Coronavirus, l’inchiesta di Report: il “paziente uno” un anziano a Piacenza

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Coronavirus: a Piacenza il “paziente uno”. E’ l’ipotesi che emerge dall’inchiesta di Report, a cura di Sigfrido Ranucci, che andrà in onda questa sera su Rai3.

Non Mattia, quindi, il 38enne di Codogno ricoverato a fine febbraio come primo caso accertato di Covid 19 sul territorio nazionale, ma un anziano – che si sarebbe ammalato a gennaio – ricoverato in una clinica privata di Piacenza e poi portato via da personale che indossava tute da biocontenimento. L’anziano, poi deceduto e solo dopo risultato positivo, potrebbe quindi essere il paziente uno in Italia.

A confermarlo – secondo quanto riporta “Repubblica” a proposito del servizio di Report – sarebbe il racconto di un’infermiera della clinica Piacenza, dove adesso sono in malattia ben 150 operatori su 250. Alcuni di loro si sono ammalati poco prima che a Codogno venisse diagnosticato il primo caso ufficiale di coronavirus. Nell’inchiesta di Report si parla anche del chirurgo della clinica, contagiato e poi scoperto positivo una decina di giorni dopo nell’hotel di Tenerife dove era in vacanza con la moglie e altri familiari.

E Report fa anche un’altra scoperta. Una circolare, datata 22 gennaio, del ministero della Salute che dà due indicazioni: cercare nei pazienti sospetti un collegamento con la Cina ma anche una polmonite che non risponde alle cure. Eppure questo secondo punto scompare in una circolare di cinque giorni dopo per ricomparire solo il 9 marzo, quando ormai l’epidemia è scoppiata in tutta Italia.

L’Ausl “Nessun trasporto con dispositivi per biocontenimento fatti dalle Case di Cura Piacenza e Sant’Antonino tra gennaio e febbraio” – In riferimento all’articolo comparso sul quotidiano “Repubblica” in data odierna a firma di Alessandra Ziniti, in cui si anticipano i contenuti della trasmissione “Report”, in onda questa sera, l’Azienda Usl di Piacenza precisa quanto segue.

“Nei mesi di gennaio e febbraio 2020 i mezzi della sistema Emergenza Urgenza 118 di Piacenza non hanno fatto alcun intervento di trasporto indossando Dispositivi di Protezione Individuale per biocontenimento per pazienti in uscita né dalla Case di Cura Piacenza né dalla Casa di Cura San’Antonino. Non trova alcuna corrispondenza nei registri della Centrale operativa 118 Emilia Ovest nemmeno il riferimento a un altro trasporto che, secondo l’articolo, sarebbe avvenuto il 17 febbraio dalla Casa di Cura Sant’Antonio. In quella data non risultano trasporti in urgenza verso l’ospedale di pazienti anziani che sia poi risultati positivi al virus covid-19”.

“Si fa invece presente come, nell’ambito della complessa emergenza affrontata dal nostro sistema sanitario provinciale dal 21 febbraio in poi, le Case di Cura Piacenza e Sant’Antonino si siano prontamente messe a disposizione della comunità. Le due strutture private accreditate gestiscono attualmente 170 posti letto dedicati ai malati covid, su un totale di 750 posti letto provinciali dedicati all’assistenza ai pazienti positivi, regolati secondo un accordo sottoscritto dalla Regione Emilia Romagna con Aiop”.

“La scelta maturata dalla proprietà delle due Case di Cura è stata caratterizzata da un forte senso di responsabilità nei confronti del territorio. La collaborazione e l’apporto del privato sono stati essenziali per affrontare la complessità della situazione. Tra l’altro, nella Casa di Cura Piacenza sono state trasferite le attività di Pronto soccorso ortopedico e di Chirurgia senologica dell’ospedale di Piacenza, che erano state temporaneamente sospese per affrontare l’emergenza”.

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