“Si è sempre il “barbaro” di qualcun altro, importante mettere tutto in prospettiva” VIDEO

“Oggi, pur difendendo i propri valori, è importantissimo essere in grado di mettersi in prospettiva e sapere che non siamo in un mondo dove è ovvio chi ha ragione, anzi non è mai ovvio”.

Il barbaro e il moderno è stato il tema del dialogo che ha visto protagonista in Fondazione a Piacenza Alessandro Barbero, nell’appuntamento che ha chiuso la rassegna “Le ragioni del torto”. Un gradito ritorno nella nostra provincia per Barbero, volto noto al grande pubblico, dopo essere stato tra gli ospiti dell’ultima rassegna di teatro antico a Veleia con la direzione artistica di Paola Pedrazzini.

Alessandro Barbero in Fondazione

“Tutti sono sempre il “barbaro” di qualcun altro – ha sottolineato Barbero, Professore ordinario di Storia Medievale all’Università degli Studi del Piemonte Orientale e vincitore nel 1996 del premio Strega -. Mentre il concetto di barbaro nasce in modo molto pesante, con l’idea che “noi siamo il bene tutti gli altri il male”, per lo storico rifletterci insegna a mettere tutto in prospettiva; anche i Romani, ad esempio, erano barbari per i Greci”.

Alessandro Barbero in Fondazione

“Proprio la storia dell’impero romano – ha aggiunto – insegna che non è vero che l’immigrazione non abbia mai problemi, perché va saputa gestire, ma non è neppure vero che sia sempre un problema e un danno: anzi, uno stato e una società forti e consapevoli possono trasformare l’immigrazione in una enorme risorsa”. Ma quanto di barbaro c’è nella modernità? “Anche quello di modernità è un concetto relativo – fa notare Barbero -; noi pensiamo di essere moderni, ma chissà tra mille anni cosa diranno di noi: magari ne parleranno come di “quel Medioevo del 2000…”.

VIDEO – LA CONFERENZA

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