La comicità dolce amara di Enrico Bertolino conquista il Politeama foto

Sorridere. Ridere (a volte amaramente). Per riflettere sulla realtà. Erico Bertolino è tornato a calcare il palcoscenico portando, giovedì scorso, in scena, al Teatro Politeama di Piacenza, il suo “Instant theatre” ovvero un teatro dalla formula innovativa in cui si fondono narrazione, attualità, umorismo, storia, costume, cronaca, comicità, politica e satira.

Con lo scopo di analizzare, questa nostra contemporaneità complessa, a 360° con lo sguardo lucido e pungente di un uomo a cui “piace credere che esista ancora la sinistra” e che, probabilmente, come tanti, analizza, ricerca, e, sovente, rimane perplesso dal panorama politico e sociale italiano. Zingaretti, Di Maio, Conte, Meloni, Salvini non potevano che aprire lo spettacolo. In buona compagnia di chi ha creato il proprio “mini partito” ovvero Renzi, Monti, Dini alla faccia di chi “ha fatto tanto per il bipolarismo…”. E poi Alfano, Civati, D’Alema, Toninelli.

“In “Star Treck – ha spiegato accennando a questi ultimi – quando volevano fare sparire l’attore c’era lo Stargate. “Dov’è il capitano Sulu? – chiedevano. La risposta era sempre nello Stargate. Forse anche al governo abbiamo uno Stargate”. Una dimensione di oblio dalla quale solo uno è riuscito a trovar scampo. “L’unico che è uscito dallo Stargate, dopo aver fluttuato un po’, è lui – ha spiegato lasciando il pubblico nella suspance -: Berlusconi”. Ancora: “Pensate quanto deve essere complesso fare il comico in Svezia… tanti si sono impiccati. Qui Silvio ci ha aiutato. Vi ricordate lo scherzo alla Merkel?… Oggi, senza di lui, siamo orfani”.

Ad aiutarli c’è pure il quadro internazionale: “In Europa il problema non è la recessione. Non è l’Iran. Non sono i dazi. Sono Harry e Meghan che rischiano di perdere il sussidio dalla “vecchia” regina Elisabetta”. E poi il problema ambientale tanto presente in questo “periodo gretaceo”. “Già… sarà colpa mia che ho usato il cotton fioc – ha spiegato con pungente ironia e reinterpretando, con testi ad hoc, “Il ragazzo della via Gluck” di Adriano Celentano sul problema della cementificazione, “Sei forte papà” di Gianni Morandi e “Per fare un fiore” di Sergio Endrigo su quelli ambientalisti. Infine, la legittima difesa e uso delle armi a stelle e strisce. “In Usa sono tutti più sicuri – ha detto – sono sicuri che che al cimitero ci arrivano prima”.

Ancora, Bertolino ha analizzato usi e costumi italiani. Puntando il riflettore su aspetti grotteschi. “Devi essere presente su Instagram o Facebook. Pensate che vi è anche un corso di tre anni da influencer. Addirittura ci sono malattie da social network: il calciatore Tino Asprilla è stato operato al tunnel carpale per aver troppo twittato”. “Pensate se Leonardo Da Vinci  (artista di cui è ricorso, nel 2019, il cinquecentenario della nascita ndr) fosse stato su Instagram o Facebook. Era una persona umile, vendeva i suoi progetti. Se ci fossero stati i social network non ci sarebbe stato il Rinascimento”. E forse Leonardo oggi non sarebbe mai neppure eletto a rappresentante del popolo perché “si è convinti che un politico debba colpire la pancia della gente”.

Che fare? Così tra proposte ironiche (“facciamo un partito nuovo qui a Piacenza, il POI-partita opportunista italiano) e prima di salutare il suo pubblico con la sua “Rassegna stampa” (un intramuscolo di satira pura con la rivisitazione delle prima pagine dei maggiori quotidiani italiani) Bertolino non ha lasciato spazio all’amarezza. “Il cambiamento si può fare ma bisogna prenderlo al volo”. “E – ha chiosato – avere il coraggio”. Applausi.

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