75 anni fa il sacrificio dei partigiani ai Guselli, il ricordo tra la nebbia foto

Al Passo dei Guselli, a poco più di 900 metri di altitudine a cavallo tra Valdarda e Valnure, il 4 dicembre del ’44 si era compiuto uno degli episodi più tragici di tutta la lotta di liberazione piacentina.

Era il tempo del grande rastrellamento deciso da Berlino con l’obiettivo di sbaragliare la resistenza; al comando di ufficiali nazisti, la 162esima Divisione Turkestan, formata da soldati rastrellati in alcune repubbliche sovietiche, si era calata sull’Appennino tosco-emiliano macchiandosi di stragi ed eccidi; 27mila uomini erano stati inviati fra le montagne di Parma e Piacenza.

Quel giorno i ‘turkestani’ avevano travolto la colonna della Divisione garibaldina ‘Vladimiro Bersani’. Risultato: 33 caduti sul campo, altri dieci erano stati fucilati nei giorni seguenti e tre finiti nei lager. Fra i caduti una combattente di grande coraggio: la ‘Tigrona’, una maestra parmigiana finita nelle file della resistenza piacentina: Luisa Calzetta, anche il suo sangue aveva macchiato la neve di quei boschi.

Domenica scorsa, primo dicembre, c’era la nebbia e scendeva una fredda pioggia ai Guselli di Morfasso, con le mani protette dai guanti, le sciarpe ben avvolte attorno al collo, i cappelli calati fin sugli occhi, e ben stretti nei cappotti, un gruppo di donne e uomini ha reso onore ai 43 martiri partigiani vittime della ferocia nazista ai Guselli e ai 22, tra i quali due civili, una mamma con il suo bambino, travolti dalla stessa furia disumana il 6 gennaio ’45 a Rocchetta, pochi chilometri più a valle.

Per ricordare i partigiani e il loro sacrificio fiori, corone di alloro, preghiere, la benedizione dei cippi sui quali sono incisi i loro nomi, accorate parole dalle autorità, i sindaci di Morfasso Lugagnano e Bettola: Paolo Calestani, Antonio Vincini e Paolo Negri accompagnati dalle rappresentanze dei carabinieri e del volontariato sociale.

La cerimonia al Passo dei Guselli

E soprattutto c’erano rappresentanti delle sezioni Anpi provinciale e comunali a testimoniare di avere ben stretto il timone della difesa di quei valori per cui sono morti. E c’era Ugo Magnaschi, nonagenario “ragazzo”, uno degli ultimi combattenti, vivente, della lotta di liberazione piacentina.

Folate di freddo soffiavano sulla commemorazione, un nulla al cospetto di tanto sacrificio compiuto quei giorni di 75 anni fa da giovani di queste valli, di province e di regioni diverse che si erano trovati sulle nostre montagne accomunati dall’obiettivo di vedere affermate libertà, democrazia e pace.

La cerimonia al Passo dei Guselli

Il sindaco Calestani ha associato il ricordo dei caduti nell’imboscata del 4 dicembre ai Guselli ai caduti del 6 gennaio a Rocchetta: “Noi siamo qui in silenzio e ancora attoniti ad interrogarci lasciandoci interpellare degli eventi della storia”.

“Ma perché siamo in silenzio ? E poi perché siamo qui? Solo per tradizione o solo perché facciamo parte di associazioni? Credo proprio di no! Credo che siamo qui per cercare di vedere che cosa  possiamo di nuovo imparare dall’eroismo di questi giovani in vista di un tentativo di guardare con attenzione e impegno al futuro. Siamo qui perché vogliamo riascoltare la voce di queste persone perché i loro messaggi diventino ricchezza aiutandoci a diventare cittadini sempre più consapevoli”.

Il sindaco di Morfasso ha fatto poi riferimenti al presente: “In questo tempo problematico abbiamo il compito di portare avanti con impegno gli ideali di diversi anni fa e di sempre”.

“Oggi, più che mai, è  fondamentale credere in una partecipazione attiva andando alla ricerca, a cominciare dal nostro piccolo, del bene comune superando odio, divisioni, pregiudizi e tentazioni  razziste”.

