“La forza di ricominciare”, la testimonianza dei sopravvissuti alla Shoah al Tramello foto

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“Vi invito caldamente a non dimenticare perché se lo farete i fatti si potranno ripetere”.

L’undici dicembre 2019 si è tenuto l’incontro con i coniugi Dario e Aida Foà i quali hanno vissuto durante il periodo delle leggi razziali. L’incontro è stato introdotto da Mattia Motta, giornalista e segretario FNS1 nonché ex studente dell’IS Tramello, il quale ha introdotto la tematica del fascismo e i pericoli odierni legati all’odio razziale.

In seguito ha preso la parola Aida Foà, la quale ha raccontato, con dolore, la sua storia travagliata iniziata a Siena dove, a causa delle leggi razziali, fu costretta ad intraprendere un viaggio duro e pericoloso con la sua famiglia per arrivare clandestinamente in Svizzera. Superato il confine, Aida venne divisa dai suoi genitori e affidata, in seguito alla decisione della madre, a una famiglia protestante di Zurigo dove proseguì gli studi. Il suo percorso fu difficile e tutt’oggi si trova ancora in difficoltà a raccontarlo perché in quegli anni venne molestata e subì violenze di ogni tipo, ma dopotutto si sente fortunata perché molti suoi coetanei non ce la fecero. Ha concluso dicendo “ho cercato di dimenticare tutto quello che ho sofferto, tenendo solo i ricordi positivi”

Esperienza diversa quella di suo marito Dario il quale, all’età di sette anni, non comprendeva il perché non potesse più frequentare la scuola, ascoltare la radio o giocare con altri bambini. Riuscì a finire la scuola grazie alla “Sezione speciale per i bambini ebraici”, a patto che fossero almeno dieci per aula con sei anni già compiuti. Sfortunatamente erano solo in nove ma i suoi genitori riuscirono a far iscrivere suo fratello, il quale aveva solo 5 anni, in modo da formare la classe. Dopo alcuni anni i due coniugi si sposarono, ebbero dei figli, ma solo poco tempo fa Aida raccontò alla famiglia la sua storia perché era troppo spaventata dalla loro reazione.

Da anni portano la loro storia nelle scuole, a lungo nascosta per cercare di dimenticare gli orrori subiti per la loro religione, perché si sonno ripromessi che finché saranno in vita continueranno a raccontare per far in modo che quelle atrocità non si ripetano più. All’incontro ha partecipato anche Beppe Carletti, fondatore dei Nomadi che nel 1966 pubblicarono il brano musicale “Canzone del bambino nel vento” per onorare la memoria delle vittime della shoah, tema molto vicino al musicista, che ha raccontato essere stato ad Auschwitz ben quattro volte, spesso con studenti, con grande commozione. L’incontro è terminato con una frase di Aida Foà “la vita è così ragazzi, brutta ma anche bella”.

La mostra, intitolata “binario 21”, è collocata nell’IS Tramello ed è possibile visitarla dal 4 al 17 dicembre su appuntamento telefonando al numero 0523 314032.

Federica Ottonelli classe 4A

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