“La mia prosa onesta non ha scosso le coscienze”, Quirico alla Biffi Arte

“Nel mio mestiere di giornalista ho sempre cercato di scrivere una prosa onesta sugli esseri umani, vivendo direttamente la realtà dei luoghi in mezzo alle persone”.

Così Domenico Quirico, ospite alla galleria Biffi Arte di Piacenza per la presentazione del ultimo libro “Che cos’è la guerra. Il racconto di chi l’ha vissuta in prima persona” (Salani Editore), nell’ambito dell’iniziativa “L’arte di scrivere”.

“Documentando la mia esperienza personale della tragedia umana di guerre e migrazioni – ha continuato il giornalista di “La Stampa”, in colloquio con Mauro Molinaroli -, pensavo che il mio messaggio potesse arrivare ai lettori e trasformarsi, anche attraverso il veicolo della commozione, in coscienza collettiva, orientamento di pensiero”.

“Ma dopo anni devo purtroppo constatare di aver totalmente fallito il mio intento: la gente non si vuole commuovere, spesso preferisce non approfondire la realtà dei fatti. E anzi più io, come altri colleghi, ho cercato di smontare la narrazione corrente sui migranti facendomi uno di loro – bellimbusti con i telefonini, ladri di pane e di lavoro, stupratori della donna bianca, islamisti radicali – più intolleranza e razzismo hanno preso piede, coagulandosi in partiti tra i più accreditati su scala mondiale – sottolinea con disincanto Quirico -. E lo stesso vale per le guerre del Terzo Millennio, poco meno che ignorate”.

In queste taglienti considerazioni, di autocritica e rammarico, sono racchiuse essenza e potenza del testo di Quirico, inviato di guerra internazionale. Un saggio lucido, intriso di quell’umanità alla deriva che solo in pochi riescono davvero a raccontare, che si propone di spiegare, per quanto possibile, cos’è accaduto – e cosa sta avvenendo – nel mondo dal 2011 ad oggi, in particolare in Medio Oriente. Con la “guerra” come concetto chiave del Terzo Millennio, perché ha ormai assorbito il dopoguerra, trasformandosi in “conflitto eterno”.

“Se pensiamo alla Siria per esempio – ha spiegato il giornalista – non ci sarà mai un accordo ad un tavolo tra grandi potenze che sancisca una pace, come è avvenuto dopo prima e seconda mondiale: almeno non a breve o medio termine. Sempre nuovi attori subentrano in un conflitto che si autoalimenta costantemente. Questo perché le guerre di oggi, al contrario di quanto spesso si creda, non sono basate su motivazioni prettamente territoriali o economiche, quanto piuttosto valoriali o teologiche: la conquista di libertà negate e la diffusione in queste aree dell’Islam radicale”.

Diventa dunque difficile narrare ciò che è diverso e lontano dall’Occidente, sia per geografia, sia per concetto. Ciò che è difficile da comprendere, spesso anche per difficoltà di comunicazione. “Quanto è stato scritto sui giornali occidentali in proposito è poco meno che ipotetico –  spiega ancora il giornalista – poiché sfugge alla nostra logica lineare. Per addentrarsi in un mondo, l’Isis integralista di matrice arabo-wahabita, le cui comunicazioni di propaganda sono efficacemente rivolte ai fedeli islamici, con l’intento di purificare, prima l’Islam e poi la Terra, dai falsi credenti e dagli infedeli, per creare un regno terreno dove ogni aspetto della vita sia dominato dai dettami della Sharia islamica; un Paradiso nella Storia. Non si rivolgono certo certo al ‘mondo delle tenebre’ occidentale rispetto al quale essere visibili è cosa da evitare”.

“Del resto cosa hanno fatto prima l’Inquisizione, poi Pol Pot in Cambogia e infine il nazismo hitleriano, se non ripulire il mondo dagli impuri? Che fossero eretici, borghesi, o non ariani? Niente di troppo diverso dall’Islam radicale” – non ha mancato di evidenziare l’inviato.

“Come mai abbiamo sentito parlare di Isis tutti i giorni per qualche anno e ora non è quasi più sui giornali occidentali?” ha chiesto allora Mauro Molinaroli.

“È ‘semplicemente’ passato dallo Stato solido di Califfato alla guerriglia intermedia, ma niente affatto morto – riprende il giornalista -. Ed è proprio questo che rende difficile raccontarlo: la conquista di territori periferici misconosciuti all’Occidente, proprio per questo vittoriosa per l’Isis; in Afganistan ad esempio. Un esercito di bambini, lasciato indietro in Siria prima della ritirata islamica, come colonna pronta ad operare nei futuri combattimenti”.

“Senza dimenticare che l’Islam radicale non è certo sinonimo esclusivo della Siria – fa ancora notare Domenico Quirico -. Nato in Pakistan, è oggi ben vivo in Africa: dal Sahel, alla Somalia, alla Libia, fino in Kenya. Luoghi in cui ben presto si moltiplicherà il modello del Califfato”.

E le sfide future? Ci sarà un’islamizzazione europea? “Non è dato saperlo, ma si tratterà comunque di processo lungo secoli – secondo Domenico Quirico -, la partita vincente dell’Occidente, sarà tutta da giocarsi sul terreno del “Diritto concesso all’essere umano in quanto tale”. Solo questo, forse, potrà fornire ai musulmani d’Occidente motivazioni forti, sconosciute nei Paesi d’origine, che non li rendano facile esca dell’estremismo islamico.

Sarà sufficiente?

Per il giornalista è quantomeno certo che abdicando a questo principio, si rinnega l’essenza stessa della civiltà occidentale.

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