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Nel 40° della sua fondazione “La Ricerca” s’interroga con un percorso di confronti, analisi, progetti

“Come continuare a rispondere ai bisogni di chi è in difficoltà? Come mettersi ancor più in ascolto del presente per capirne le problematicità, ma anche le risorse? Come affrontare le nuove sfide sociali restando coerenti con i nostri valori e le nostre radici culturali?”.

L’associazione “La Ricerca”, entrata nel suo quarantesimo anno di vita, s’interroga sulla propria identità per continuare ad essere “generativa” di fronte alle emergenze di questo difficile e complesso presente. E lo fa scegliendo di condividere, anche attraverso il confronto con la città, un percorso formativo fatto di riflessioni, analisi e proposte, con l’intento di aprire strade nuove di collaborazione e dialogo.

“Partiamo dalla nostra storia – sottolinea il presidente dell’associazione, Gianluigi Rubini – per leggere con attenzione i segni dei tempi e promuovere uno sguardo aperto e coraggioso sul futuro. In questo cammino, oltre ai momenti di confronto e studio interni, vogliamo farci aiutare da persone autorevoli che possono accompagnare con profondità la nostra ricerca del far bene il bene”. Si comincerà venerdì 31 gennaio con don Giuseppe Dossetti, il sacerdote che con il fondatore della “Ricerca”, don Giorgio Bosini, ha condiviso la storia dei Ceis fin dall’inizio.

Confronti, analisi, progetti Il percorso formativo – denominato “Obiettivo 5” perché al numero cinque degli obiettivi generali già dall’anno scorso vi era proprio la questione identitaria – si svilupperà in tre fasi: al confronto con personalità di spicco dal punto di vista sociale, culturale, spirituale, seguirà la fase di analisi della realtà centrata sulla lettura attenta dei bisogni, delle emergenze delle persone (adolescenti, giovani, adulti, famiglie…): “Testimoni privilegiati ci forniranno chiavi di lettura della contemporaneità e dei nuovi scenari che si profilano. Bisogna acquisire sempre più consapevolezza dei cambiamenti in atto, guardare oltre il già noto, ampliare lo sguardo e orientarlo in profondità”. Terzo e ultimo passaggio: l’elaborazione di progetti. “Cercheremo di mettere a frutto le idee, i valori, quel che emerge dall’analisi dei bisogni. Cercheremo di essere generativi, cioè di dare corpo alle idee e ai valori che ci costituiscono, esplorando nuove strade e assumendo anche modi diversi di operare”.

L’attualità di “Progetto Uomo” L’incontro di venerdì prossimo con Don Giuseppe Dossetti si terrà nella sede dell’associazione in Stradone Farnese 96 (inizio alle 17). Tuttora alla guida del Centro di solidarietà di Reggio Emilia, don Dossetti è un attento testimone del presente. Il suo intervento ripercorrerà l’evoluzione di “Progetto Uomo”, la filosofia della persona al centro, da cui ha tratto ispirazione e guida l’associazione “La Ricerca”. Si dibatterà sull’attualità di questo metodo di aiuto che il padre dei Ceis, don Mario Picchi importò in Italia nel 1971, mutuando i cardini dall’esperienza riabilitativa della comunità statunitense “Day-top”: inizialmente applicato ai programmi di recupero per tossicodipendenti, negli anni i suoi principi e valori hanno guidato l’evoluzione di tutti i Centri di solidarietà d’Italia, compresa “La Ricerca” di Piacenza.

Dopo don Dossetti, il prof. Triani e Madre Maria Emmanuel Corradini. Il percorso di Obiettivo 5 proseguirà la sera di venerdì 14 febbraio (alle 20,30, sempre in Stradone Farnese 96) con il prof. Pier Paolo Triani. Il docente di Pedagogia Generale alla Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica di Piacenza (e supervisore dei Servizi Educativi della “Ricerca”) aprirà un confronto sull’aspetto educativo dei percorsi di recupero e dei progetti di prevenzione del disagio: “La preoccupazione educativa è sempre al centro dei nostri servizi che si propongono di formare, coltivare progetti di vita, ieri come oggi. Ma di cosa abbiamo bisogno per costruire un’identità, quale orientamento, quali strumenti, quali responsabilità dobbiamo assumerci?”.

Il 13 marzo, alle 20,30, la sede del confronto sarà presso la Chiesa del Monastero di San Raimondo, in Corso Vittorio Emanuele con l’abbadessa del Monastero, madre Maria Emmanuel Corradini. Monaca di clausura, originaria di Reggio Emilia, prima di entrare in clausura come oblata benedettina, madre Maria Emmanuel esercitava la professione medica. In questi anni è riuscita a trasformare il monastero, che era ormai destinato alla chiusura, in un luogo di riflessione continua sull’umano, attraverso le lectio, le meditazioni, i colloqui individuali con i quali offre parole essenziali che aiutano a capire la vita e ad orientarla al bene, con la consapevolezza delle fragilità umane, ma anche con speranza.

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