Col progetto eXnovo “matura” il frutto del lavoro dei detenuti “Vogliamo triplicare la produzione” foto

Circa 3mila confezioni di fragole vendute. A cui si aggiungono 2mila chili di ortaggi e 120 chili di miele ricavati da tre varietà diverse. E poi vasi, fioriere, accessori per la cucina, portachiavi, oggetti vari di decoro ed uso comune. Tutti realizzati a mano.

Sono questi, in sintesi e numeri alla mano, i frutti del lavoro di sei detenuti della Casa Circondariale di Piacenza coinvolti nel progetto eXnovo. L’iniziativa è promossa dalla cooperativa sociale L’Orto Botanico, che dal 2016 ha attivato una convenzione con il carcere cittadino avviando, nel tempo, quattro diverse attività: coltivazione e produzione di ortaggi, gestione del laboratorio di falegnameria, attività di apicoltura e – a partire dal 2018 nei terreni esterni alle mura di cinta – coltivazione di fragole, che avviene in partnership con l’Università Cattolica del Sacro Cuore (il primo raccolto è stato venduto presso l’Ipercoop di Piacenza).

Occasione per fare il punto della situazione sul progetto e raccogliere spunti di riflessione e suggerimenti, attraverso il confronto con altre realtà operanti nella produzione carceraria, è stata il convegno organizzato nella mattinata del 11 febbbraio presso l’Auditorium Santa Maria della Pace in via Scalabrini, dal titolo “Il carcere che produce”.

Convegno

“Con il logo eXnovo, che significa da capo, si esprime pienamente il senso di un passaggio da un passato fatto di errori a una nuova vita all’insegna della legalità – ha evidenziato Consuelo Sartori, rappresentante della Cooperativa Sociale l’Orto Botanico, nello spiegare l’iniziativa -. Un passaggio che si concretizza attraverso il lavoro: i numeri di questi primi anni di progetto sono enormi per un’attività che avviene all’interno del carcere. Da un solo detenuto impiegato all’inizio, oggi se ne contano sei e, nel corso del 2020, l’obiettivo è arrivare ad undici. Per quanto riguarda la coltivazione di fragole, miriamo a triplicare la nostra capacità produttiva: è stata acquisita una nuova serra, grande il doppio rispetto all’attuale, per arrivare ad una teorica produzione di 12mila chili”.

Il direttore della casa Circondariale di Piacenza, Maria Gabriella Lusi, ha quindi rimarcato i fondamentali aspetti sociali del progetto. “Un carcere che produce stimola tante riflessioni importanti – le sue parole -. Significa innanzitutto un carcere che vive e non sopravvive; che trasforma il tempo dei detenuti in un tempo di produzione e non di ozio. Ma è anche un carcere che agisce in funzione delle norme dello Stato che fanno leva sull’importanza del lavoro. Lavoro – ha sottolineato – che non è solo retribuzione, ma sopratutto occasione personale di crescita, acquisizione di competenze e abitudine a tendere verso l’obiettivo. Ma si tratta di un servizio che va al di là del muro di cinta: il carcere che produce è un carcere che si apre al territorio, si apre al mondo libero per evolversi, se non altro perché riflette la società, nei suoi aspetti di forza e di criticità”.

E poi un appello ai detenuti (uno di loro era presente al convegno, e al termine ha portato la sua testimonianza). “Il lavoro che state svolgendo – ha detto Lusi – è una grande opportunità, per riconoscere voi stessi un una dimensione di vita allineata e conforme alla normalità. Vi invito a non prenderlo come un punto d’arrivo, solo in questo modo potrà essere quell’auspicato ponte tra carcere e vita libera”.

Convegno

L’intervento del direttore del carcere di Piacenza è stato preceduto dalle parole del Provveditore regionale dell’amministrazione penitenziaria dell’Emilia Romagna, Gloria Manzelli. “L’amministrazione penitenziaria non può essere lasciata sola – il suo appello -, il resto deve arrivare dal territorio, dal tessuto sociale. Fondamentale è il principio di responsabilità sociale della pena: il detenuto ha bisogno dell’aiuto di tutti per rientrare con dignità della società, in questo senso il lavoro costituisce l’elemento fondamentale all’interno del penitenziario. Nonostante gli sforzi c’è molto da fare, per questo chi vuole investire all’interno del carcere è benvenuto”.

Convegno

Il convegno è stato aperto dai saluti dell’Amministrazione comunale, rappresentata dagli assessori Paolo Mancioppi e Federica Sgorbati, e ha visto intervenire tutti i rappresentanti delle parti coinvolte nel progetto eXnovo: Tania Giovannini, per Coop Alleanza 3.0; Niccolò Rizzati, per l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Piacenza; Maria Teresa Filippone, Comandante di Reparto della Polizia Penitenziaria Casa Circondariale di Piacenza; Corinna Asta, Responsabile area educativa Casa Circondariale di Piacenza; Antonio Sartori, Volontario della Coop. soc. l’Orto Botanico.

Inoltre è stato possibile anche ascoltare alcune testimonianze di altre realtà sociali che svolgono attività di produzione in istituti di detenzione italiani. Il convegno si è concluso con un rinfresco allestito da Piccoli Mondi – ASP Città di Piacenza.

Convegno
Convegno

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