Un corteo per ricordare la tragedia del Pendolino. “Grazie Piacenza del tuo abbraccio” fotogallery

Un corteo per ricordare la tragedia del Pendolino, un dolore che si rinnova a 23 anni dal disastro ferroviario che causò la morte di 8 persone. 

Dopo la celebrazione della santa messa nella chiesa di San Savino, un corteo guidato dai templari e composto dalle autorità cittadine, tra cui il vice sindaco Elena Baio, la consigliera della provincia Paola Galvani, il prefetto Maurizio Falco, il questore Pietro Ostuni e i rappresentanti delle forze di polizia e di soccorso che intervennero quel tragico 12 gennaio del 1997, si è diretto in stazione, dove si è tenuta la cerimonia di commemorazione.

La cerimonia – Sono passati 23 anni da quel tragico giorno, il 12 gennaio 1997 alle 13 e 26, in cui persero la vita 8 persone, e in 36 rimasero ferite, a causa del deragliamento del treno ATR “Botticelli” alla Stazione ferroviaria di Piacenza. A bordo del treno si trovava anche il senatore a vita Francesco Cossiga, ex Presidente della Repubblica Italiana, che uscì illeso in quanto al momento dell’incidente si trovava in una delle due carrozze rimaste intatte.

Anche quest’anno si è tenuta a la cerimonia di suffragio delle vittime, quest’anno con una messa officiata nella chiesa di San Savino, gremita di persone e con la presenza di una rappresentanza dell’Ordine dei Templari. Non hanno fatto mancare la propria vicinanza ai familiari delle vittime della strage del Pendolino le autorità civili e militari piacentine. “Non bisogna mai far venir meno la fiducia nelle istituzioni” – ha ricordato monsignor Luigi Chiesa nel presiedere la funzione liturgica. Dopo la lettura del Vangelo secondo Giovanni – in particolare il passo nel quale si racconta che “Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui” – mons. Chiesa, prima dell’omelia, ha dato lettura della lettera del Vescovo di Piacenza mons. Gianni Ambrosio.

“Cari fratelli e sorelle – recita la missiva del Vescovo di Piacenza – siamo qui per la cerimonia di suffragio delle vittime del disastro ferroviario avvenuto 23 anni fa nel quale hanno perso la vita 8 persone e un consistente numero di altri viaggiatori è rimasto ferito. Porgo, in particolar modo ai familiari delle vittime, nonché a tutte le autorità civili e militari, la mia vicinanza umana e cristiana. Mi unisco alla commemorazione, in special modo alla preghiera eucaristica, per implorare al Signore i doni del conforto dello spirito e la certezza della vita eterna per tutti i morti. Per tutti i presenti invoco la benedizione del Signore e la consolazione di Maria santissima”

“Siamo qui anzitutto per ricordare coloro i quali hanno perso la vita in quella triste circostanza – ha detto mons. Chiesa nella sua omelia – sono passati 23 anni, possiamo aver dimenticato i loro nomi, ma certamente non li hanno scordato i loro familiari. Quando si perde una persona cara, soprattutto così improvvisamente, in un incidente che interrompe il cammino della vita e i legami più profondi, il dolore rimane, e rimane per sempre. Morirono Pasquale Sorbo e Lidio De Santis, i due macchinisti in servizio; Gaetano Morgese e Francesco Ardito, i due agenti della Polizia Ferroviaria; Lorella Santone e Cinzia Assetta, le due hostess a bordo; Agatina Carbonara e Carmela Landi, due viaggiatrici”.

“I momenti di dolore, quando si celebra una ricorrenza, diventano momenti in cui dirci una parola di conforto, di coraggio e di speranza. Abbiamo bisogno di solidarietà, abbiamo bisogno di relazioni umane vere. Viviamo in un mondo in cui è facile vivere insieme, ma nello stesso tempo isolati. Viviamo insieme ma, molto spesso, nell’indifferenza: quasi non ci si conosce nello stesso palazzo. Uscendo sullo stesso pianerottolo, ognuno immerso nei propri problemi. Eppure basterebbe così poco, per dire: come va? come stai? Una parola di condivisione. Quante sofferenze nella vita di ciascuno, nelle nostre case. Ecco, siamo tutti bisognosi. Questo volevo sottolineare. Siamo tutti bisognosi perché tutti siamo fragili, è la nostra condizione umana. L’uomo è capace di grandi cose, di grandi conquiste, e lo vediamo. La nostra è un’epoca che ha fatto dei progressi enormi: nella scienza, nella tecnica. L’uomo è capace di grandi cose, ma basta pochissimo, basta una malattia, basta una disattenzione, basta un errore, quello che noi chiamiamo incidente, per interrompere il cammino della vita”.

“Siamo dunque in balia di un destino cieco? Allora non vale la pena di impegnarsi? No. Non questo, abbiamo bisogno di forza, di coraggio, di condivisione e di solidarietà. Abbiamo bisogno di responsabilità che diventino corresponsabilità gli uni verso gli altri. Responsabili nel modo di vivere la nostra vita, corresponsabili a vivere a contatto gli uni con gli altri, nella comunità, nella società. Quanta fiducia abbiamo bisogno! Aver fiducia anche nelle istituzioni. Abbiamo bisogno oggi di questa parola, di questi sentimenti”. È stato quindi data lettura del messaggio del Ministro dei trasporti e delle infrastrutture Paola De Micheli nel quale veniva sottolineato quanto “è prezioso tener viva la memoria di quanto accaduto”.

Ha poi preso la parola l’avv. Elena Baio, vicesindaco di Piacenza, che ha elogiato il lavoro di quanti si sono adoperati nelle delicate operazioni di soccorso in quella fredda giornata di 23 anni fa, esprimendo la propria vicinanza ai familiari delle vittime. Pietro Ostuni, questore di Piacenza, si è rivolto direttamente ai familiari presenti, ringraziandoli per aver partecipato alla cerimonia a ricordo di quanto successo e che “con la loro forza tengono viva la memoria di coloro che hanno perso la vita. Ciò sprona le istituzioni a lavorare sempre meglio per la sicurezza”.

Ha concluso gli interventi Maurizio Falco, prefetto di Piacenza, il quale si associato con quanto già detto e dicendo che “è mio dovere, quale rappresentate dello Stato, esser qui presente oggi. Ci sono ferite che non è facile ricucire, ma quell’episodio deve continuare ad indurci a condividere il dolore di chi ha perso una persona cara, tenendo viva la memoria di quanto accaduto. Dobbiamo assumerci la responsabilità di migliorare gli standard di sicurezza, specie nell’ambito della mobilità stradale e ferroviaria”.

“La voglia di esser sempre presenti a Piacenza è perché ci aiuta condividere assieme agli altri familiari questo momento – ha detto Lorena De Santis, figlia di uno dei due macchinisti deceduti – Ci sentiamo forti e coccolati dalla popolazione di Piacenza, dalle Autorità, da tutte quelle persone che ci sono sempre vicine nonostante siano trascorsi 23 anni. Sentiamo questo calore che ci arriva e ci fa sentire ben accolti. Piacenza ci abbraccia e di questo siamo molto contenti. La cerimonia a suffragio delle vittime è per noi è un appuntamento fisso nel calendario, per il nostro cuore e per i nostri cari. Inoltre è diventata occasione per ritrovarci e riabbracciarci. Anche oggi abbiamo sentito parole dette non pro forma ma, anche quelle delle Autorità, sono state parole che vengono dal cuore. Ripartiamo da Piacenza più sollevati”.

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