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“La donna-Barbie? Che orrore! Preferisco Pippi Calzelunghe” foto

Più che una fiaba degna delle più belle principesse da sempre conosciute, la vita della donna contemporanea appare un vero orrore, dall’infanzia fino alla vecchiaia.

Così sembra almeno ad Alessandra Faiella, attrice ed autrice, brillante monologhista, che con “La versione di Barbie” presso Palazzo Rota Pisaroni della Fondazione di Piacenza e Vigevano, ha conquistato il premio “Oltre Pulcheria” 2019 lo scorso 12 dicembre, consegnato dall’assessore Federica Sgorbati e da Milena Tebaldi Montenz della Fondazione. Secondo appuntamento della manifestazione piacentina annualmente dedicata al genere femminile, artisticamente diretta da Paola Pedrazzini (in gennaio Rita Dalla Chiesa concluderà la rassegna), il monologo della Faiella – tratto da un suo testo del 2013 – divertente e insieme dissacrante e profondo, entusiasma il numerosissimo pubblico presente.

Addentrandosi nella selva di stereotipi, condizionamenti, dogmi sociali che la donna ancora oggi subisce, ma ai quali fa spesso – più o meno consapevolmente – l’occhiolino, l’attrice non ha bisogno della quarta parete per tenere viva l’attenzione: sa improvvisare, coinvolgere lo spettatore con la battuta inaspettata; la forza dei gesti, della comicità, dello sguardo. E così eccola immersa a ricordare la sua infanzia, terribile, come quella delle altre bambine: obbligata a giocare con le Barbie, tutte plastica, naso rifatto, tette rifatte. “E cosa faceva di tanto intelligente in fondo Barbie se non stare sdraiata a flirtare con Ken, nient’altro che un tronista?

“Io odiavo quel modello di femminilità, che purtroppo però faceva impazzire molte mie amiche – ha continuato Faiella -: la Ludo ad esempio mi costringeva ad interi pomeriggi di Barbie – sfilate: Barbie fornaia, hostess, modella, bagnina, mille altre. Tutte fatte con lo stampino. E sarebbe quella la donna vera ? No, io avrei preferito giocare ai cowboy e agli indiani, come Pippi Calzelunghe. Lei sì che era donna: autonoma, semplice, libera, stava benissimo anche senza genitori e sapeva cavarsela sempre”.

Poi la terribile adolescenza incombe, con i suoi mutamenti ormonali. “E la cosa meno difficile da fare è stare chiuse ore in una stanza a cantare “Come mai” degli 883 aspettando per un si – continua l’attrice nel suo sarcastico percorso formativo – mentre nell’attesa si flirta con il poster del proprio attore preferito”. “Del resto facciamo fatica persino a chiamare le cose con il loro nome: alle mestruazioni preferiamo ‘il marchese'” ha sottolineato. E vogliamo parlare della pubblicità? Dalla donna che “gode mangiando il Magnum”, alla casalinga disperata che “raggiunge l’orgasmo solo sconfiggendo l’acaro”, fino alle “mutandone iper-protettive per trentacinquenni incontinenti”, anche la televisione ci si mette d’impegno per minare l’autostima femminile.

“Ma il peggio arriva con l’avvicinarsi della terza età – ha spiegato Faiella – proprio non vogliamo rassegnarci, chissà perché, allo scorrere del tempo: secchezza, menopausa, crollo della libido (ma se si ha l’amante giovane, chissà come mai, si alza!); che incubo”! L’ironia dell’attrice è di quelle sagaci, capaci di virare inaspettatamente la rotta. E arriviamo, ora sì, alla vecchiaia. Donne depresse, noiose, ripetitive, prese tra cateteri e strumenti per la pressione. Ma Franca Valeri? Natalia Aspesi, che ancora oggi scrive bellissimi articoli? La signora Bertuzzi , che per Natale preparerà 350 anolini fatti in casa? La zia, ancora volontaria in ospedale? E poi c’è lei, Margherita Hack, che ci ha insegnato a voltare in alto lo sguardo per osservare le stelle.

Allora guardiamole tutte noi donne queste stelle, cercando di uscire in prima persona dagli stereotipi per prendere in mano la vita, invece di lamentarci. “E se per caso incontriamo il famoso tetto di cristallo, che ancora ostacola la carriera femminile, beh – conclude ironicamente Alessandra Faiella -, puliamolo con il vetril”!

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