“Un manifesto per l’agricoltura del futuro” Presentata la ricerca del Politecnico foto

Pensare l’agricoltura del futuro: un lavoro lungo e complesso a cui sta provando a contribuire anche il Politecnico di Milano – Polo territoriale di Piacenza.

In questo senso, nell’ambito del progetto “L’azienda agricola piacentina del 2040”, è stata presentata nella mattinata del 5 dicembre alla Fondazione di Piacenza e Vigevano – sostenitrice dello studio – una prima importante ricerca, realizzata dal giovane docente Michele Roda e sviluppata sul territorio piacentino, in particolare nella zona della cosiddetta “asta” del Fiume Trebbia, dalle sorgenti alla confluenza del fiume Po.

“Si è trattato di un lavoro di ricerca corale – ha evidenziato Roda, introdotto nella sua esposizione da Dario Zaninelli, Prorettore del Polo di Piacenza del Politecnico – focalizzato su un tema, l’agricoltura, che mai come oggi è elemento chiave degli assetti economici, sociali e politici. L’argomento è stato affrontato con la volontà di indagare la capacità del fatto agricolo di essere fattore decisivo nella costruzione dei paesaggi contemporanei. La zona analizzata – l’asta del Fiume Trebbia – è un campo d’azione emblematico e particolarmente significativo: brani di terreni agricoli, con diversa intensità e produttività, si affiancano, sovrapponendosi, a paesi, infrastrutture ed elementi naturali”. Una ricchezza di casi – ha spiegato – che si radica in una pluralità di fasce altimetriche, dalla pianura alla montagna, restituendo appunto la complessità che è concetto ineludibile di questa ricerca”.

“Al termine di questa ricerca – ha aggiunto Roda – abbiamo capito che affrontare il tema della progettazione dell’agricoltura significa chiamare in causa categorie e strumenti che non sono lontani da quelli dell’architettura, del disegno urbano e paesaggistico: paradigmi che permettono di leggere e inquadrare le questioni nel campo delle diverse strategie di relazioni che il progetto esprime”.

“I luoghi agricoli studiati, radicati nel territorio e nel paesaggio, se progettati sollecitano diverse istanze e spunti di riflessione: la resilienza, come capacità di assorbire e di rigenerare, e quindi potenziale reazione alla fragilità dei nostri territori; un senso di identità e di condivisione, con importanti risvolti ed impatti anche a livello sociale, nell’ottica di un rinnovato legame tra terra e cittadini; alternative e sperimentali forme di contaminazione e di ibridazione, anche ma non solo tecnologica, finalizzate ad un aumento della sostenibilità”.

“Tante sfide si aprono nel ripensare il rapporto tra natura ed intervento umano: l’agricoltura è complessità, fattore di resilienza dei territori, fattore del cambiamento climatico, invade spazi nuovi e sorprendenti e accetta frammenti urbani, costituisce paesaggi diversi: ecco perchè – il suo invito finale – in un futuro studi come questi è auspicabile che possano contribuire a dare vita ad un vero e proprio manifesto dell’agricoltura che raccolga tutti questi elementi”.

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