori, sia in caso di fallimento o di una qualsiasi altra procedura concorsuale.

 

 

 

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