Africa Mission in Uganda per i 25 anni dalla morte di don Vittorione “Camminiamo ancora con lui” foto

Un viaggio di dodici giorni in Uganda impegnerà fino a venerdì 29 novembre una delegazione composta da operatori e volontari delle sedi italiane di Africa Mission Cooperation and Development (Piacenza, Bucciano, Procida, Treviso, Urbino e Apsella) e da alcuni studiosi dell’Università Cattolica di Piacenza.

Lo scopo del viaggio è quello di supervisionare i numerosi progetti dell’associazione, oltre a prendere parte alle celebrazioni per il venticinquesimo anniversario della morte di Don Vittorio Pastori, che nel 1972 fondò il movimento Africa Mission nella città di Piacenza.

Della delegazione, guidata dal direttore Carlo Ruspantini, fanno parte i professori Vincenzo Tabaglio e Giuseppe Bertoni e il ricercatore Andrea Minardi insieme al presidente dell’associazione Don Maurizio Noberini, il vice Giuseppe Ciambriello, il vertice di Cooperazione e Sviluppo Carlo Antonello e Angela Terzoni e Gianni Cravedi, vedova e figlio di Prospero Cravedi, fotografo storico di Africa Mission. 

Gianni sta documentando, attraverso il proprio profilo Facebook, le emozioni di questo viaggio. Ecco le prime parti del suo diario digitale. 

L’Uganda è ancora una conferma. Della forza e dell’energia di una popolazione che si sta incamminando verso lo sviluppo, come si può osservare percorrendo la strada dall’aeroporto verso la capitale Kampala. Della gentilezza d’animo naturale della persone che hanno aiutato Angela con le sue stampelle. Della grande ospitalità e del calore con cui Cristina e Pier Giorgio ci accolgono qui in Uganda nella grande famiglia di Africa Mission. Del grande regalo che Prospero mi ha fatto, lasciandomi la possibilità di raccogliere questa staffetta.

Del grande cuore di mia mamma Angela, che mi guida anche ora nel suo settimo viaggio africano. Del gruppo che ci accompagna, con i presidenti Don Maurizio e Carlo Antonello, Giuseppe Ciambriello, Mimì, Marisa, Giovanni Paci, Valentino, Don Ado, la collega e amica Elisabetta, naturalmente Cristiana e Carlo, che ringrazio in particolare per questo nuovo viaggio.

Generico novembre 2019

Ma soprattutto della grande eredità che ci ha lasciato Don Vittorione e che Africa MIssion sta portando avanti con energia e dedizione. I problemi non mancano. Le emergenze, che non sono più quelle della fame degli anni ‘80, sono cambiate. Come ci ha insegnato Don Vittorio bisogna vivere insieme alla popolazione locale, per capirne i bisogni e per aiutarli nel loro percorso di sviluppo. Oggi ci trasferiamo a Gulu, nel centro dell’ Uganda dove negli anni ‘70 Don Vittorio ha iniziato la sua opera di carità portando i primi aiuti, nella diocesi di cui, non a caso, è stato sacerdote. Per vedere e documentare le attività e per camminare ancora insieme a lui.

Generico novembre 2019

Sulle strade dell’ Uganda perfino gli autobus ti sanno augurare buona fortuna. E puoi proseguire per chilometri e chilometri incontrando continuamente persone che vendono, comprano, saldano, costruiscono, riparano e camminano. E appena giri una curva puoi attraversare il Nilo e contemporaneamente trovarti un babbuino sul cruscotto. Perché nel paese che è stato definito la perla dell’Africa le sorprese non mancano.

Ma non è una sorpresa arrivare dopo un viaggio di 380 km durato oltre cinque ore presso il convento delle Suore Comboniane di Gulu e sentirsi dire da Suor Giovanna che Don Vittorio è ancora presente nel loro cuore. Perché ha fatto tanto per loro nei momenti più difficili tra carestie e guerre che negli anni 70 e 80 hanno ucciso, per fame e malattie, migliaia e migliaia di persone. Perché lui è stato il primo ad arrivare quando era impossibile farlo. E oggi, a 25 anni dalla sua scomparsa Africa Mission continua la sua opera. Domani saremo a visitare il campo profughi di Adjumani. Dove la ONG piacentina ha un progetto di sostegno ai profughi. Dove la speranza di un mondo migliore si basa sul lavoro di tanti. E sul fatto che il modello di accoglienza ugandese è un esempio mondiale di come, in un paese non ricco, si possono accogliere un milione e mezzo di persone che scappano dalla guerra senza rinunciare all’umanità.

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