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Il carcere che produce, convegno sul progetto Ex Novo “L’anno scorso venduti 30 quintali di fragole”

“L’anno scorso abbiamo prodotto 30 quintali di fragole, tutte andate a ruba. Per il 2020 la volontà è triplicare questi numeri”.

Lo ha detto Fabrizio Ramacci, presidente della cooperativa sociale L’Orto botanico e responsabile di diverse attività di reinserimento lavorativo presso il Carcere di Piacenza, tra cui l’ultima in ordine di tempo – in partnership con l’Università Cattolica del Sacro Cuore – riguarda la coltivazione di fragole negli spazi esterni della casa circondariale.

“Attualmente – ha continuato Ramacci – nelle attività del progetto eXnovo (così è stato chiamato il marchio dei prodotti del carcere di Piacenza, ndr) – sono regolarmente assunte 6 persone detenute. Una persona nell’attività della coltivazione degli ortaggi, in quella di falegnameria, tre nella coltivazione delle fragole. L’obiettivo per il futuro è allargarsi sempre di più, coinvolgendo un numero maggiore di detenuti e implementando la distribuzione. In tal senso vogliamo aprire un piccolo chiosco fuori dalle mura della casa circondariale”.

Un primo passo in questa direzione verrà fatto con il convegno “Il carcere che produce”, in programma l’11 febbraio, a partire dalle 9, presso l’Auditorium di Santa Maria della Pace a Piacenza (via Scalabrini). L’incontro è stato presentato nella mattinata del 6 febbraio dallo stesso Ramacci, insieme ad altri attori coinvolti nel progetto. “Sarà una mattinata intensa – ha evidenziato l’Assessore alle Politiche Sociali Federica Sgorbati -, in cui verrà illustrato alla città il progetto eXnovo, e ci sarà modo di confrontarsi anche con altre realtà e territori che sviluppano iniziative legate al coinvolgimento delle persone detenute”.

Presentazione convegno

“Il tempo speso nella detenzione deve essere riempito di senso, portare a riflettere su quanto si è fatto ma invitando anche a guardare anche al futuro – le parole di Brunello Buonocore dell’Asp Città di Piacenza, che presenterà uno degli interventi durante il convegno dell’11 febbraio, del quale ha detto: “Partendo da quanto si sta facendo a Piacenza si parlerà di economia carceraria, andando quindi alla scoperta delle tante esperienze che ci sono in Italia in questo campo: tra queste abbiamo scelto quelle della Cooperativa Sociale Calimero di Bergamo; della Cooperativa Sociale Nazareth Cremona di Cremona; di Store Freedhome di Torino e della Cooperativa Sociale Rio Terà dei Pensieri di Venezia”.

“Il convegno – ha aggiunto il direttore della Casa circondariale di Piacenza, Maria Gabriella Lusi – sarà una bella occasione per mostrare la forza e l’efficacia di una rete territoriale che unisce carcere, istituzioni e risorse del territorio. Lavoro significa impegno, a maggior ragione in carcere, dove diventa fondamentale anche per l’acquisizione di competenze, la remunerazione, e per conferire all’esterno l’idea di un luogo che produce: l’obiettivo è quello di restituire alla società persone riabilitate”.

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