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“Testimone della piacentinità”, restaurato in ricordo di Gianni Levoni lo stemma di Piacenza

Testimone autentico della piacentinità più autentica, quella verace e popolaresca e quella più rigorosa e istituzionale.

Gianni Levoni, scomparso 25 anni fa, è stato così ricordato in consiglio comunale dal sindaco Patrizia Barbieri e dell’assessore alla Cultura Jonathan Papamarenghi. La famiglia, rappresentata dal consigliere comunale Antonio Levoni – insieme ai fratelli Massimo e Luca, alle figlie Valentina e Rossella – ha deciso di restaurare il dipinto che raffigura lo stemma di Piacenza, esposto nella stessa sala del Consiglio, in occasione di questa ricorrenza.

Gianni Levoni, ex consigliere e assessore comunale, nonché autore di alcune delle canzoni dialettali più conosciute di Piacenza, tra le quali il vero e proprio inno “Tal dig in piasintein”, è “riuscito ad affermare l’autentica identità piacentina – ha detto il sindaco Patrizia Barbieri -, ha dato tanto alla città sia nelle sue vesti di amministratore che di canzoni entrate nella tradizione, e che io ho imparato fin da bambina”. “Il restauro dello stemma – spiega Levoni – ha per noi questo significato: rendere omaggio alla memoria di nostro padre, attraverso il recupero del simbolo istituzionale della città nel suo nome, lui che ha scritto il “simbolo” canoro di Piacenza, Tal dig in Piasintein”.

Un omaggio, che ha un significato profondo perché lo stemma di Piacenza viene esposto all’interno del consiglio comunale, sottolinea l’assessore Papamarenghi. Marilena Massarini, prima di intonare La Butunera, altra canzone simbolo della nostra città, ha ricordato l’onestà di Gianni Levoni e di come il suo sosteno sia stato importante, nel suo approccio alla musica popolare piacentina.

VIDEO – L’OMAGGIO DI MARILENA MASSARINI

IL PROFILO – Gianni Levoni è stato un amministratore di lungo corso, dalla metà degli anni Sessanta fino al 1990 ha ricoperto la carica di consigliere comunale e tra il 1970 al 1975 è stato assessore alle Opere pubbliche, mentre dal 1985 al 1990, ha ricoperto la carica di assessore allo Sport. Ha fatto parte, tra l’altro, del CdA dell’Azienda ospedaliera e ha sempre creduto nella libertà e nella democrazia, attraverso la sua adesione al Psdi, e alla sua ammirazione verso uomini come il presidente della Repubblica, Giuseppe Saragat e per Gianni, il rispetto e l’attenzione verso le persone erano fondamentali.

Gianni, ha sempre messo avanti ad ogni cosa la sua città, con il suo dialetto rigorosamente “dal sàss”, coi suoi modi familiari e con quel suo essere in grado di sdrammatizzare anche i momenti di maggiore difficoltà, con una battuta, un modo di dire tipicamente piacentino.

Levoni è stato figlio di una generazione che ha sofferto, che ha visto da bambino il fascismo nel suo periodo di maggiore consenso, i drammi della guerra, la miseria e la voglia di ricominciare del Dopoguerra insieme all’entusiasmo del boom economico e alla crescita definitiva degli anni Settanta e Ottanta. A proposito di guerra, Gianni Levoni, partì giovanissimo e fortunatamente ritornò; di quand’era ragazzo e dovette partire, lo dirà poi in lingua piacentina, con una canzone, “T’al dig in piasintein”, che è diventata una sorta di inno alla piacentinità, la più famosa in assoluto: i concetti del soldato in guerra nel 1942 e il ricordo della sua innamorata, sono oggi una piccola “Lily Marleen”.

Aderì al movimento partigiano, e fece parte della “Brigata Volante Ballonaio”, una delle tante componenti del movimento di “Giustizia e Libertà”; si distinse per la Beffa di Verona, truffa a un importante generale delle SS, che servirà poi all’acquisto di abiti e di scarpe per ottocento partigiani del nostro territorio. L’Amministrazione comunale, nei primi anni Duemila, dedicò a Levoni gli impianti sportivi di Sant’Antonio. Fu una decisione del sindaco Reggi e in particolare del vicesindaco Francesco Cacciatore, allora assessore allo Sport, per un amministratore pubblico, Levoni, che aveva amato Piacenza e lo sport piacentino.

Di lui credo sia doveroso ricordare anche l’associazione, “La Forza dell’Amicizia”, che mise in contatto cittadini americani con la nostra realtà e spesso Gianni ricordava, la sua amicizia con il presidente Jimmy Carter e le sette volte in cui entrò alla Casa Bianca.

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