I bambini e il lutto, come comunicare al proprio figlio il dolore della perdita

Più informazioni su

Tante mamme hanno scritto al centro Tice chiedendo di essere supportate nel comunicare ai propri figli che il nonno o la nonna si è ammalato di Covid19 o, in alcuni casi, è mancato.

Le psicologhe hanno scelto di provare a rispondere, sperando che in questo momento difficile queste riflessioni possano essere utili.

Ecco il loro contributo:

Prima di cominciare vorremmo citare una domanda posta da una docente durante una lezione accademica: “se doveste scegliere se aiutare adulti o bambini dopo un evento traumatico come l’attentato dell’11 settembre, come vi comportereste?”. Noi studenti ci siamo guardati e abbiamo iniziato a rispondere che avremmo organizzato sportelli di ascolto e percorsi di aiuto per i bambini. La professoressa ci ha detto: “Sarà meglio che torniate a studiare: non esiste un essere vivente psicologicamente più forte di un bambino. Quando accadono eventi traumatici, dovendo scegliere, dovete supportare i grandi, la mente dei bambini è perfettamente in grado di accettare il dolore e ricominciare”.

La letteratura scientifica conferma questo assunto: i bambini sono psicologicamente più forti di noi. Per questa ragione vorremmo che le mamme e i papà leggessero i nostri consigli con la consapevolezza dell’enorme capacità di reagire al dolore della mente dei loro figli.

PRIMA DEI 4 ANNI

Dobbiamo dire che il nonno/nonna ha il Covid19?
Prima dei 4 anni è opportuno raccontare al bambino le preoccupazioni, per abituarli a tollerarle a diventare sensibili alle reazioni emotive degli adulti. Ha quindi senso, con comunicazioni brevi e con un tono emotivo serio, condividere con il bambino quello che sta accadendo al nonno/a, e guidarlo nell’esprimere comportamenti empatici (es. “Grazie che mi abbracci, perché la mamma è un po’ preoccupata!”). Naturalmente dobbiamo fare partecipe il bambino anche degli eventuali miglioramenti (es. “Il nonno/a non ha febbre, respira senza ossigeno”, ecc..) proprio per fargli capire che la malattia è parte della vita e che non corrisponde solo a eventi disastrosi.

Una prima considerazione: a che età il bambino capisce il concetto di morte?
Non esiste una data certa, ma prima dei 3/4 anni i bambini, benché esposti al concetto di morte (ne sentano cioè parlare) non sono in grado di comprenderlo appieno. A livello educativo, in linea generale, è assai sensato parlarne ogni qualvolta ne capiti l’occasione. Se ad esempio vediamo un insetto schiacciato, o un animale investito, è opportuno raccontare al bambino l’accaduto per esporlo e aiutarlo nello sviluppo del concetto di morte; contestualmente, osservando la nostra reazione emotiva, il piccolo impara a esprimere il dolore nella topografia o forma tipica della cultura di apparenza.

Quindi come parlare della morte del nonno a bimbi fino ai 4 anni?
Considerando che prima dei quattro anni i bambini non hanno gli strumenti cognitivi per comprendere il concetto di morte, comunicare la perdita del nonno o della nonna in questa fascia di età è, più che altro, una modalità per abituarci a far partecipare il bambino alla vita sociale e, soprattutto, per allenare noi adulti a parlare con i nostri figli di argomenti dolorosi. Gran parte della reazione del bambino dipenderà dalla nostra reazione comportamentale: il bambino tenderà cioè a essere triste se siamo tristi durante la comunicazione per poi, una volta assicuratosi di averci consolato, tornare a giocare tranquillamente. In questa fascia di età potrebbe capitare che la manifestazione di dolore per la perdita di un giocattolo sia più intensa del racconto del nonno morto: questo non significa che il bambino sia superficiale, ma soltanto che non possiede gli strumenti cognitivi per comprendere l’accaduto.

Consigli:
Parlarne al bambino con parole semplici, una comunicazione breve e senza troppi riferimenti temporali (es “Non lo vedremo più”) che, in ogni caso, il bambino non è ancora in grado di comprendere.

A titolo esemplificativo, questo potrebbe essere un esempio di modalità di comunicazione:
“La mamma/il papà ti deve dire una cosa. Ieri è morto il nonno/a, perché purtroppo ha avuto una malattia grave. La mamma/papà sarà un po’ triste in questo periodo, ma con un bimbo/a bravo come te sono certa/o di trovare anche tanti momenti belli”. Nella maggioranza dei casi il bambino cercherà contatto fisico con il genitore per poi riprendere la sua attività.
A questo, soprattutto in alcuni casi intorno ai 4 anni, il bambino potrebbe chiedere: “Ma tu non muori vero?” e il genitore di potrebbe rassicurare il bambino sia a voce che fisicamente.

