Lo strano “silenzio stampa” prima di Piacenza-Gubbio IL COMMENTO

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L’allenatore del Piacenza Arnaldo Franzini non ha incontrato i giornalisti alla vigilia della partita di campionato come da consuetudine. La società ha annunciato uno strano e parziale silenzio stampa, ovvero possono rilasciare dichiarazioni soltanto il Direttore Generale Marco Scianò ed il Direttore Sportivo Luca Matteassi.

Non sono state dichiarate le motivazioni, ma si ha ragione di credere che la decisione sia stata presa dopo la ridicola contestazione di una decina di tifosi all’allenatore di mercoledì scorso in Coppa Italia contro l’Imolese. L’atteggiamento della società ha reso la partita col Gubbio (al Garilli domenica con inizio alle ore 15) particolarmente delicata, se non imbarazzante. Il Gubbio è un’ottima squadra e sta attraversando un momento fortunato. Certamente non sarà facile batterla. E se ciò non avvenisse che cosa succederà? Ed anche un’eventuale vittoria siamo sicuri metterebbe fine al “caso” Franzini? Ne dubitiamo.

E’ nostra convinzione che la società abbia commesso un grave errore con questo silenzio stampa parziale; primo perché i giornalisti non hanno nessuna responsabilità nella polemica. Anzi, hanno sempre appoggiato la società nella difesa del suo operato. Secondo, perché ha messo in grande difficoltà il suo allenatore. E’ vero che la presidenza gli ha sempre confermato e rinnovato la fiducia, ma ciò non basta, perché se così veramente fosse deve prendere le distanze da chi lo contesta. Deve farlo ad alta voce ed in modo inequivocabile prendendo le distanze dai contestatori, in quanto l’allenatore è patrimonio della società ed i giocatori hanno bisogno di vedere in lui una guida sicura ed autoritaria.

A questo riguardo vogliamo ricordare un episodio di cui noi (assieme a tanti altri) fummo testimoni. Quando nel lontano 1992 Gigi Cagni (allenatore del Piacenza) venne aspramente contestato fuori dallo stadio, dopo un Piacenza –Padova, da alcune centinaia di tifosi, il nostro grandissimo presidente ingegner Leonardo Garilli gridò loro che Gigi Cagni era l’allenatore del Piacenza e faceva parte della famiglia e chi amava la famiglia doveva amare anche Gigi Cagni. Chi non era disposto se ne andasse per altre strade ed aggiunse una frase (in dialetto) che passerà alla storia: “Al Piasensa ad cuion ag na mia bisogna, se inveci da vegn a la partida i van in piassa im fan un gran piaser”.

Quando pronunciò quella frase la squadra era in zona retrocessione, a fine campionato fu promossa in serie A.

Luigi Carini

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