Le Rubriche di PiacenzaSera.it - Civico 11

A “Profondo Giallo” con Bruno Gambarotta, l’intervista del Civico 11

Durante Profondo Giallo noi del Civico 11 abbiamo avuto l’onore di conoscere e intervistare un grande personaggio della televisione e della cultura italiana, Bruno Gambarotta. Ecco cosa ci ha raccontato.

Cosa l’ha spinta a non continuare a fare la televisione?

E’ stata una mia scelta personale e una proposta dei produttori televisivi che mi hanno chiesto di scrivere un libro, per poi farlo diventare un telefilm. Il mio primo libro è ambientato a Torino e l’ho scritto insieme a una persona più esperta di me che mi dava le impronte, che mi correggeva le bozze. Ora invece spesso l’autore fa le auto pubblicazioni senza passare attraverso i suggerimenti dell’editor.

Il libro che presenta qui a Profondo Giallo è una storia vera?

Certo, si tratta della ricostruzione di una celebre rapina avvenuta alle Poste di Torino. Per scriverlo ho letto pagine e pagine di verbali e atti processuali.

Quanto tempo ci vuole a scrivere un libro?

Alcuni libri necessitano tantissimo tempo. Io per esempio ho un cassetto dove metto dei foglietti con scritte frasi che sento in giro o che mi vengono in mente, poi al momento di scrivere un libro metto tutti i foglietti sulla scrivania e cerco di collegare le frasi e le idee, non so da prima come andrà a finire il mio libro, lo scopro strada facendo. Le frasi dei foglietti sono frasi prese anche da cosa sento in tram o in posta: ad esempio la storia della duchessa scaduta arriva da due anziani che parlavano tra loro di un tale che si era sposato con una contessa definita da loro scaduta. Io prendo appunti sempre, anche di notte, anche in bici.

Cosa consiglieresti a uno che vuole scrivere?

Di leggere tanti libri, prima di tutto. Altrimenti non vale la pena nemmeno iniziare.

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