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Circolo Maria Luigia, serata culturale con l’egittologo Gigi Rizzi

Anche quest’anno, per l’ottavo consecutivo (si era partiti nel 2012) il Circolo Culturale Maria Luigia ha deciso di offrire ai suoi iscritti e simpatizzanti, nella consueta elegante cornice della Villa il Follo a Pittolo (Piacenza), un incontro che ha avuto come tema l’Egitto Antico. A parlarne ancora una volta l’egittologo Gigi Rizzi.

L’argomento di quest’anno ha offerto un elemento di ulteriore novità, presentandosi come una serie di immagini non provenienti dall’Egitto, bensì da un paese immediatamente più a sud, il Sudan, meta lo scorso anno di un viaggio del relatore. Ma perché il Sudan e cosa può raccontarci dell’Egitto Antico? In effetti l’area, che corrisponde all’antica Nubia, ha costituito fin dalla notte dei tempi il vero tramite tra il paese dei Faraoni e l’Africa nera; attraverso di essa transitavano le merci pregiate che l’Egitto da sempre ricercava: schiavi, pelli di pantera, animali esotici, legni pregiati come l’ebano, avorio, piume e uova di struzzo, spezie, incenso e, soprattutto, oro, tanto oro, di cui la Nubia era ricchissima. Qui infatti confluivano le piste che portavano all’Africa interna, verso l’Etiopia per condurre poi all’Arabia e all’India.

Gli egiziani chiamavano la Nubia (ta-sety) la “Terra dell’arco”, per l’abilità all’uso di tale arma dimostrata dai guerrieri di quelle tribù, e distinguevano tra Bassa Nubia (Wawat), ricompresa tra Assuan e Wadi Halfa, all’attuale confine tra Egitto e Sudan e Alta Nubia (Kush). Qui, dalla metà del terzo millennio a.C., si era sviluppata una civiltà con la quale i faraoni dovettero confrontarsi per millenni; da terreno di incursioni per razzia essa diventò minaccia principale da cui difendersi con una lunga catena di fortezze costruite tra la prima e la seconda cateratta del Nilo; Furono i sovrani Thutmosidi (XVI^sec. a.C.) ad occuparla, facendole assorbire tutto della cultura e della religione nazionale, al punto che nel VII° sec. a.C., le parti si invertirono e una dinastia nubiana occupò tutto il paese, risolvendo secolari problemi che, sotto le dinastie XXII-XXIV, avevano portato il paese alla crisi ed alla frammentazione politica: era nata la XXV^ dinastia, detta “Etiopica”, durante la quale i cosiddetti “Faraoni neri” governarono il paese per più di 80 anni.

Per tali ragioni, oggigiorno, percorrere le piste del deserto sudanese lungo il “Nilo delle cateratte” significa ritrovare le tracce dell’antica civiltà che si confrontò con l’Egitto faraonico, avendone assorbito costumi e religione; in una parola significa ritrovare “l’Egitto fuori dall’Egitto”. E’ proprio questo l’argomento della serata che ha mirato a illustrare le immagini del viaggio del relatore. Tre fuoristrada hanno percorso il deserto di Bayuda, partendo da Khartoum e risalendo verso nord  fino a raggiungere il sito di Soleb con i resti del favoloso tempio di Amenofi III (1370 a.C.), per poi ammirare il turbinare delle acque del Nilo sulla terza cateratta ed esplorare Kerma, la prima capitale di un regno che prosperò fino alla metà del secondo millennio a.C.

Da qui una lunga pista di deserto ha condotto il gruppo fino a Napata, la capitale dei “Faraoni Neri” della Dinastia “Etiopica”, dove si sono potute ammirare le splendide piramidi nubiane presso il Gebel Barkal, la Montagna pura, una possente collina di arenaria rossa che con il suo pinnacolo ha impressionato, secondo le cronache, persino Thutmosi III che nel 1450 a.C. portò le armate egiziane fin qui e che ancor oggi viene venerata con rispetto anche dalle popolazioni locali. Altre piramidi hanno atteso i partecipanti sulla riva sinistra del Nilo nel sito di Nuri, non lontano dalle possenti rapide del fiume che qui si spezza in diversi rami disturbato dall’enorme sbarramento che oggi invade quella che fu la Quarta cateratta.

Di nuovo una corsa di 380 km nel deserto di Bayuda ha consentito di raggiungere le rovine di Meroe, l’ultima capitale del Regno Nubiano che ha accolto i visitatori con l’affascinante spettacolo delle sue piramidi, avvolte in lunghe lingue di sabbia che la luce del tramonto rendeva quasi ardenti. Da qui, verso sud, si sono raggiunte le località di Naga e Mussawarat es Sufra, dove ammirare uno splendido Tempio di Amon ed altre costruzioni religiose che ancora ricordano le imprese della Regina Amanitore (la “Candace” degli Atti degli Apostoli) che osò sfidare l’imperatore Augusto, chiedendo ed ottenendo di incontrarlo di persona nell’isola greca di Samo, allo scopo di stabilire pacifici rapporti commerciali con Roma.

Nel corso della lunga serata il relatore ha intrattenuto i partecipanti con numerosi riferimenti storico-geografici, non trascurando peraltro l’aspetto naturalistico offerto dalle immagini del grande fiume ed i caratteristici e variopinti aspetti del mondo sudanese, suscitando vivo interesse tra i presenti. Al termine dell’incontro il presidente del Circolo Maria Luigia Antonio Chitussi ha offerto il consueto rinfresco, come sempre assai apprezzato dai partecipanti.

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