Plastic Tax, Murelli e Pisani (Lega) insieme a Foti (FdI) incontrano gli imprenditori

La plastic tax che il Governo vuole introdurre – una tassa che sarebbe applicata solo in Italia – provocherebbe gravi danni al settore degli imballaggi, nel quale l’Italia è leader in Europa e nel mondo sia nella produzione sia nella realizzazione delle macchine per la lavorazione. L’intenzione di tassare la plastica porterebbe ai consumatori un aumento del costo di tutti i prodotti imballati, soprattutto gli alimentari (generi di prima necessità di cui già si paga il sacchetto di plastica per la frutta e la verdura). Questa tassa preoccupa non solo i cittadini, ma anche le aziende che producono gli imballi, con la preoccupante prospettiva di vedere ridotti i livelli occupazionali. Le ricadute si avrebbero quindi sulle imprese e sui cittadini che ne pagherebbero il costo finale.

Sono, in sintesi, alcuni dei temi toccati il 15 novembre nell’incontro tra i parlamentari della Lega, Elena Murelli e Pietro Pisani, e quello di Fratelli d’Italia Tommaso Foti, e Lorenzo Marchi, responsabile di Confindustria per la plastica e la chimica. All’incontro presenti anche Luisa Fornaroli – madre di Marchi e titolare della storica azienda piacentina – Paolo Arcelli, responsabile di Plastic Consult (una società privata e indipendente che raccoglie dati, monitora il mercato e stila analisi, una sorta di Istat per il settore della plastica) e Carlino Volpone, general manager della Pdm (azienda di packaging).

Al Senato, le opposizioni hanno già presentato numerosi emendamenti, mentre altri ne verranno portati alla Camera: «E’ una tassa assurda, che penalizza un intero settore e che potrebbe provocare la chiusura di molte imprese, soprattutto in Emilia Romagna, regione leader in Italia e in Europa un successo a cui contribuisce con tante aziende anche Piacenza» hanno detto i parlamentari. La plastica, hanno sostenuto gli industriali, è necessaria per tantissimi settori, a partire dagli alimenti fino alla sanità. Garantisce sicurezza, igiene e leggerezza. «Se qualcuno getta una bottiglia in un fiume si deve multare il colpevole, non l’azienda che ha prodotto la bottiglia».

Sul rispetto dell’ambiente, le aziende ricordano come da anni esistano consorzi per la raccolta, il recupero e il riciclo e che la sostenibilità è in testa alla loro azioni. Sulle bioplastiche, Arcelli ha mostrato dei dati da cui si evince come, attualmente, la produzione mondiale non basterebbe nemmeno a soddisfare il fabbisogno di un Paese come l’Italia. I contro sono tanti:  nessuno pagherebbe il valore ambientale, anche se fosse obbligato da una tassa; è impensabile sostituire tutti i polimeri convenzionali utilizzati negli imballaggi con materiali biobased o compostabili; alti, infine, i livelli di evasione ed elusione di fronte a tasse “forzate normativamente”.

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