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Commemorazione del brigadiere Araldi, il colonnello Savo “Memoria antidoto all’insensatezza della violenza” foto

“Il brigadiere Alberto Araldi il 6 febbraio 1945, ancora trentenne, affrontò indomito il plotone di esecuzione che ne spezzò la vita, tutta dedicata al Paese, come carabiniere e come partigiano col nome di battaglia “Paolo”. Il suo nome evoca un destino eroico e tragico di amor patrio che ancora oggi deve suscitare commozione e gratitudine”.

Questo il ricordo del colonnello Stefano Savo, comandante provinciale dei carabinieri di Piacenza, in occasione della cerimonia di commemorazione del “comandante Paolo”, il brigadiere Araldi che 75 anni fa fu ucciso dopo essere stato catturato per l’ultima volta. La vita del brigadiere Araldi intreccia Resistenza e servizio nell’Arma, amore per la libertà e la Patria. Le sue ultime parole, prima di essere ucciso furono, infatti, “Viva l’Italia”.

Ogni anno, l’Arma dei carabinieri di Piacenza ne celebra il ricordo e il coraggio dimostrato in quegli anni. Nella mattinata del 6 febbraio si è tenuta, a Borgonovo, la santa messa in suffragio, cui hanno partecipato il sindaco Pietro Mazzocchi, insieme al primo cittadino di Fiorenzuola, Romeo Gandolfi, il prefetto Maurizio Falco e il questore di Piacenza, Pietro Ostuni, insieme al luogotenente della Guardia di Finanza, Stefano Addabbo.

Cerimonia comandante Paolo

E’ importante mantenere il ricordo di figure come quella del brigadiere Araldi “perché la storia contemporanea poggia sulle spalle delle generazioni precedenti e sullo spirito di sacrificio di tutti gli uomini caduti per onorare il Paese e la nostra istituzione”, ha detto il colonnello Savo. “Il suo sacrificio e la sua vicenda in particolare offrono un prezioso riferimento morale ed un’occasione per riflettere sull’etica della responsabilità, sui valori che distinguono l’umanità migliore, su un’idea di coscienza individuale e collettiva che sta a noi far progredire”.

“Un esempio e un’eredità che impegna soprattutto l’Arma e le Amministrazioni che condividono il compito di proteggere i valori fondamentali della convivenza civile, ma che ognuno può e dovrebbe raccogliere e sviluppare nel quotidiano. Per questo, mentre esprimo profonda riconoscenza per l’uomo, concludo richiamando l’attenzione sulla necessità di dedicare spazio alla memoria, come antidoto all’insensatezza dalla violenza, e sull’importanza di far entrare nel quotidiano un patrimonio di emozioni e di virtù in grado di dare un contributo alla edificazione di una società sempre più civile, di cui continua ad esserci bisogno”.

“Anche se a molti di noi non sarà mai chiesto di sostenere simili prove, il palcoscenico che calpestiamo è teatro di sfide, affinché gli ideali e le istanze di ordine e di giustizia non appaiano scelte solitarie, e necessita di fonti di ispirazione e di coraggio, come quelle testimoniate da nostro fratello Alberto”.

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