Sfruttamento della prostituzione e matrimoni falsi, 10 misure cautelari

Favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nonché spaccio di cocaina e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, con matrimoni fittizi.

Sono le accuse mosse nei confronti di 10 persone, 4 delle quali agli arresti in carcere, una dei domiciliari e altre 5 sottoposte all’obbligo di firma, in seguito all’operazione “Italiani brava gente”, coordinata dalla Procura di Piacenza ed eseguita dalla squadra mobile e la polizia giudiziaria della polizia locale.

I dettagli sono stati presentati nel corso di una conferenza stampa dal PM Antonio Colonna insieme al questore Pietro Ostuni, alla dirigente della Mobile Serena Pieri e a Giorgio Benvenuti, comandante della Polizia Locale di Piacenza. Le indagini sono partite nel febbraio 2018, con appostamenti e intercettazioni ambientali e telefoniche, grazie all’intuizione di un agente durante un semplice controllo. L’operatore aveva infatti notato una eccessiva familiarità tra una prostituta e il suo accompagnatore, individuato così non come un semplice cliente.

La mente criminale” era rappresentata da due persone di nazionalità albanese che sfruttavano 4 ragazze, loro connazionali di età compresa tra i 20 e i 30 anni.

Le giovani erano obbligate a prostituirsi, anche quando due di loro sono rimaste incinta. Una ragazza è stata fatta rientrare in patria, dove è stata sottoposta ad aborto.

Ma il nome dell’operazione è “Italiani brava gente” perché tutte le attività logistiche, dallo spostamento in auto delle giovani, all’affitto di appartamenti fino anche al contrarre matrimoni fittizi, era affidato a cittadini italiani, tra cui figura anche un dipendente del Comune di Piacenza.

A loro non viene imputato il reato di sfruttamento, ma solo quello di favoreggiamento della prostituzione. E’ questo il caso del dipendente pubblico. Tra gli arrestati anche un cittadino marocchino, con l’accusa di spaccio di stupefacenti.

“L’indagine – riferiscono gli inquirenti – ha permesso di dimostrare che la compagine criminale, composta da albanesi e italiani, era in grado di poter gestire la prostituzione di ragazze albanesi, mettendo a disposizione appartamenti e mezzi di locomozione per raggiungere i luoghi di lavoro al fine di soddisfare le richieste della clientela sul territorio piacentino”.

Figure centrali nell’inchiesta quelle di due cittadini albanesi, gravati da precedenti specifici e domiciliati a Piacenza, descritte come figure di “elevata capacità delinquenziale”: avrebbero ricoperto un ruolo apicale nella gestione delle ragazze sottoposte al loro controllo, esercitando un monitoraggio a distanza delle stesse, organizzandone anche gli accompagnamenti sul luogo del meretricio e fornendo gli appoggi logistici: tutto – è stato spiegato – grazie all’attività di favoreggiamento della prostituzione fornita, a vario titolo, dagli altri cittadini italiani raggiunti da misure cautelari.

Nel corso dell’indagine sono inoltre emersi profili di responsabilità relativamente alla celebrazione di matrimoni fittizi tra ragazze albanesi e cittadini italiani: l’accusa è di aver favorito non soltanto l’esercizio della prostituzione, ma anche la permanenza illegale sul territorio italiano delle stesse ragazze. Complessivamente, l’attività investigativa ha portato al deferimento all’autorità giudiziaria di un totale di 13 persone.

LA NOTA STAMPA 

Operazione di Polizia “ITALIANI BRAVA GENTE”.

La Squadra Mobile di Piacenza ed il nucleo di Polizia Giudiziaria della Polizia Municipale, a conclusione di un’articolata indagine svolta da febbraio a luglio 2018, sviluppata sia con metodi tradizionali che con attività tecniche di captazione ambientale e telefonica, hanno delineato una compagine delinquenziale dedita al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, nonché allo spaccio di cocaina e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

L’Operazione di polizia giudiziaria che si è svolta alle prime ore del mattino del 15 ottobre, ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di applicazione di misure cautelari emessa dal GIP di Piacenza, su richiesta della Procura della Repubblica; nel dettaglio sono state eseguite 4 custodie cautelari in carcere, 1 arresti domiciliari, e 5 obblighi di presentazione alla PG.

L’indagine ha permesso di dimostrare che la compagine criminale, composta da albanesi e italiani, era in grado di poter gestire la prostituzione di ragazze albanesi, mettendo a disposizione appartamenti e mezzi di locomozione per raggiungere i luoghi di lavoro al fine di soddisfare le richieste della clientela sul territorio piacentino.

In particolare, figure centrali risultavano essere quelle riconducibili a due soggetti albanesi, gravati da precedenti specifici e domiciliati a Piacenza; tali soggetti dimostravano elevata capacità delinquenziale, ricoprendo un ruolo apicale nella gestione delle ragazze sottoposte al loro controllo, esercitando un monitoraggio a distanza delle stesse, organizzandone anche gli accompagnamenti sul luogo del meretricio, nonché gli appoggi logistici, tutto grazie all’attività di favoreggiamento della prostituzione fornita, a vario titolo, dagli altri soggetti italiani raggiunti da misure cautelari.

Nel corso dell’indagine sono inoltre emersi profili di responsabilità in ordine alla celebrazione di matrimoni fittizi tra ragazze albanesi, dedite al meretricio, e soggetti italiani che in tal modo hanno favorito, non soltanto l’esercizio della prostituzione, ma anche la permanenza illegale sul territorio italiano di queste ragazze.

Complessivamente, l’attività di indagine portava a deferire all’A.G. un totale di 13 persone.

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