“Agenzie fiscali a rischio impasse, a Piacenza dal 2016 personale calato del 20%”

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Di seguito la nota stampa unitaria dei sindacati confederali – a firma di Melissa Toscani (Fp Cgil), Ernesto Catino e Vincenzo De Canio (Cisl Fp), Giorgio Franchini (Uilpa) e Antonella Delfitto (Confsal/Unsa) sulla mobilitazione delle Agenzie Fiscali che sta interessando anche il territorio piacentino.

Giovedì 23 gennaio in tutte le Agenzie Fiscali d’Italia si è tenuta una prima giornata di mobilitazione (che proseguirà il 6 febbraio con una manifestazione nazionale a Roma) per richiamare l’attenzione del governo sullo stato in cui versano gli Enti che dovrebbero, con la loro azione quotidiana, garantire la tanto sbandierata lotta all’evasione fiscale e il recupero di quei 3 miliardi di maggiore gettito dichiarati dal Ministro Gualtieri. Oggi, nonostante gli slogan, assistiamo al punto più basso toccato dalle Agenzie dai tempi della loro costituzione: una completa disorganizzazione che sta rendendo impossibile garantire i servizi.

L’Agenzia delle Entrate è, ancora oggi e da ormai due mesi, priva di direttore generale, mentre il direttore vicario, che è anche responsabile del personale, a fine mese lascerà l’amministrazione finanziaria per andare in pensione. In tutta Italia, a fronte di circa 4.500 uscite, è previsto solo qualche centinaio di assunzioni. Come si può pensare di garantire servizi ai cittadini, come ad esempio i rimborsi di imposte che spettano ai contribuenti, se non c’è personale che possa lavorare le pratiche? E lo stesso vale per la più ampia “lotta all’evasione fiscale”.

A Piacenza, specchio di quanto avviene anche nel resto d’Italia, dal 2016 a oggi si è riscontrato un calo di personale di oltre il 20% e le attese per i prossimi due anni sono di un calo ancora più consistente sia per i pensionamenti “naturali” che, seppure ritardati dalla riforma Fornero, ora stanno andando a regime, sia per quelli dovuti a “quota 100”. Da gennaio, inoltre, non sono più state stanziate le risorse per retribuire i cosiddetti “capi team”, ossia funzionari che nei vari uffici guidano le diverse attività e sono incaricati di compiti strategici sia per l’Agenzia che per imprese e contribuenti, tra cui appunto il via libera ai rimborsi, oltre alla correzione degli atti emessi dagli uffici, o la conservatoria dei registri immobiliari: un ruolo chiave che, venendo meno, ha bloccato tutte le attività di una macchina molto complessa, che oggi si regge sulla buona volontà di chi lavora e, ad esempio, utilizza la propria macchina per andare a fare i controlli e riceve 80 centesimi di indennità oraria. L’Agenzia Entrate di Piacenza, inoltre, ha un direttore a mezzo servizio, essendo titolare anche della Direzione Provinciale di Parma.

Non è da meno l’Agenzia delle Dogane e Monopoli. Anche qui, a Piacenza il direttore è a mezzo servizio, essendo titolare dell’Ufficio della Dogana di Brescia e anche qui, a seguito di modifiche organizzative, un unico capo-area deve gestire e coordinare tutto l’Ufficio. Inoltre, una reale integrazione tra le due componenti dell’agenzia (Dogane e Monopoli) accorpate nel 2012 non è mai avvenuta (in tutta Italia). Aumento di richieste da parte di una logistica in espansione, criticità a seguito della “Brexit”, controlli e verifica merci, dichiarazioni per autotrasportatori, licenze relative agli alcolici sono solo alcune delle attività che crescono costantemente di numero e richiedono sempre maggiori conoscenze specialistiche. Ma l’ultimo concorso per l’assunzione di personale risale al 2008 e a fronte dei pensionamenti che avvengono con gli stessi ritmi già illustrati, l’Agenzia ricorre a personale “in prestito” da altre amministrazioni.

Tutto questo ci consegna Agenzie Fiscali bloccate, in cui le scadenze si accumulano per mancanza di interlocutori o di posizioni di responsabilità che possano firmare e dare il via libera alle istanze dei cittadini, e personale che pur con tutta la buona volontà e moltissime ore straordinarie, non potrà materialmente far fronte alle necessità di imprese e contribuenti, men che meno operare una costante e seria lotta all’evasione fiscale. Ciò che non si capisce è se a livello nazionale ci sia disinteresse o scarsa capacità o volontà di intervento. Manca una riforma fiscale corretta ed etica, a fronte di qualche vecchio spot che invitava a pagare le tasse manca un patto di cittadinanza solido che consegni a ciascuno la responsabilità della propria azione: il fisco è meglio dimenticarlo e se i lavoratori non hanno sufficienti forze e mezzi per affrontare gli obiettivi che comunque vengono enunciati, la colpa è loro!

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