A Piacenza pronti 2400 posti di lavoro, ma quasi la metà rischia di rimanere vacante

Tecnici informatici, estetisti, operai specializzati, conduttori di mezzi di trasporto.

Sono tra i profili professionali più ricercati dalle imprese piacentine, ma il rischio che molti di questi posti restino vacanti è alto. Ad accendere il campanello d’allarme è la recente elaborazione effettuata dall’Ufficio studi della Cgia Mestre (Associazione Artigiani e Piccole Imprese), basata sui risultati di un’indagine Unioncamere-Anpal, che ancora una volta pone l’attenzione su un problema ampiamente dibattuto ma per cui ancora non si riescono a trovare contromisure efficaci: ovvero lo scollamento tra domanda e offerta nel mondo del lavoro.

In sostanza, secondo l’indagine i posti di lavoro ci sono, ma mancano le persone da assumere. E i motivi sarebbero principalmente due, da un lato l’assenza di candidati, dall’altra il fatto che a presentarsi sono persone non abbastanza qualificate. Così delle 2.380 assunzioni previste all’inizio dell’anno a Piacenza, quasi la metà (il 40,5% secondo l’indagine) rischiano di rimanere scoperte: il 19,2 % a causa di mancanza di candidati, mentre il 14,9 % per scarsa preparazione di chi invece fa richiesta di lavoro.

E conferme in questo senso arrivano anche dall’ultima indagine congiunturale presentata da Confindustria Piacenza, relativa al secondo semestre del 2019 (con previsioni sul primo del 2020). Nel rapporto presentato nei giorni scorsi, si evidenziava un calo degli investimenti dell’11,59% nel nostro territorio, legato anche alla difficoltà degli imprenditori di assumere nuove risorse umane. Difficoltà associata sopratutto alla mancanza di rispondenza tra le figure ricercate dalle aziende e quelle disponibili sul mercato del lavoro.

LA SITUAZIONE A LIVELLO NAZIONALE – Tornando al dossier dell’Uffico Studi Cgia, a livello nazionale si segnala come manchino all’appello il 32,8% delle assunzioni previste a gennaio (su poco meno di 500 mila totali). Gli imprenditori intervistati, hanno dichiarato che probabilmente troveranno molte difficoltà a “coprire”questi posti di lavoro (poco più di 151.300): il 15,7% a causa della mancanza di candidati e il 13,8% per la scarsa preparazione. “Il problema – spiega il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo – è che l’offerta di lavoro si sta polarizzando: da un lato gli imprenditori cercano sempre più personale altamente qualificato, dall’altro figure caratterizzate da bassi livelli di competenze e specializzazione. Se per i primi le difficoltà di reperimento sono “strutturali”, a causa anche dello scollamento che in alcune aree del Paese si è creato tra la scuola e il mondo del lavoro – prosegue Zabeo – i secondi invece sono profili che spesso i nostri giovani rifiutano, e solo in parte vengono coperti dagli stranieri”.

A livello provinciale le situazioni più problematiche emergono a Nordest: nella provincia di Gorizia il personale di difficile reperimento incide per il 48,1% sulle assunzioni previste, a Trieste il 45,5%, a Vicenza il 44,6%, a Pordenone il 44,2%, a Reggio Emilia il 42,7%, a Treviso il 42,3% e a Piacenza – come detto – il 40,5%. Tra le figure professionali che scarseggiano di più al Nord vi sono i tecnici informatici, gli addetti alla vendita e gli esperti in marketing, i progettisti, gli ingegneri, i cuochi, i camerieri, gli operai metalmeccanici ed elettromeccanici. Ma anche al Sud la percentuale media di difficile reperimento è comunque notevole, pari al 27,5%, con punte del 35,7% a Chieti, del 34,4% a Teramo, del 32,5% a Siracusa, del 32,2% a Potenza, del 31,7% a Taranto, del 31,6% a L`Aquila e del 30,6% a Cagliari. Al sud, le professioni di più difficile reperimento, sono cuochi, camerieri, altre professioni dei servizi turistici e, in particolar modo, conduttori di mezzi di trasporto, ovvero gli autotrasportatori.

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