Calano i matrimoni a Piacenza, le unioni civili “vincono” su quelle religiose

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Matrimoni in calo a Piacenza: rimangono stabili le unioni civili, scendono invece le cerimonie religiose.

Leggendo il tradizionale rapporto Istat, si scopre infatti come nella nostra provincia nel 2018 le persone che si sono messe l’anello al dito siano in calo rispetto all’anno precedente: si è scesi dalle 881 unioni del 2017 alle 834 del 2018 (ultimo dato disponibile). Numeri in controtendenza rispetto all’andamento nazionale, che nel 2018, con un totale di 195.778 matrimoni, presenta un aumento di circa 4.500 sposalizi rispetto al 2017 (+2,3%).

In linea con il resto d’Italia è però la preferenza verso il rito civile e la progressiva rinuncia a quello in chiesa. Nel 2017 a Piacenza erano state in tutto 368 le unioni religiose contro le 513 civili. In quest’ultimo caso lo stesso numero lo si ritrova anche nel 2018, mentre i matrimoni religiosi hanno fatto registrare un – 47 rispetto all’anno precedente (sono stati in tutto 321).

LA SITUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE  (FONTE ISTAT) – Come riporta l’Istat nel suo rapporto sulle unioni in Italia, nel 2018 sono stati celebrati in Italia 195.778 matrimoni, circa 4.500 in più rispetto all’anno precedente (+2,3%). Prosegue la tendenza a sposarsi sempre più tardi. Attualmente gli sposi al primo matrimonio hanno in media 33,7 anni e le spose 31,5 (rispettivamente 1,6 e 2,1 anni in più rispetto al 2008). Le seconde nozze, o successive, dopo una fase di crescita rilevata negli ultimi anni, dovuta anche all’introduzione del “divorzio breve”, rimangono stabili rispetto all’anno precedente. La loro incidenza sul totale dei matrimoni raggiunge il 19,9%.

Considerando gli anni più recenti, nel biennio 2015-2016 c’è stato un lieve aumento dei matrimoni anche dovuto agli effetti del Decreto legge 132/2014 (introduzione dell’iter extra-giudiziale per separazioni e divorzi consensuali) e della Legge 55/2015 (“Divorzio breve”) che hanno semplificato e velocizzato la possibilità di porre fine al matrimonio in essere e, quindi, consentito di risposarsi a un numero maggiore di coppie rispetto al passato. La diminuzione dei primi matrimoni è da mettere in relazione in parte con la progressiva diffusione delle libere unioni. Queste, dal 1997-1998 al 2017-2018, sono più che quadruplicate passando da circa 329 mila a 1 milione 368 mila. L’incremento è dipeso prevalentemente dalla crescita delle libere unioni di celibi e nubili, passate da 122 mila a 830 mila circa.

Accanto alla scelta delle libere unioni come modalità alternativa al matrimonio, sono in continuo aumento le convivenze prematrimoniali, le quali possono avere un effetto sul rinvio delle nozze a età più mature (posticipazione del primo matrimonio). Ma è soprattutto la protratta permanenza dei giovani nella famiglia di origine a determinare il rinvio delle prime nozze.

Nel 2018 sono state celebrate 33.933 nozze con almeno uno sposo straniero, il 17,3% del totale dei matrimoni, una proporzione in leggero aumento rispetto all’anno precedente. Sempre nel 2018 sono state costituite 2.808 unioni civili (tra coppie dello stesso sesso) presso gli Uffici di Stato civile dei comuni italiani. Queste si vanno a sommare a quelle già costituite nel corso del secondo semestre 2016 (2.336), anno di entrata in vigore della Legge 20 maggio 2016, n. 76, e dell’anno 2017 (4.376). Come nelle attese, dopo il picco avutosi subito dopo l’entrata in vigore della nuova legge il fenomeno si sta ora stabilizzando.

 

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