Quantcast

Il dramma silenzioso delle case di riposo. Alla Madonna della Bomba oltre 20 vittime

Alla fredda contabilità dei contagiati e dei morti per coronavirus si aggiunge anche il dramma silenzioso delle case di riposo.

Tocca ai sindacati squarciare il velo steso delle difficoltà in cui si trova ad operare il personale socio sanitario e a dare voce al pesante tributo di vite pagato dalle strutture residenziali per anziani, dove il virus si è diffuso implacabile complice la coabitazione forzata degli ospiti. Nel comunicato diffuso  dai sindacati confederali di categoria, si parla chiaramente di “situazione nera, le assenze per malattia degli operatori sono tante e gli ospiti con covid presunto aumentano a dismisura”.

‘Siamo a conoscenza di diverse situazioni di grande difficoltà, sia nel distretto urbano che in provincia. A Piacenza
quella più critica è quella dell’istituto della Madonna della Bomba, con 25 decessi, di cui 5 solo ieri l’altro’ racconta Gianmaria Pighi di Uil. ‘Una situazione che per noi è frutto di una sottovalutazione iniziale – dice il sindacalista -: una loro ospite ha mostrato i primi sintomi il 26 febbraio, ed è poi deceduta. Al momento circa un terzo del personale è a casa, o perché è malato o perché è in quarantena. E solo a due dipendenti è stato fatto il tampone. La struttura poi avrebbe proceduto a chiudere in ritardo la struttura al pubblico, un provvedimento che è stato assunto solo recentemente”.

Non è questa l’unica realtà, attiva nel settore dei servizi di assistenza agli anziani, a dover far fronte all’emergenza covid 19. Pighi cita anche quella di “Villa Verde di Ancarano, gestita da Coopselios. In strutture gestite da cooperative si cerca di far fronte alla carenza di personale, a casa per malattia o in isolamento, richiamando operatori attivi in altri settori, al momento fermi in base ai decreti del Governo”. Ma si tratta, ovviamente, di competenze diverse, per non parlare dei risvolti psicologici su chi viene chiamato in trincea.

“Non possiamo – dice Pighi – mandarli in battaglia senza le armi giuste”. Una di queste è sicuramente la dotazione di dispositivi individuali di protezione, come le mascherine. “Su queste ci sono tre problemi: la quantità effettivamente a disposizione degli operatori, la qualità, ossia la tipologia, se sia quella più adatta o meno, e il loro corretto utilizzo” continua il sindacalista. La battaglia poi si vince, sicuramente, con i migliori soldati, ma la situazione generale è tale che, dice Pighi, “l’Asp Azalea di Borgonovo avrebbe chiesto di poter assumere operatori anche se non in possesso dei requisiti necessari”.

LA REPLICA DELLA FONDAZIONE MADONNA DELLA BOMBA SCALABRINI ONLUS – “Abbiamo sempre seguito tutte le disposizioni arrivate da Regione e Governo, oltre ad aver applicato il protocollo Ausl nella gestione dei nostri ospiti” replicano il direttore Paolo Cavallo e il presidente della Fondazione, don Andrea Campisi. 

“Per quanto riguarda la chiusura della nostra struttura, abbiamo osservato pedissequamente le indicazioni arrivate dalle ordinanze comunali e regionali che si sono susseguite dall’inizio dell’emergenza – spiega il direttore Cavallo -, che hanno prima limitato gli accessi, fino ad arrivare alla chiusura totale del 29 febbraio. Al momento abbiamo 15 operatori socio sanitari a casa, per riuscire a garantire i servizi abbiamo assunto nuovo personale, parliamo di 10 – 12 Oss”.

Chiarezza viene fatta anche sul numero dei decessi riconducibili incontrovertibilmente al covid 19. “Al momento sono stati eseguiti tamponi, risultati essere positivi, a 4 nostri ospiti, poi deceduti, a cui va aggiunta un’altra persona che già era in ospedale”. Ma i degenti purtroppo scomparsi nelle ultime settimane “sono 21. “Una statistica non usuale” – dice don Campisi.

Come riuscire a gestire una situazione simile? “I nostri operatori sono adeguatamente formati – replica il direttore Cavallo – e operiamo in costante contatto con l’Ausl, che ci rifornisce dei dispositivi di protezione necessari. Siamo in rete con l’azienda sanitaria, grazie a questo possiamo operare in sicurezza sia nei confronti dei nostri ospiti che dei nostri lavoratori”. “Voglio ringraziare il personale sanitario per l’impegno eroico profuso in questi giorni – conclude don Campisi -, una cosa non scontata e che va ricordata”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di PiacenzaSera, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.