Quando economia e tecnologia annullano identità, incontro con Fini in Fondazione

Si stava meglio quando si stava peggio? Da questa domanda prende le mosse l’incontro “Le disavventure della ragione” con Massimo Fini, giornalista e scrittore, intervistato da Gian Giacomo Schiavi. A fornire lo spunto il libro “La ragione aveva torto?” dello stesso Fini, in cui viene smantellato il mito della modernità.

Massimo Fini

“Economia e tecnologia – dice – sono i grandi dominus dell’epoca contemporanea, stiamo perdendo i valori pre ideologici e pre religiosi che stanno alla base della nostra comunità. L’essere definiti “cittadini del mondo” è una utopia, l’uomo ha bisogno di vivere in un luogo riconosciuto, l’identità è un fatto fondamentale. Se pensiamo al mondo digitale, che valore può avere poter essere in contatto con chi vive, ad esempio in Giappone? Non è un contatto vero, è virtuale, mentre magari non conosci neppure il tuo vicino di casa”.

Modernità non significa felicità. “La rivoluzione industriale è stata fondamentale, ma ha innescato la modernità e questa, attraverso una razionalizzazione estrema del nostro vivere, ci fa vivere peggio di prima. Non a caso nevrosi e depressione nascono con la modernità – osserva Fini -. Negli Stati Uniti, culla di questo tipo di pensieri, 560 persone su mille fanno uso di psicofarmaci. E’ gente che non vive bene nella sua pelle, perché da un mondo statico, sicuramente pensante e faticoso ma che aveva una sua armonia, un suo equilibrio, si è passati a un mondo dinamico, dove tu non hai mai un momento di quiete e tranquillità, vai a una velocità tale che a 40 anni sei già obsoleto. Un modello che si basa sulla crescita esponenziale esiste in matematica ma non in natura, e quando non potrà più crescere – e ormai ci siamo vicini – collasserà su se stesso”.

Quale quindi, la soluzione? “Invertire questo percorso è difficile, perché sarebbe necessaria una rivoluzione culturale che sarebbe troppo lunga e complessa. C’è un antidoto esistenziale – dice -, che è quello di rifugiarsi nelle amicizie e negli amori. Oppure ritornare alla natura”.

L’appuntamento rientra nella rassegna “Le ragioni del torto”, promossa dalla Fondazione di Piacenza e Vigevano, dedicata a pensatori non convenzionali. L’ultimo incontro si terrà il 14 gennaio, con lo storico Alessandro Barbero, sempre alle 18 all’auditorium di via Sant’Eufemia.

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