Dall’ipnosi del Muro all’incredibile 1989, Ezio Mauro racconta le “Anime prigioniere” della storia

Quello straordinario 9 novembre 1989 sembrava non dovesse arrivare mai. Come se il Novecento avesse scelto Berlino quale “palcoscenico predestinato per mettere in scena l’eterna dannazione d’Europa”.

Nel reportage giornalistico a puntate scritto per “Repubblica”, immergendosi da vicino tra la Berlino del Muro e quella della sua caduta, Ezio Mauro racconta questa parabola. La sua narrazione, che si dipana mese dopo mese – dal gennaio al novembre 1989, anno in cui il giornalista è stato inviato di “Repubblica” a Mosca – prende anche la forma del suono in uno spettacolo teatrale “Berlino. Cronache del Muro”, promosso dalla Fondazione Piacenza e Vigevano e andato in scena lo scorso 4 novembre al Teatro Filodrammatici di Piacenza. E si arricchisce di voci in un libro dal titolo: “Anime prigioniere. Cronache dal muro di Berlino” (Feltrinelli Editore), dipingendo la vita oltre il cemento di pietra del Muro.

Poco prima della caduta, Erich Honecker, Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica Democratica Tedesca (Ddr) aveva giurato che quella prigione sarebbe durata almeno altri 50 anni. Ma Mosca e Berlino erano ormai divise su tutto, la fine del regime comunista stava arrivando inesorabile. Per quanto nessuno sapesse come e quando sarebbe davvero successo dopo 28 lunghi anni di paralisi. Parte da qui lo spettacolo teatrale di Mauro e da qui si sviluppano i suoi scritti, con il Muro come ultima garanzia rimasta al regime, simbolo ormai evidente di tutta la sua impotenza. Quasi che il comunismo avesse “sacralizzato la propria insicurezza, costruendo nel cemento della pietra e nel ferro del filo spinato il monumento fisico della propria eternità metafisica”.

Sempre tramite diversi episodi del “miracoloso 1989”, racconto e spettacolo teatrale prendono quindi vita. Ezio Mauro arriva in scena, insieme ai fogli dei suoi scritti, da cui tutto ha inizio e a cui, in fondo, tutto torna, accompagnato sul palco da Massimiliano Bivaras, seconda voce narrante, e da un leggìo, una fonte di luce ad esaltarne il viso, un microfono. Oggetti essenziali, ma gli unici necessari al racconto. Attorno al 1989 prende dunque corpo la Storia: della Ddr con i suoi odori e le sue forme; dell’immediato dopoguerra, con il blocco di Berlino Ovest e il ponte aereo americano del 1948; della rivolta operaia nel ’53. E, soprattutto, della fatidica notte sospesa a metà tra il 12 e il 13 agosto 1961, in cui nasce il Muro che per 28 lunghi anni avrebbe spezzato Berlino e il mondo in due rigidi blocchi contrapposti, quello occidentale e quello orientale.

Poi la decomposizione a macchia del comunismo nei Paesi dell’Est Europa e una spinta sempre maggiore di libertà a partire dalle riforme promosse dal Cremlino; il dialogo tra Mosca e Washington; fino alla caduta del Muro e alla fine della cortina di ferro. Nessun cittadino, neppure la polizia, aveva idea che si stesse costruendo quella barriera, ma ben presto la linea del Muro, prima fatto essenzialmente dai cavalli di Frisia e dal reticolato di filo spinato, si consolida, trasformandosi in un mostro “che vive in mezzo alla città, attraversa l’Europa, corre per 156 chilometri, innalzandosi per 3 metri, con il corpo composto da 45000 sezioni di cemento. Vigila con centinaia di torri di sorveglianza e si circonda con la ‘striscia sabbiosa della morte’. Minaccia con le ami. Spaventa con 5000 cani da pastore addestrati, dai denti rastremati e pronti all’impiego”.

Corrono e si rincorrono le cifre sulla scena a radiografare la monumentalità del Male, mentre il giornalista racconta. E il Muro si fa “immagine universale – spiega bene Lech Walesa, tra i principali oppositori attivi del regime, intervistato a Danzica -. Parlava a tutti, “ricordando ogni giorno la mancanza di libertà”. “Condizionava anche noi, pur cittadini liberi – dice Walter Momper, allora borgomastro di Berlino Ovest -, con l’ombra continua di quello sbarramento”.

L’Occidente sottovaluta la gravosa portata del Muro: tanto che Kennedy, avvisato della barriera con il clamoroso ritardo di 17 ore, non lascerà la sua residenza di vacanza, valutando l’accaduto come una mossa difensiva di Berlino Est. Eppure, dopo solo un anno, le vittime del Muro sono già 27: l’ultima, un operaio di 18 anni ucciso a colpi di kalashnikov, mentre cercava di scappare. Ma insieme alla morte attorno al Mostro di cemento continua, in qualche modo, la vita. Disperata, angosciante, ma anche alla ricerca di una pur minima forma di normalità. Famiglie e destini spezzati, con genitori divisi dai figli, fidanzati dalle compagne. Sfilano, documentate in immagini d’epoca le Trabant fumanti, il modernismo plastico della Ddr, lo sport dopato, gli amori, lo spionaggio scientifico della Stasi, che impaurisce e seduce gli intellettuali. E David Bowie in concerto a Berlino Ovest nel 1987, mente canta “Heroes” con le casse rivolte anche ad est, segno evidente che qualcosa stava prepotentemente cambiando.

Notizie di morte, suicidi, tentativi di fuga falliti gettandosi dai tetti sui materassi, o calandosi dalle finestre murate, non bastarono in quei 28 anni a spegnere il desiderio di libertà nei cittadini; anche a rischio della vita: molti tunnel furono scavati sottoterra per cercare di beffare il Muro e le sue guardie, spesso con l’aiuto dell’Ovest. Così, Domenico Sesta e Luigi Malaspina, italiani, hanno costruito 120 metri di tunnel da Ovest a Berlino Est, insieme al compagno universitario Joachim Rudolph.

Fino a quella notte, l’ultima, il 9 novembre 1989: con l’annuncio in tv dell’apertura immediata delle frontiere. Nè polizia di guardia, nè berlinesi sanno cosa fare. E si dirigono smarriti verso il Muro: in una notte Berlino tornerà ad essere una sola città e insieme a lei l’Europa intera. E oggi? Ancora una volta occorre lottare per la libertà, per il valore della diversità umana. Sempre. Aldilà di ogni necessità storica.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.