Omicidio Caorso “Il movente legato a rivalità in ambito commerciale” foto

Omicidio Caorso, il movente sarebbe una rivalità di tipo “commerciale” tra la vittima, Rocco Bramante, e il suo assalitore, Luigi Baletta.

Il sostituto procuratore Antonio Colonna, insieme ai carabinieri, ha fatto il punto in merito ad alcuni aspetti della tragica vicenda, avvenuta nella serata del 13 gennaio nelle vicinanze di un bar di Caorso (Piacenza). Secondo le testimonianze raccolte, Bramante e Baletta avrebbero iniziato a discutere per motivazioni legate a rivalità di tipo lavorativo: entrambi infatti rivendevano materiale ferroso, ha detto Colonna, che ha smentito la voce riguardante un tentativo di investimento del Baletta da parte del Bramante come origine del diverbio.

L’arma utilizzata per sferrare almeno due fendenti – uno ha raggiunto Bramante al polso, l’altro, quello fatale, lo ha colpito all’esterno della coscia sinistra – è un coltello da cucina, che Baletta avrebbe preso all’interno del pubblico esercizio. “Il coltello, con una lama di 18 centimetri, è stato trovato nella campagna della differenziata del vetro, dopo essere stato lavato dal gestore del bar. A riportarlo indietro è stato proprio il Baletta – spiega Colonna – Non emerge nessun elemento che spieghi il gesto con una motivazione razziale o un movente particolare: il movente sono gli alterchi legati a un’attività comune: entrambi raccoglievano e vendevano il ferro, ed erano rivali in questo. Infatti non è stata contestata l’aggravante nelle motivazioni razziali, allo stato attuale viene contestato l’omicidio volontario”.

“Molto importanti – ha evidenziato Colonna – saranno gli accertamenti medico legali che si terranno sabato, perché così potremo sapere quante sono le ferite, la loro profondità. Elementi fondamentali per delineare compiutamente i fatti: Baletta ha riferito, durante l’interrogatorio della notte di lunedì (domani, 16 gennaio, si terrà quello di convalida, ndr), che la sua volontà era quella di ferire Bramante, ma non di ucciderlo. Ha raccontato di essere stato aggredito dalla vittima, ma non di aver agito in legittima difesa: è andato a prendere il coltello per colpire Bramante perché in stato d’ira. Potremo quindi desumere dalle risultanze dell’autopsia se ci fosse volontà di uccidere o meno”.

“Bramante, dopo essere stato ferito, sottovalutando la sua condizione, si è rivolto ai carabinieri (la caserma dista poche centinaia di metri, ndr), dove è stato subito assistito, chiamando i soccorsi. La sua situazione però è diventata subito sempre più grave, per una profonda e gravissima emorragia. I sanitari hanno cercato di soccorrerlo sul posto, poi lo hanno portato subito al Pronto Soccorso, dove è morto – dice Colonna – per shock emorragico e arresto cardio circolatorio tre minuti dopo il suo arrivo”.

“L’arma è stata ritrovata grazie alle indicazioni del gestore del bar, una donna, la cui posizione è al vaglio ma che ha dato piena collaborazione alle indagini, raccontando l’accaduto”. “Voglio elogiare i carabinieri per il comportamento tenuto, sia nell’assistere Bramante, sia nel riuscire a ricostruire l’accaduto, arrestando subito il presunto responsabile” – conclude Colonna.

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