“Investimento in salute diminuito di 2 miliardi in 8 anni. A Piacenza il sistema ‘tiene'”

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“E’ una consolazione molto amara quella di aver precorso i risultati a cui è arrivato l’Ufficio parlamentare di Bilancio: la spesa per il personale sanitario in Italia è tra quelle che hanno risentito maggiormente delle restrizioni degli ultimi anni. Tra il 2010 e il 2018 la spesa si è ridotta in valore assoluto di quasi 2 miliardi. A questo andamento è corrisposto un ridimensionamento del numero di lavoratori, compresi medici e infermieri. Una deriva che sta mettendo in evidenza una disparità di acceso nelle cure dei cittadini”.

Così in una nota Stefania Pisaroni, responsabile comparto sanità pubblica Fp Cgil di Piacenza e Guglielmo Lanza, responsabile medici e dirigenza Fp Cgil commentano i risultati de ‘Lo stato della sanità in Italia’, elaborato dall’Ufficio parlamentare di bilancio. La situazione in Emilia Romagna, sottolineano, tuttavia è positiva: “Nel periodo preso a riferimento, le politiche regionali sulla sanità, condivise con le organizzazioni sindacali, hanno permesso di mantenere lo stesso livello per quanto riguarda le dotazioni organiche e quindi la qualità dei servizi, e a Piacenza in particolare la situazione è rimasta “a pari” anche se cominciano anche da noi ad esserci problemi di reclutamento di figure sanitarie”, aggiungono i dirigenti sindacali piacentini.

“Da tempo denunciamo che negli ultimi anni l’investimento in salute è diminuito. Il punto è questo – proseguono i sindacalisti piacentini – a fronte di una riduzione di spesa di 2 miliardi di euro in otto anni, dovuti alla perdita di più di 42.000 lavoratori, si sta assistendo a uno spostamento delle cure verso la sanità privata. E’ evidente che l’aumento della spesa in sanità privata rappresenta un ostacolo rispetto all’universalità del sistema sanitario nazionale: non tutti possono permetterselo”. A questo andamento, si spiega nello studio, “ha corrisposto un ridimensionamento del numero di lavoratori, compresi medici e infermieri, in particolare nelle Regioni in piano di rientro. C’è bisogno su tutto il territorio nazionale di un piano straordinario di assunzioni, di aumentare le borse di studio per le specializzazioni e di rivedere tutto il processo di formazione post laurea dei giovani medici agevolandone l’accesso al SSN”

“Anche sul nostro territorio un grosso problema è rappresentato dai vincoli normativi che fanno sì che non si possano attribuire adeguate risorse incentivanti al personale. Maggiori fondi si traducono in azioni di miglioramento dei servizi, oltre al giusto riconoscimento per il maggiore impegno e l’assunzione di responsabilità a tutti i livelli da parte del personale. Consideriamo che la nostra è risultata prima tra le regioni italiane ad aver drasticamente ridotto i tempi delle liste d’attesa per visite ed esami. E’ chiaro che per ottenere un abbattimento delle liste d’attesa tutti i professionisti e gli operatori sanitari hanno contribuito al raggiungimento dei risultati a beneficio dell’intera comunità”.

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