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Temporary management: cosa dice il mercato

Di recente, esattamente il 16 gennaio, a Milano si è tenuto il Convegno dall’inequivocabile titolo “Temporary e Fractional Management in PMI e start up” organizzato da AIDP (Associazione Italiana Direzione Personale) e ANDAF (Associazione Nazionale Direttori Amministrativi e Finanziari) con il contributo di AISOM, BFF Banking Group e Temporary Management & Capital Advisors. Più che altro un incontro, un dialogo tra imprenditori e manager, condotto da Sergio Luciano – Direttore Responsabile di “Economy” e “Investire”.

Molti gli interventi che hanno visto la partecipazione di Fractional Manager come Cristina Ceccato dell’ area Finance e Francesco Menegalli dell’area Risorse Umane, o di imprenditori come Silvia Bonomi di Bonomi Spa, Francesca Caricato di Charget e Roberta Pellegrini di Coner Costruzioni, o di consulenti ed esperti come Laura Torretta, Elga Torricelli, Marco Vigini (AIDP), Giancarlo Veltroni (ANDAF), e Maurizio Quarta (Temporary Management & Capital Advisors).

Molti gli argomenti trattati, che confermano quanto il tema stia ottenendo un certo interesse da parte degli imprenditori. Lo conferma altresì l’adesione da parte dei diretti interessati: “grande successo, con rilevante e inaspettato overbooking iniziale di oltre 230 registrati … 150 i presenti … con gente in piedi e seduta sui gradini, segno che l’argomento è decisamente caldo”, mi confida Maurizio Quarta. I temi affrontati nel convegno, ed i relativi casi presentati, fanno riferimento ai risultati ottenuti da un intenso lavoro svolto da due distinti gruppi interregionali creati in AIDP e in ANDAF.

Maurizio Quarta ha parlato della figura del Fractional Manager, argomento già trattato su questo giornale nell’intervista rilasciataci da Quarta il 30 ottobre del 2019. Ha ricordato che il FM, “non è un consulente, ma deve considerarsi una ‘terza via’, una risorsa da affiancare a manager e consulenti, dai quali si distingue per tipologia di problemi da risolvere e modalità di soluzione”.

Le esperienze estere – Dai casi presentati traspare un modello organizzativo che se negli Stati Uniti ha già trovato una sua ben precisa declinazione, ed in Europa sta procedendo a passo spedito, per l’Italia, sebbene qualcosa si stia muovendo, c’è ancora molto da fare. Dal lavoro svolto dal gruppo internazionale SMW Senior Management Worldwide, di cui Maurizio Quarta è uno dei fondatori, emergono dati interessanti.

Negli USA, infatti si riscontrano molti casi di PMI con fatturato sotto i 10 milioni di dollari, che ricorrono a CFO (Chief Financial Officer) part time focalizzati su elementi finanziari chiave, mediamente impiegati per 1-2 giorni a settimana, con possibilità, per aziende molto piccole, di acquisire dei “pacchetti” ad ore (es. 10-12 ore mensili). Addirittura le start-up, al fine di ottimizzare il delicato rapporto tra competenze e risorse finanziarie, ricorrono a più figure di FM per comporre un “advisory board virtuale”. In Germania molte sono le aziende che ricorrono ad un utilizzo combinato di Temporary e Fractional Manager soprattutto in area Risorse Umane. In Europa un’altra area di competenza che ricorre al FM è quella commerciale.

La situazione in Italia – Come si diceva, in Italia, anche se siamo ancora agli inizi di un fenomeno che sta comunque interessando le nostre PMI, sono soprattutto le aree Ricerca & Sviluppo, Operations, Commerciale, Internazionalizzazione, Finanza e Risorse Umane quelle più interessate nel coinvolgimento di TM e FM. Tuttavia si riscontrano resistenze nelle aree Finanza e Risorse Umane, caratterizzate da bassa comprensione del valore ottenibile e alta resistenza all’utilizzo, bassa priorità rispetto ad altre aree e difficoltà di interazione con i professionisti.

Come già anticipato le resistenze in Italia sono ancora forti. Che cosa si pensa di fare allora? “Lavorare sulla creazione di cultura specifica nelle aree Risorse Umane e Finanza – si legge nella relazione del Convegno – agendo sulle leve necessarie a rimuovere gli ostacoli identificati”. Soprattutto, come evidenziato da Elga Corricelli e Laura Torretta è necessario lavorare sia sui manager che sugli imprenditori per creare un substrato culturale comune favorevole.

Alcuni dati statistici – Da un’indagine svolta in 12 Paesi (Italia, Austria, Germania, Belgio, Svizzera, UK, Danimarca, Svezia, Polonia, Ungheria, Francia e Cina) da SMW (Senior Management Worlwide) con il coinvolgimento di 1243 manager, di cui 152 italiani, si evince un quadro chiaro di come si stia muovendo il settore del Temporary Management:

Profilo medio degli intervistati

– età intorno ai 53 anni (74.8% del campione è costituito da over 50 – 78% Italia)

– soprattutto uomini (14% la presenza femminile a livello globale – 8% in Italia e circa il 30% in Gran Bretagna, Cina e Polonia)

– almeno tre anni di esperienza come TM

– impegnati per circa 200 giorni all’anno

– il 66% della popolazione occupato su un progetto al momento della rilevazione

– il 55% in ruoli “chiave”.

Esperienza

– il 59% degli italiani ha un’esperienza come TM inferiore ai 4 anni (contro il 33% del campione totale)

– solo il 22% oltre i dieci anni

Giorni lavorati

– In Italia, la metà dei rispondenti è stata impegnata per meno di 100 giorni nell’anno precedente l’indagine

– Quote molto elevate oltre i 200 giorni in Gran Bretagna (47%), Belgio (70%) e Germania (40%).

Alcuni grafici riguardanti l’Italia

 

Aziende estere con fatturati >200 milioni di euro: Germania, Svizzera e Belgio oltre il 35%; Francia e Gran Bretagna oltre il 27%.

Progetti più lunghi in Italia: <6 mesi meno del 25% contro 29% estero; >9 mesi sono circa il 65% contro il 47% estero.

42% italiani in fascia di compensi più bassa (600-800 euro/giorno); altrove <30%. Oltre il 50% di svizzeri e tedeschi >1.200 euro.

Conclusioni – Risulta evidente che in Italia, proprio per le caratteristiche peculiari del suo sistema economico, caratterizzato dalla presenza di una miriade di imprese di piccole dimensioni, la figura del Temporary Manager, ancor meglio del Fractional Manager, sarebbe indispensabile. Per le PMI, infatti, l’elemento vincente del TM è la possibilità di portare in azienda a costi certi e variabili, e con modalità configurabili secondo le esigenze aziendali, competenze manageriali di alto livello altrimenti difficilmente accessibili – comunque non sostenibili nel lungo termine – che, alla fine del progetto, consentiranno agli addetti interni di acquisire competenze e metodologie gestionali utili per poter migliorare prassi e performance aziendali.

Andrea Lodi (economix@piacenzasera.it)

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