A Piacenza 200 pazienti in dialisi e 19 trapianti di rene “Ogni organo è un dono che va salvaguardato”

“Qui c’è tanta gente che fa di tutto per farti sentire “normale”, persone che sanno quanto sia importante la qualità della vita una volta usciti dall’ospedale”.

Il pensiero di Alessandra Franchi, professoressa di scuola media piacentina, è quello delle tante persone che ogni giorno vengono accompagnate ed assistite dall’équipe del reparto di Nefrologia e Dialisi dell’ospedale di Piacenza. Dopo 5 anni di dialisi domiciliare a causa di un’insufficienza renale, nel 2012 è arrivata la chiamata che le ha cambiato la vita.

“Nel cuore della notte sono stata avvisata che dovevo andare a Bologna per il trapianto, finalmente era stato trovato un organo adatto a me – ha raccontato ai cronisti nella mattinata del 22 gennaio in occasione di una conferenza in cui sono stati presentati i dati del reparto piacentino relativi all’ultimo anno. “La preparazione e l’accompagnamento sono stati eccellenti in un periodo difficile della mia vita, fatto di dialisi notturne prima di andare a lavoro; il personale ospedaliero mi ha supportato al meglio, dandomi la forza di andare avanti in attesa della fatidica chiamata. Con il trapianto – la sua considerazione – è come se prendessi un “pezzo” di una persona che non c’è più: è un dono che va salvaguardato al meglio. Per il donatore avrò riconoscenza eterna, ed ogni volta in occasione dell’anniversario di quel giorno per me è come se fosse una sorta di secondo compleanno”.

Si è entrati poi nel dettaglio dei numeri relativi a trapianti e pazienti ricoverati nel reparto di Nefrologia dell’ultimo anno. “Un 2019 da  record – ha commentato il primario Roberto Scarpioni -, con diciannove piacentini che possono fare a meno della dialisi – o addirittura non l’hanno neppure iniziata – grazie ad un trapianto di reni. In 12 mesi l’équipe ha efficacemente preparato una ventina di pazienti, per affidarli poi ai centri di riferimento di Bologna, Parma e Pavia, dove solitamente vengono operati”. “Si tratta – ha evidenziato – di un numero quasi raddoppiato rispetto al 2018, in cui erano stati in tutto 11. Nei primi giorni del 2020, inoltre, si è già registrato un nuovo trapianto andato a buon fine: tutto ciò è motivo di grande soddisfazione e testimonia il grande lavoro di squadra che portiamo avanti anche in collaborazione con tutto il sistema regionale, e non solo”.

“Un paziente trapiantato – ha aggiunto – prima rimaneva in carico al centro trapianti per almeno sei mesi o un anno, prima di venirci riaffidato. Oggi, con grande orgoglio, possiamo dire che spesso tornano da noi solo due settimane dopo l’intervento. E’ un segno di rispetto e fiducia di quello che facciamo, un riconoscimento dell’efficacia delle nostre cure”.

Il primario Scarpioni – che sarà tra i protagonisti di un importante convegno in programma venerdì a Bologna – fa inoltre parte di un comitato tecnico scientifico dell’Emilia-Romagna che ha formalizzato qualche settimana fa le linee guida di riferimento dedicate a tutti i professionisti ospedalieri, i medici e i pediatri di famiglia, gli infermieri e tutto il personale assistenziale che partecipa alla cura della malattia renale cronica. “Attualmente a Piacenza e provincia abbiamo 200 pazienti in dialisi – ha informato -, di cui la metà fa riferimento all’ospedale cittadino e l’altra metà ai centri provinciali di Bobbio, Castel San Giovanni e Fiorenzuola. Infine, sono 35 le persone che fanno i trattamenti a domicilio con la dialisi peritoneale e due con emodialisi a casa, unica esperienza in Regione. Grazie a nuove metodologie di lavoro – ha detto Scarpioni – oggi l’età per il trapianto si è alzata fino a 70-75 anni. Per coloro che non sono candidabili, comunque, noi del reparto ci spendiamo per garantire loro un’ottima qualità di vita”.

Insieme al primario erano presenti anche Luca Baldino, direttore generale Azienda Usl Piacenza e Simona Lascani, coordinatrice Nefrologia e Dialisi Azienda Usl di Piacenza

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