Il dramma dell’11 settembre negli occhi di una giovane prof. Incontro al liceo Volta

“La luce di Dio ci guarda o ci acceca?”. Questa è stata la domanda fondamentale alla base dell’incontro tenutosi lo scorso 9 novembre, quando alcuni studenti del Polo Volta di Castel San Giovanni (Piacenza) hanno avuto l’opportunità di ascoltare le commoventi parole di Ornella Dallavalle, autrice del libro “Un anno e un giorno”. La scrittrice è stata intervistata da Lorenzo Zilioli, ex studente del liceo scientifico Volta, per di più autore e conduttore di “People Talk”.

Un libro che non è un’autobiografia, anche se prende spunto dalla vita reale della scrittrice, arrivata a New York poco prima del fatidico 11 settembre. Un’esperienza che Ornella Dallavalle ha voluto condividere con gli studenti del Volta. Trasferitasi a New York il 10 agosto del 2001, Dallavalle ha iniziato a lavorare come docente di matematica in una scuola pubblica nel cuore di Brooklyn. Quattro giorni prima della strage dell’11 settembre si era recata proprio all’interno delle Torri Gemelle per festeggiare l’inizio di una sorprendente, seppur difficile, carriera lavorativa e di una nuova sfida che avrebbe dovuto vincere.

Ornella Dallavalle ha ancora impresse nella sua mente tutte le drammatiche immagini che hanno caratterizzato le dinamiche della giornata dell’11 settembre del 2001: non appena voltò lo sguardo verso la finestra, notò una scena tragica, quasi come quelle che spesso si vedono nei film. L’azzurro del cielo settembrino si confondeva tra le nuvole e le nubi di fumo grigie ed oscure. Le fiamme divampavano ovunque, creando un’atmosfera terrificante, carica di paura e di tensione. L’autrice non riuscirà neanche mai a rimuovere dalla sua memoria gli occhi intrisi di lacrime di uno studente che, dopo aver appreso l’accaduto, si era ricordato che sua madre si trovava, proprio in quel momento, all’interno delle Torri Gemelle. Il ragazzo aveva perso il controllo: il suo cuore era distrutto dal dolore e continuava a disperarsi, nonostante i compagni avessero provato più volte a rassicurarlo. Tutti i tentativi di calmarlo risultarono vani, di fronte alla consapevolezza di aver perso una delle persone più importanti della sua esistenza. E, purtroppo, questa è solo una delle 3000 vite che sono state distrutte a causa dell’ignoranza umana.

Sicuramente quel ragazzo avrebbe desiderato tornare a casa come tutti gli altri giorni e sentirsi accolto dall’amore della madre, oppure, per lo meno, avrebbe voluto poter salutare colei che lo aveva fatto nascere per l’ultima volta, confessandole il forte affetto che provava nei suoi confronti e ringraziandola per tutti gli sforzi che aveva compiuto per farlo crescere. Magari, quel ragazzo non sarebbe mai più riuscito a vedere la bellezza dei reali colori del mondo, sentendosi come i ciechi del romanzo “Cecità” di Josè Saramago. La vera domanda è: se l’uomo desidera raggiungere la pace e la perfetta uguaglianza, perché arriva a compiere certi gesti estremi, spietati ed ingiusti?

Forse, in fondo, sono ancora presenti le anime di coloro che sono morti a causa dell’attentato; magari i loro volti verranno sempre ricordati nel cuore di New York, tuttavia, nessuno potrà mai ridar loro la vita. L’11 settembre del 2001, gli attentatori avevano studiato tutto alla perfezione per spegnere le vite di molti individui, come si fa con l’interruttore della luce. Nonostante i numerosi morti, la città di New York ha deciso di non arrendersi, proprio in ricordo di coloro che non ci sono più, ed ha rialzato la testa, ancora più forte di prima. C’è chi sogna ancora di poter rivedere i propri parenti, con la grande speranza che non si ripeta mai più un gesto così spietato.

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