Giornata di sciopero per il settore legno, arredo e industria, manifestazione a Milano

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Oggi, 21 febbraio, sarà sciopero generale di 8 ore di tutto il settore legno, arredo e industria.

La protesta riguarderà anche Piacenza. La Fillea Cgil di Piacenza, con il segretario generale Marco Efori, annuncia la partecipazione dei lavoratori piacentini alla manifestazione di Piazza Cadorna a Milano, una delle 4 piazze che vederanno la protesta degli operai del settore, con un pullman in partenza dalla città di Piacenza. Sul territorio piacentino, tra medie e piccole aziende, sono circa 300 i lavoratori che vedono applicato il contratto collettivo nazionale del settore legno, arredo e industria.

“Negli altri settori delle costruzioni sono stati rinnovati i contratti, ultimo quello degli edili artigiani – spiega Marco Efori, segretario Fillea Piacenza – Federlegno invece, buona ultima, non vuole affrontare la discussione sul rinnovo in modo costruttivo e serio. La compagine sindacale ha fatto aperture nel merito delle richieste di Federlegno, ma al momento del “dunque”, le aziende si sono sfilate anche dal semplice confronto dimostrando una pregiudiziale chiusura e la volontà di esasperare il tavolo e arrivare, come sarà, allo sciopero generale del settore del 21 febbraio”.

La decisione di indire lo sciopero è arrivata dopo la rottura delle trattative con Federlegno per il rinnovo del contratto, scaduto il 31 marzo dellos corso anno e che interessa circa 150 mila lavoratori in Italia. A proclamare lo sciopero sono stati Fillea Cgil, FenealUil e Filca Cisl. L’abbandono del tavolo da parte di Federlegno è “un atto gravissimo che dimostra lo scarso valore che attribuisce la controparte alle relazioni industriali”, dichiarano i segretari del settore. “Negli 11 incontri svolti in 8 mesi di trattativa abbiamo sempre dimostrato la nostra disponibilità nel trovare soluzioni condivise alle esigenze delle imprese, senza avere mai avuto risposte positive su nessun titolo della nostra piattaforma”. Federlegno, da parte sua – affermano -, “ha dimostrato dal primo momento la volontà di perseguire un modello di impresa basato non sulla qualità del lavoro, sugli investimenti, sulla professionalità e sul benessere organizzativo, ma sulla riduzione dei costi e su una gestione unilaterale dell’organizzazione del lavoro”.

Per i sindacati, questo vuol dire “proporre l’aumento smisurato della precarietà con percentuali ben oltre i limiti di legge, la stagionalità fuori controllo e rimettere in discussione l’accordo di interpretazione autentica sulla flessibilità degli orari di lavoro denota una mancanza di buon senso inaccettabile”. Inoltre, “mancano ancora le risposte su temi a noi cari come ambiente e sicurezza, formazione, diritti, bilateralità, welfare e aumenti retributivi. Su questi ultimi c’è stata solo la conferma del modello, senza nessuna certezza sulla quantità. È per questi motivi – concludono i segretari nazionali di Feneal, Filca, Fillea – che il 21 febbraio è in programma lo sciopero generale di tutto il settore”.

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