DAI 4 AI 10 ANNI

Per i bambini di questa fascia d’età è naturalmente più complesso, per i genitori, parlare della morte del nonno o della nonna.

Quando è giusto dire al bambino che il nonno è malato?
Nel caso del Covid19 molti bambini sanno che si tratta di un virus che può avere gravi conseguenze, perché sono costantemente esposti a informazioni. La loro reazione emotiva potrebbe quindi essere lievemente più forte rispetto a un’altra malattia, poiché gioca un ruolo la componente suggestiva esterna.

Nel caso in cui il nonno/a fosse malato, ha senso informare il bambino in modo graduale dei vari passaggi che il nonno/a affronta (“il nonno/a ha la febbre, il nonno/a ha iniziato a fare l’ossigeno, il nonno/a è andato in ospedale; il nonno è in un reparto in cui lo aiutano a respirare”) magari anticipando quello che potrebbe accadere, in modo da fornire un minimo di prevedibilità agli eventi: “Il/la nonno/a oggi ha la febbre, sappiamo già che gli durerà 15 giorni, dovremo avere pazienza e giorno per giorno vedere come va”. Due sono le reazioni tipiche dei bambini: alcuni ascoltano e gestiscono in autonomia le proprie emozioni (non fanno domande, cercano di apparire uguali ai genitori ma restano più pensosi durante la giornata), mentre altri manifestano invece preoccupazione, attraverso modalità in apparenza poco coerenti (agitazione motoria, capricci frequenti).

Ne parliamo o no?
Il consiglio generale è di sollecitare due, tre volte al giorno il bambino, chiedendogli se vuole parlarne, senza però costringerlo a farlo. “Ti vedo un po’ agitato/a, vuoi parlare alla mamma? Sei un po’ preoccupato/a per il nonno/a? È normale essere preoccupati, se vuoi la mamma/papà sono qui ad ascoltarti”; ”Sai, a volte anche io, quando sono agitata/o, divento silenziosa/o o inquieta/o”

Se la situazione del nonno/a in ospedale peggiora?
Nell’eventualità che la situazione peggiori, ad esempio il nonno viene ricoverato in terapia intensiva, ha senso, solo dopo aver gestito la nostra reazione emotiva personale, raccontare al bambino quello che sta accadendo in modo abbastanza tecnico e senza eccedere nel trasporto emotivo. Il principio psicologico che sottende le mie considerazioni è che, nella scongiurata eventualità di un peggioramento, un’accettazione graduale, in senso psicologico, viene assorbita meglio di un fulmine a ciel sereno.

Come dirglielo?
Nel malaugurato caso in cui il nonno morisse, ha senso informare il bambino dopo che abbiamo gestito il nostro dolore personale e ci sentiamo in grado di accogliere il suo. Ogni genitore può scegliere le parole che preferisce, ma in generale i passaggi sono:

Comunicazione breve dell’evento: senza giri di parole il genitore avvisa il bambino della morte del nonno

Accoglienza emotiva: il bambino avrà una reazione che può essere di pianto incontrollato oppure di fuga, e a volte anche di rabbia. In questa fase il genitore dovrebbe contenere sia fisicamente che psicologicamente il bambino, fino a farlo calmare.

Descrizione del proprio stato d’animo: una volta consolato il bambino, il genitore può raccontargli come si sente, anticipandogli che magari potrà essere triste e a volte piangere. Al termine di questi momenti il genitore può eventualmente condividere con il bambino una modalità per rimanere in contatto con il nonno. (Dal nonno in cielo o tra gli alberi o sulle stelle). La fantasia e l’elaborazione di storie sulla morte giova allo sviluppo psicologico del bambino, senza alcun correlato negativo. Se il genitore lo desidera può quindi pensare a modi per ricordare, salutare e parlare con il nonno che, sebbene fantasiosi e bizzarri, aiutino il bimbo a trovare spazi di comunicazione emotiva non troppo intensi.

E io posso piangere?
Termino questa trattazione con una considerazione importante: un genitore non può mai smettere di fare il genitore. Ogni volta che siete con il bambino, esprimete il dolore nel modo in cui vorreste lo esprimesse lui da grande.

Centro Tice

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.