Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Nave in bottiglia

Trenta anni dal crollo del Muro di Berlino. Rappresentò la fine del Novecento

La nave in bottiglia di Mauro Molinaroli oggi ci porta indietro di trent’anni, quando nel 1989 cadde il Muro di Berlino.

Siamo figli del secolo breve, il Novecento, cent’anni sanguinosi e violenti: due guerre mondiali, una Guerra fredda tra le democrazie europee e il socialismo reale fino al 1989, quando si capisce che non sarà fatto di dodici mesi tranquilli, ma soprattutto, citando Umberto Eco, avremo modo di capire che il Novecento concluderà il suo tempo in quell’anno, il resto saranno scorie del XX secolo e anticipazioni del nuovo millennio.

Nel 1989 scoppiano le manifestazioni di protesta a Napoli per la chiusura degli stabilimenti di Bagnoli. A marzo, nonostante la forte opposizione di Pietro Ingrao e Armando Cossutta, Achille Occhetto durante il congresso del Pci annuncia un rinnovamento radicale del partito. A giugno l’opinione pubblica mondiale è scossa dai fatti di Pechino, dove l’esercito interviene con carri armati e mitragliatrici contro gli studenti radunati in piazza Tien An Men.

Secondo la Croce Rossa i morti sono 2600 e i feriti trentamila. A novembre, il 9, l’evento è epocale con la caduta del Muro di Berlino, che di fatto pone fine all’isolamento tra Est ed Ovest; dopo l’abbattimento del Muro, tra gli 11 e i 18 milioni di persone si sposteranno in Occidente. Cambia il percorso della storia, crollano improvvisamente in Europa le ideologie comuniste del Novecento e l’anno termina con le immagini del dittatore rumeno, Nicolae Ceausescu e di sua moglie Elena, mentre vengono giustiziati in Romania.

Muro di Berlino

Torniamo al Muro, a quella caduta che significò il crollo del socialismo reale, costruito sul terrore e sulla dittatura di pochi dirigenti del partito e di governo (partito e Stato secondo la teoria comunista erano un’unica cosa) e da quel giorno l’Urss sparirà per sempre dalle nostre cartine geografiche, paradossalmente torneremo alla situazione precedente la prima guerra mondiale. Per giungere a quell’evento bisogna non dimenticare quando, nel 1945, cresce il fieno sulla collina di macerie che copre per la cancelleria del Reich, la divisione del mondo in due blocchi, Nikita Kruscev che fece cadere il mito di Stalin, l’esodo sempre più numeroso di giovani e di tecnici tedeschi che da Est scappano ad Ovest.

Il sabato notte tra il 12 e il 13 agosto 1961 iniziano così i lavori di costruzione del Muro con meticolosità tedesca, tanto da alzare un confine con due muri distanziati di una decina di metri tra loro per istituire una zona grigia, senza speranza; il manufatto è lungo 150 chilometri, con più di cento torri di controllo, pattuglie coi cani alsaziani e duecento disgraziati che hanno tentato di scappare ci rimettono la vita.

Il Muro diventa in breve tempo la conferma più concreta che non solo la Germania, ma il mondo, è diviso in due grandi forze tra loro opposte. Si costruiscono fabbriche e grattacieli ma nella Repubblica Democratica Tedesca (DDR), non ci sono uomini liberi. Il muro ha i suoi effetti e le sue conseguenze: le fughe dalla DDR alla Germania dell’Ovest passano da due milioni e mezzo tra il 1945 e il 1960 a 155 mila tra il ’61 e il 1989 e per 28 anni quella cortina sarà il simbolo di una guerra diversa dalle altre giocata tra servizi segreti, armamenti nucleari e interventi economici, senza esclusione di colpi.

In pochi anni, la televisione e il peggioramento del tenore di vita nei Paesi comunisti fanno sì che tutto si squagli, che cambi un mondo. Nessun politico dell’Ovest oggi può reclamare un merito decisivo per quanto riguarda gli eventi che portano alla riunificazione della Germania. Tutti, compreso l’allora cancelliere Helmut Kohl, furono trascinati e travolti dai fatti; Kohl ebbe solo la fortuna di essere premier della Germania quando si verificarono questi eventi e ha avuto il fiuto giusto di scavalcare la valanga che si era messa in movimento senza nessuna guida politica.

Sarà il leader sovietico Michail Gorbaciov, con una politica imperniata sulla Perestroika e sulla Glasnost, che contribuirà alla riunificazione della Germania e al crollo dell’Unione Sovietica, questo a causa anche delle crescenti difficoltà politiche ed economiche dei paesi dell’Est e specialmente della DDR. Decisivo per gli eventi che portano infine alla caduta del Muro è la decisione di Gorbaciov di lasciare libertà agli altri paesi del Patto di Varsavia, promettendo di non intromettersi più nei loro affari interni.

A distanza di trent’anni possiamo identificare in Gorbaciov il principale attore che accelera il processo della caduta del Muro. I tedeschi lo sanno bene, e infatti il premier russo ha goduto di una straordinaria popolarità in Germania. Vi fu anche il governo dell’Ungheria che sempre nell’agosto dell’89 prese la coraggiosa decisione di aprire i confini con l’Austria e che diede così inizio alla valanga inarrestabile.

Qui finisce il Novecento, mentre a noi giovani di allora restano le immagini sbiadite gonfie di speranza e di nuove convinzioni. Quella pagina di storia che ha abbattuto un sistema non ha però risolto i nodi internazionali tra Est e Ovest.

Mauro Molinaroli

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