La cerimonia al Passo dei Guselli

“I giovani partigiani che oggi ricordiamo ci invitano a sentirci impegnati a cercar di vivere una vita sociale fatta di gesti concreti. E questi hanno un nome: partecipazione. E partecipare è vivere la consapevolezza del proprio ruolo nel contesto sociale. Questi partigiani hanno dato la vita anche fisicamente, noi siamo chiamati a  darla in un impegno fattivo perché la convivenza, sia a livello locale che a livello nazionale, divenga sempre più civile e si superi la grossa tentazione di oggi, che è quella dell’odio e del non ascolto dell’altro a diversi livelli”.

Calestani è stato infine latore del messaggio attraverso il quale Giuseppe Borea ha ricordato lo zio don Giuseppe Borea, il parroco di Obolo perseguitato e poi ucciso dai fascisti il 17 febbraio del ’45.

“Veniamo qui per l’ammirazione e il rispetto che dobbiamo a questi uomini straordinari della nostra terra, per i grossi debiti di riconoscenza che abbiamo nei loro confronti”.

Con queste parole ha introdotto il suo intervento l’oratore ufficiale della commemorazione Mario Miti, componente il consiglio provinciale dell’Anpi di Piacenza, che ha espresso la sua ammirazione per “il grande coraggio di chi ha fatto la  scelta di resistere, di prendere dei rischi gravissimi, di affrontare una vita molto dura, di combattere in tutti i modi (con o senza le armi) lottando per un avvenire diverso, per una società più giusta, per un ideale di libertà”.

“Sapete, era molto più comodo stare dalla parte dei più forti, tedeschi e fascisti, collaborare, nascondersi o forse fare la spia”.

La cerimonia al Passo dei Guselli

E guardando all’oggi Miti ha richiamato l’attenzione sulle gravi distrazioni del nostro tempo, nel quale “la parola rispetto ha perso significato, così come si sono persi per strada tanti altri valori: la solidarietà, la coerenza, il sacrifico, il dovere, la dignità, l’onesta, il senso di giustizia, il desiderio di pace. dove la parola libertà viene intesa come la possibilità di fare spudoratamente i propri comodi”.

“Oggi – ha continuato l’esponente dell’Anpi provinciale -, abili incantatori di serpenti stanno facendo passare il concetto che la conoscenza di quanto è successo in passato sia inutile; che la storia non serva; che chi sa, chi legge, chi va a fondo, chi studia, chi cerca di capire le cose, è un nemico.

Oggi dicono che la democrazia è inutile e costosa.

Tre slogan in croce, possibilmente urlati, un nemico inesistente ma inventato ad arte bastano per ottenere il consenso”.

“I problemi veri sono difficili da risolvere, basta una delega al buio”.

Miti è poi entrato nella dinamica di quell’attacco a sorpresa,

spiegando come, dalle 9,30 alle 11 circa, 26 giovani erano stati uccisi, 10 fatti prigionieri e uccisi in seguito e due inviati al lager di Flossemburg.

La cerimonia al Passo dei Guselli

Erano combattenti delle brigate 141^, 142^, Stella Rossa, 38^, “Mac” e del distaccamento di Gusano.

L’esponente dell’Anpi ha poi letto nel silenzio dei partecipanti i nomi dei combattenti. Così è stato a Rocchetta, pochi chilometri dai Guselli. Tra quei 22 caduti anche una mamma, Maria Negri e il suo bambino, Erminio Gaffuri di soli sei anni.

Ha chiuso gli interventi Stefano Pronti, presidente del comitato provinciale Anpi di Piacenza, con una riflessione sugli articoli 2 e 3 della Carta Costituzionale laddove sono indicati i diritti dei cittadini davanti alla legge, quale che sia il ceto sociale, il genere, il colore della pelle o la fede religiosa. Un diritto in certe parti oggi messo in discussione da germogli di fascismo, contro il quale centinaia di migliaia di giovani avevano coraggiosamente combattuto sacrificando la loro vita.

MVG

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